Caro Mario Lodi, da giorni leggo una tua risposta ad un quesito che alcuni bambini milanesi ti hanno posto: ”Leggere è bello.Perché non ci piace?”.Ho sperato che l’articolo fosse tolto in fretta, brillasse un attimo ,come una meteora e poi sparisse ,.ma non è stato così. Vorrei commentare la tua risposta, breve ma pungente al punto giusto.

Sono un’insegnante (quasi mi vergogno a dirlo), conosco i tuoi scritti, le tue scelte e le grandi bacchettate metaforiche che hai dato alla Scuola. Condivido le tue idee sulla necessità del gioco e dell’uso dei sensi, dell’esperienza, per esplorare il mondo fisico e affettivo che circonda i bambini, uniti naturalmente alla ricerca e alla conoscenza (scusa se banalmente riassumo in questo modo il tuo lavoro di anni).

Non sono in accordo con te sull’attribuire la causa dell’abbandono della lettura alla SCUOLA. Dire questo significa non riconoscere il grande sforzo che la scuola elementare italiana ha fatto negli ultimi 15 anni per un rinnovamento completo.

 E’ vero che i libri di testo sono frammentari, perché non ti fanno entrare nel libro ma ti propongono un piccolo stimolo e sono “un mondo interiore guardato dalla finestra fugacemente”(queste sono parole tue che ho letto su qualche articolo e che mi hanno colpito) ma sono solo piccoli strumenti di lavoro. Lo sostengo con sicurezza: oggi gli insegnanti leggono più libri in classe, vi è una grande collaborazione con le biblioteche (fornitissime) e difficilmente si richiede la scheda libro, il riassunto, l’analisi grammaticale… si legge e si invita a leggere per il “piacere di leggere”.

E’ comunque vero che non tutti leggono, che nonostante gli stimoli (sono numerosi i nuovi autori che scrivono per i ragazzi) non entrano volentieri in questo magico mondo. Questo avviene da sempre perché, alla faccia di Bettelheim, sono convinta (non voglio che diventi una teoria) che l’amore per la lettura ci sia trasmesso da un gene che può anche non essere presente nel nostro patrimonio.

 Quel che avvertiamo però è la forte demotivazione da parte dei bambini che sembra inversamente proporzionale allo sforzo per coinvolgerli. Credo che il nodo di questa questione stia nelle diversità di valori che la scuola e la società presentano.

Oggi “per essere qualcuno” devi avere soldi, essere perfetto nell’aspetto fisico, produrre con poca fatica ecc. I ragazzi avvertono queste contraddizioni e ne sono disorientati. Un’ultima provocazione (sempre con rispetto), perché su questi ”noiosi libri di testo troviamo, in abbondanza,brani di Rodari, Piumini, Dahl, Nava Gandolfi, Rapaccini, Pitzorno e…..Lodi???
grazie, Giuseppina Morbini

 

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