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In un’immagine, tutta terrena, ispirata all’aldilà, pare che d’Annunzio pensasse alla sua tomba, da realizzare nel cimitero dove era tumulata la propria madre, Luisa De Benedictis (1839 – 1917). Le cose sono, poi, andate diversamente, con tanto di mausoleo entro le mura del Vittoriale.

Qui, il noto poeta ha ricevuto l’accurata premura di una possente architettura, nella dimensione di quel manufatto monumentale che ne simboleggia il lascito personale, secondo una perenne commemorazione, sopravanzante il suo stesso eclissarsi mortale. Tre lustri abbondanti prima della sua dipartita, sembra che Gabriele d’Annunzio si immaginasse in un’ ultima dimora, collegata al vincolo famigliare di un altrove lontano, rispetto alla sede, poi, mantenuta, anche da morto, innanzi al panorama gardesano.

Un particolare che, fra altri aspetti, viene fuori dalle notizie della provincia bresciana, che il quotidiano “La Sentinella” del 21 luglio 1921 rapportava all’allora recente evento pubblico, interessante d’Annunzio, in un programma realizzato nel sottofondo canoro di “Giovinezza”, animato da tanti fanciulli del luogo, convenuti nell’ormai, in quei giorni, già acquisita residenza dannunziana, a Gardone Riviera.

Nell’impostazione retorica di una manifestazione imperniata su una versione patriottica, le più giovani leve del paese lacustre avevano incontrato il noto “poeta soldato”, presentatogli dal loro sindaco, stando, tutti quanti insieme, ospiti dello stesso Gabriele d’Annunzio che “(…) Alludendo all’Italia futura, tutta bella come egli la sogna, e che i piccoli vedranno, dice che un giorno ci sarà qualcuno, forse, fra essi che si porterà laggiù, nella terra di Abruzzi, nel piccolo cimitero sulla collina dei mandorli fioriti dove riposa la sua santa Madre dove anch’egli allora dormirà il sonno eterno, e ivi deporrà una fronda di quel lauro di cui abbonda la italianissima terra del Garda. (…)”.

Una presunta intenzione, ispirata al tempo di un vagheggiato sepolcro, raggiunto in una sorta di originario non ritorno, che ha avuto, in destino, l’epilogo di una diversa soluzione, invece, maturata nel medesimo contesto dove tale visione del riposo eterno nella terra natia era stata gratuitamente annunciata, nel riferirsi al cimitero di santo Silvestro a Pescara che, per un differente disporsi degli avvenimenti, sembra non sia andata oltre l’intenzione stessa con la quale era stata interpretata.

Mausoleo dannunziano

In quella sera d’estate, il ricevimento dannunziano era entrato nel vivo della dinamica popolare, rappresentata dall’incombere plurale di fanciulli, in un centinaio di partecipanti a quell’iniziativa che perseguiva il concretizzarsi di un incontro particolare, quando “Alle 21,30 circa D’Annunzio esce dalla villa accompagnato da Italo, il fido attendente che da otto anni lo segue e lo venera, dal tenente Frassetti, uno dei sette giurati di Ronchi e dal tenente Masperi, il glorioso invalido delle cinque giornate Fiumane. Quando D’Annunzio arriva fra i bimbi, è un coro frenetico di alalà e un agitarsi festante di piccole mani che lo acclamano. Egli sorride commosso a tanta spontanea manifestazione d’amore ed accarezza le piccole creature che lo guardano estasiate. Tutti gli si serrano attorno. Vi sono gli orfani di guerra, ai quali il Comandante rivolge delle domande e delle buone parole. La bambina Ersilia Bontempi, cui morì il padre in combattimento, legge alcune parole e ricordando il padre suo, non può trattenere due lagrimoni che commuovono tutti i presenti. Anche i bimbi Dino Ercoliani, Nino Festi, Andreina Bazzani e Annita Festi, questa ultima piccolissima e tanto graziosa, leggono dei discorsini che il Comandante mostra di gradire immensamente”.

Tale avvenimento, testualmente circostanziato “in un prato adiacente a Villa Cargnacco”, riservava, in una concomitante offerta conviviale, l’opportunità perchè ai medesimi fanciulli fosse reso lo spazio di quella attenzione generale con la quale d’Annunzio si era potuto manifestare in un contatto personale: “Rivolto alla piccola Ersilia Bontempi, dice di sentire che suo padre è questa sera qui presente, insieme a tutti i morti del Carso, del Grappa, del Piave, del Mare ed insieme anche agli ultimi morti, ai morti di Fiume: tutti bellissimi ancor vivono e ci comandano di proseguire la Vittoria. Distribuisce poi a tutti i piccoli la piccola medaglia di Ronchi, mentre le vocine intonano l’inno degli arditi: “Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza….”. E si ritira nella sua villa. Più tardi, i piccoli hanno fatto una calorosa dimostrazione sotto le finestre della villa del Comandante, il quale è sceso ancora fra loro ed ha lanciato alalà alla Italia bella, ai morti di Fiume, ai bambini d’Italia. Festa magnifica, che ha lasciato in tutti una profonda impressione”.

Pare che a valorizzare tale circostanza non sia mancato l’effetto visivo di un appariscente abbellimento compositivo, con una serie di “palloncini alla veneziana”, correlati da intrecci di vessilli tricolori e da fasci di “lauro trionfale”, disposti qua e là, fra postazioni imbandite che strutturavano il luogo d’incontro, situato nei pressi di Villa Cargnacco, dove il sindaco di Gardone Riviera, cav. Alessandro Bazzani, aveva, fra l’altro, riservato a Gabriele d’Annunzio, concittadino da qualche mese, il tono celebrativo che: “(…) Fu davvero grande ventura per noi – egli disse – se il più grande italiano ebbe a scegliere questo luogo per sua residenza. Qui è il faro luminoso verso cui tutti gli italiani muovono e muoveranno il loro sguardo e grande sarà il monito che, da lui, qui partirà per la pura e santa italianità del nostro Paese”. Dopo aver riassunto l’opera magnifica del Comandate, prestata prima, durante e dopo la guerra, il Sindaco si sofferma a rievocare i fasti luminosi della gesta di Ronchi che egli chiama “Garibaldina”, e chiude con queste parole: “Ecco, o bimbi, l’uomo che vi festeggia – Ecco l’uomo della nuova Italia” e gettò un triplice alalà cui fanno argentina eco le cento bocche festanti dei piccoli “arditi di Gardone”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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