“Occorrono occhi nuovi: gli occhi che abbiamo sono troppo antichi. Fuori uso. Sofferenti di cataratte. Appesantiti dalle diottrie. Resi strabici dall’egoismo. Fatti miopi dal tornaconto. Si sono ormai abituati a scorrere indifferenti sui problemi della gente. Sono avvezzi a catturare più che a donare… Ci accorgiamo che la colpa di tante nuove povertà sono questi occhi vecchi che ci portiamo addosso. Di qui, la necessità di implorare occhi nuovi.”

Inizia con una citazione e una esortazione di monsignor Tonino Bello il bilancio di Caritas per il 2016. Un bilancio che non pone al centro cifre e dati ma la persona, come da vocazione Caritas. I numeri  di fine annata servono solo per capire i bisogni delle persone, le sfide per il futuro e una rinnovata visione di carità.pane

Un anno di Caritas è altresì un bilancio ma anche una cartina tornasole che racconta della società civile, dei bisogni, della crisi, delle difficoltà e delle nuove povertà. Racconta dell’impegno di 4300 volontari, in provincia di Brescia, addetti ad una “carità silente” che risponde ai bisogni del territorio, si prodiga per una promozione umana e opere di sostegno per il lavoro, per le famiglie, per i giovani e per la dignità delle persone.

Scorrere le pagine di “un anno di Caritas 2016”, bilancio presentato in questi giorni, è la via per entrare nelle pieghe della carità, per guardare con occhi nuovi alle potenzialità celate nelle persone, ad iniziare dagli ultimi, e rispondere con fatti alle esigenze delle comunità, materiali e spirituali. È intravedere nuove prospettive che vadano a potenziare i tanti progetti che si sono concretizzati e accresciuti di anno in anno.

Un anno con Caritas 2016 dà “conto di ciò che conta” per condividere la rendicontazione sociale delle attività svolte. E sono i numeri a parlarci dell’impegno “silente” sul territorio, ad iniziare dal microcredito, di cui tra le sinergie istituzionali c’è anche Cassa Padana, un progetto che dal 2009 al 2016 è andato a sostenere progetti per 815 beneficiari con finanziamenti erogati di 2.065.333  euro.

C’è poi il sostegno alle famiglie che con la piattaforma “L’Ottavo Giorno” ha distribuito generi alimentari a 5.500 famiglie nell’anno o la mensa Menni che assolve all’esigenza materiale primaria della vita con la distribuzione di più di 1.400 pasti all’anno (di cui il 27% a cittadini bresciani). C’è poi l’accoglienza nel rifugio Caritas, l’emergenza freddo per donne sole e in grave disagio e la Comunità di Vita, sempre per donne in difficoltà. Altro aiuto alle famiglie arriva dal fondo “Briciole Lucenti”, si parla di più di 5.000 nuclei famigliari che non hanno di che pagare le bollette o altre spese elementari.

Tanti altri sono i progetti a sostegno di coloro che hanno bisogni primari dettati dalla crisi, dall’imprevista povertà dovuta alla perdita del posto di lavoro, da esclusione o da malattie. E proprio in questa direzione vanno i tanti progetti di sostegno all’occupazione con inserimenti lavorativi di persone in condizioni di fragilità e a rischio di emarginazione. Si parla di 237 inserimenti lavorativi e 191 con voucher.

Poi ci sono i nuovi progetti che generano posti di lavoro e nuove prospettive per i giovani sul territorio, come raccontato nell’articolo di Popolis “Fatto in Rete, Caritas insieme si può fare tanto”.

Ma la rotta di Caritas tiene sempre la barra al centro per dar valore alla persone, per promuovere una serie di proposte che animano l’attenzione e la partecipazione della collettività, la condivisione dei legami, la promozione pastorale della carità. Perché nessuno si senta escluso da una comunità in cammino.