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Gattatico, Reggio Emilia. Una mostra didattica a cura di Gianluca Gabrielli e Maria Guerrini all’Istituto Alcide Cervi dal titolo “I problemi del Fascismo, numeri come strumento di propaganda”, in programma presso la sala espositiva del Museo Cervi sino al 5 aprile, tenta di riflettere sul rapporto tra materie di insegnamento e ideologia durante il regime fascista, concentrando l’attenzione proprio sull’aritmetica insegnata nella scuola elementare. Ingresso gratuito.

Tra il 1925 e il 1943 la scuola italiana subì il fenomeno della fascistizzazione, cioè il massiccio ed esplicito processo di strumentalizzazione dell’istituzione scolastica ai fini politici ed ideologici del regime. Le gerarchie fasciste si servirono a questo scopo di vari strumenti, dalla trasformazione dell’assetto istituzionale alla creazione delle strutture giovanili, dal disciplinamento degli insegnanti fino ad una marcata ideologizzazione delle materie di insegnamento nelle scuole elementari e medie.

Se da un lato è facile immaginare l’utilizzo di materie tradizionalmente deputate all’indottrinamento (si pensi per esempio al ruolo della storia, della letteratura, dei dettati, etc), meno scontato è invece il ruolo della matematica, che riserva inaspettate potenzialità divulgative.

Nei 29 pannelli che compongono il percorso espositivo, la matematica scolastica non appare più come una materia ideologicamente neutra: nella scuola fascista, è una disciplina come tutte le altre che nel momento della pratica didattica si carica di una irriducibile dimensione “ideologica”, si fa cioè portatrice di una “particolare” visione del mondo.

Lavorando su fonti dell’epoca, quali sussidiari e quaderni degli studenti, Gianluca Gabrielli e Maria Guerrini, entrambi insegnanti – con il sostegno della Soprintendenza ai Beni Librari e Documentari della Regione Emilia-Romagna e in collegamento con il gruppo di ricerca “Bruno D’Amore” dell’Università di Bologna –, hanno effettuato una ricerca sulla dimensione ideologica della matematica scolastica negli anni del fascismo. Ne è nata così questa mostra valida come sussidio didattico interdisciplinare, che tuttavia non manca di interesse anche per un pubblico più adulto, proprio per il carattere originale del taglio della ricerca.

Il percorso espositivo è organizzato attraverso una lettura secondo quattro direttrici: storica, storica-disciplinare, tematica e “matematica”, illustrando come l’uso ideologico dell’aritmetica non si fermasse solo ad un aspetto “esteriore”, ad esempio con frasi mussoliniane e motti di regime interposte tra le diverse parti della trattazione aritmetica. Ciò che accadde di inedito durante il ventennio fu proprio una manipolazione che entrava nella matrice stessa delle lezioni, degli esercizi e degli esempi, e per la prima volta non in modo accidentale, bensì spesso calcolato e coordinato.

Una mostra particolarmente adatta per la scuola e gli studenti, disponibili, su prenotazione, laboratori didattici per studenti di ogni ordine e grado. Presso il bookshop del Museo Cervi è in vendita il catalogo-quaderno della mostra.

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