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durer_copertina_libro“Durer si applicò allo studio delle proporzioni del corpo umano, secondo un rinnovato ideale di astraente bellezza, ormai “rinascimentale” nelle premesse che assimilò la volontà creatrice di Dio a quella dell’artista”: con queste parole si apre una serie di considerazioni a firma di Maurizio Mondini circa l’arte del noto pittore, incisore, matematico e ritrattista tedesco Albrecht Durer (1471 – 1528) con un particolare riferimento all’opera “Adamo ed Eva” che fa parte integrante della mostra “I simulacri della memoria” della quale, l’incisione accennata, ne esplica pure un’emblematica rappresentazione visiva, posta nella retrocopertina del libro, pubblicato nello spessore di quel robusto catalogo che, per le edizioni “La Compagnia della Stampa”, è disponibile in un volume di pregio, per documentare dettagliatamente i manufatti recanti l’effettiva materia dell’iniziativa.

Iniziativa, per la cura di Roberto Consolandi, secondo l’organizzazione del Comune e della società “Orceania” di Orzinuovi, che il trimestre del 2015 intercorrente fra il 29 agosto ed il 29 novembre fa coincidere con la durata temporale di un ricco allestimento dedicato a questo famoso autore tedesco, per quanto un composito suo repertorio risulta ospitato nella Rocca di San Giorgio di Orzinuovi, grazie alla collaborazione della Provincia e del Comune di Brescia e di Fondazione Brescia Musei, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il contributo di alcuni sostenitori, fra i quali, “AB Cogeneration word”, “Gruppo Bossoni”, “Franchini Acciai Spa”, “Allianza”, “Cassa Rurale di Borgo S. Giacomo”, “Compagnia della Stampa” e “Confartigianato”.

Circa duecentocinquanta pagine sviluppano, in bell’ordine, le informazioni utili all’incontro rispettivamente tematico in capo alle cinque sezioni della cospicua proposta espositiva, funzionale ad esemplificare di Albrecht Durer le specificità artistiche che sono argomentate attraverso le principali macro settorialità progressivamente individuate a riguardo dei “Miti, mostri e eroi”, “Tra allegoria, simbolo e concetto”, con un mirato approfondimento inerente “Il volto e il ritratto”, profilandosi poi, in un contiguo altrove, in un’altra ravvisata dislocazione evidenziata per i caratteristici tratti, invece, relativi alle opere riconducibili a “Santi e Cavalieri, imprese e parabole”, a loro volta biforcatisi nella bipartizione distribuita fra “Matrici” e “Naturalia et mirabilia” che è riscontrabile nel circuito espositivo, unitamente alle numerose illustrazioni ed ai testi monografici consultabili nel catalogo, in riferimento a precisi elementi circa la “Passio Domini nostri Jesu”, opportunamente correlata alla parte dominata “Uomo dei dolori” e precedente la “Quinta sezione”, dedicata a “La Vergine Maria con bambina”, mentre la biografia e la bibliografia integrano la pubblicazione con gli estremi di studio densi della ramificata possibilità di un’ulteriore analisi di contesto e d’interpretazione.

Un empito arcano, cupo ed, a tratti arcigno, sembra emergere dalle opere in bulino di Durer nelle quali una moltitudine di aspetti ermetici concorre a stratificare quella robustezza di immagini che si prestano ad una ricorrente compenetrazione di eloquenti allegorie e di indugianti caratterizzazioni diffusamente evocative, pure, dei particolari fedeli alla contemporaneità delle medesime ispirazioni compositive, interpreti, in una volitiva forma artistica, delle tipicità che a tale epoca ed a quella cultura tedesca appiano confacenti.

La pubblicazione documenta accuratamente il notevole lavoro di studio sviluppato in una stretta aderenza a questo peculiare capitolo della storia dell’arte, perchè la mostra abbia ad offrire una chiave di lettura dell’autore, anche in relazione ai possibili confronti fra alcune sue opere con quelle di altri emuli estimatori di un analogo fronte di fertile interpretazione visiva dei soggetti similmente presi in considerazione.

A tale proposito, scrive Marisa Dalai Emiliani, nella trattazione del tema annunciato nel titolo “Echi dureriani in terra bresciana”, posto in capo alla sua dissertazione che trova spazio nella pubblicazione: “La mostra è polarizzata sull’opera del sommo artista tedesco e, d’altro lato, sugli echi di questa, tuttora percepibili nella produzione artistica del territorio bresciano, anzi addirittura orceano, sondati con rinnovata acribia critica da Roberto Consolandi, fino alla singolare proposta espositiva di oggi”.

Mostra, visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 9e30 e 12e30 e dalle 15e30 alle ore 19e30, che si inerpica, ormai, nel lento incedere delle tonalità autunnali dei giorni che il 2015 accompagna nel verso del proprio inesorabile epilogo, facendo, infine, di tale imponente manifestazione espositiva, collimare la conclusione, nella giornata di chiusura, il 29 novembre, come consegna alla memoria collettiva della evoluzione complessiva di un’apprezzata iniziativa della quale, questo libro, ne continuerà ad offrire una esemplificazione fattiva.

Un’esemplificazione percepita nella sua ingente valenza culturale, anche chiaramente significativa della collaborazione istituzionale di alcune autorevoli e qualificate sedi di “conservazione dell’arte e del bello”, che è presentata dal sindaco della cittadina orceana con un suo intervento, introduttivo della pubblicazione stessa, che ne attesta la portata della proposta espressa, nell’affermare, fra l’altro, che “Questa mostra è stata possibile grazie alla competenza e alla caparbietà del prof. Roberto Consolandi che, con la sua genialità e con le sue conoscenze artistiche, è riuscito a sedurre direttori, sovrintendenti, critici e collezionisti che, con grande entusiasmo, hanno messo a disposizione le opere per un progetto che punta veramente all’eccellenza”.

La mostra, nel libro che la fissa nell’edizione compendiata insieme all’effusione di quel vago senso di mistero e di una sorta di implicito e di ruvido pensiero, stempera quel movimento espressivo sospeso nelle parecchie opere esposte, corrispondendo alla rappresentazione significativa dell’arte del Durer, planata nella rocca orceana, rinserrandosi nella storica consistenza della sede ospitante che, del periodo coevo all’artista stesso, reca un’assonante pertinenza.