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Astana-Chioggia, Mar Caspio-laguna veneta, laghi salati, mari chiusi. Il sogno di domani, di un orizzonte perdersi, un continuo navigare leggero, che corre il sale. Non è l’umore denso dei laghi dolci, quell’acqua pare portare lontano, è accattivante, una promessa, leggera.

Eni, Chevron, ExxonMobil, KMG, LukArco lo sanno. Promettono anche loro, mantengono. Comprano, i kazaki svendono.

Kazakistan, è il confine sud della Russia, sterminato, steppa. Astana dal 1997 è la sua capitale. Nursultan Äbişuli Nazarbaev il suo presidente eletto, ripetutamente, con oltre il 95% dei consensi.

Astana è capitale dal 1997. La storia di Astana comincia pressappoco in quel 1997 quando scalza Almaty, città più popolosa del Kazakistan e sua capitale storica, nel ruolo di guida del paese.

Le grandi illusioni e rivoluzioni della storia recente, quella francese, quella fascista, hanno portato con sé un’accurata ridefinizione del tempo, una retorica dell’anno zero, dell’origine e dell’originalità della propria proposta intesa come astorica, giusta, provvidenziale.

Anche il Kazakistan, proclamata la sua sovranità nel 1990, vive grazie alla ricchezza del proprio suolo il suo anno zero. Zero. Quattro per cento. Meno, pur con tendenza positiva in contesto pluriennale il tasso di (de)crescita del PIL italiano nel 2014. Quattro. Tre per cento. Più, pur con tendenza negativa rispetto al 2013, il tasso di crescita del PIL kazako al 2014. Tasso di crescita che dal 1990 ha toccato i 12.2 punti percentuali (2001) assestandosi su una media di sette. Ventisei.

E’ il 1992 quando l’Eni apre i negoziati per il campo di Karachaganak, il più grande giacimento gassoso del paese. E il 1992 è l’anno zero kazako, arrivano le multinazionali, i miliardi, gli investimenti, le espropriazioni, i cantieri, le infrastrutture, il lavoro.

Lavoro, sì. Lavorare nel settore del petrolio, dal 1992, è il sogno del kazako medio. Il petrolio assicura una qualità di vita da standard occidentali, il rigido inverno rimane fuori i palazzi ultramoderni di Astana, è paesaggio ai vetri, passato che un giorno sarà scritto sui pannelli turistici di una città senza memoria.

Dal 1992 il Kazakistan è abitato da un sogno, un sogno che conosciamo. La gioia, l’entusiasmo corrono i volti dei protagonisti d’ora come quelli di allora, quelli del boom economico italiano, e riempiono i loro sorrisi come riempivano i sorrisi e le parole senza grammatica dei contadini al primo impiego nell’industria, di quei timidi uomini di campagna davanti a una telecamera che allora e oggi li racconta.

Qui la continuità da cui muove la riflessione di Andrea Segre, registra di Io sono lì e La prima neve, non un’analisi economica comparata ma il racconto di un sogno comune, di un’emozione, un abbandono.

I sogni del lago salato, finalmente al cinema dal 29 settembre scorso.

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Luca Bozzoli
Luca Bozzoli è nato ad Asola (Mantova) nel 1990. Si interessa di letteratura e cinema.

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