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Appuntamento con l’arte visiva, a Bedizzole, presso la locale associazione di promozione sociale e culturale BAM – Bedizzole Academy of Music, attraverso la mostra pittorica di Romana Romeo Zmitkova, denominata “I suonatori erranti”.

Prima iniziativa espositiva del 2019, per questa artista di origine ceca, ma, di fatto, ennesima proposta di una lunga ed apprezzata serie di sue mostre, attestanti, negli anni, l’evolversi di un personale iter compositivo, tale esposizione è allestita al civico 2B di via Benaco, nella sede del sodalizio ospitante di Bedizzole, fino al 16 febbraio, con orari d’apertura stabiliti dal lunedì al venerdì, dalle ore 14 alle ore 18, come pure, durante il primo sabato del mese, dalle ore 14 alle ore 16, e nelle giornate di domenica, testualmente previsti in concomitanza agli eventi sul posto che le risultano contestuali.

Nel corso della manifestazione inaugurale, insieme all’artista, l’assessore alla cultura di Bedizzole, nella persona della prof.ssa Rosangela Comini, la referente per la “BAM”, rappresentata da Marusca Leali, ed il prof. Giovanni Quaresmini, autore, fra l’altro delle fiabe, edite dalla “Compagnia della Stampa”, rispettivamente dal titolo “Il soave canto di Geltrude”e “La quercia della piazza”, alle quali anche questa pittrice ha collaborato nel suo ruolo, in questo duplice caso, di illustratrice, insieme ad altri artisti, analogamente coinvolti per la valorizzazione dei testi pubblicati, secondo un diverso e composito registro narrante, rispetto a quello lessicale.

La presentazione della mostra “I suonatori erranti”, affidata al prof. Giovanni Quaresmini, ha permesso di condividere, in faccia ai vari dipinti esposti, alcune riflessioni espresse a possibile lettura dell’esperienza creativa di questa affermata artista, residente da anni nel bresciano, focalizzandone, ad esempio, il fatto che la stessa esprima “la sua arte attraverso colori vivi e vivaci. Nelle sue opere da vita a un realismo fantastico – fabulistico che si ricollega ai grandi artisti della corrente del realismo magico del secolo scorso, come Casorati, Fumi, Donghi. I suoi personaggi si muovono in un paesaggio senza tempo di tinte pastello dove la prospettiva è ben definita e spesso guarda oltre un davanzale, verso la vita, ammirando così un piccolo e amabile praticello, un solitario suonatore di liuto, una corale di giovani allievi con un direttore d’orchestra”.

A proposito di Romana Romeo Zmitkova, della quale, appunto, un’esemplificazione del suo estro artistico è fruibile fra le pagine illustrate del libro “Il soave canto di Geltrude”, già in distribuzione con il quotidiano “Giornale di Brescia”, diretto da Nunzia Vallini, lo sviluppo di una argomentata gamma di considerazioni, pure riferite durante la medesima inaugurazione di questa sua mostra scelta in prossimità della Valtenesi, ha altresì contribuito ad evidenziare la caratura di “una pittrice che si addentra nella realtà con un’affabulazione lirico-fantastica. Tra paesaggi sospesi in atmosfere sognanti sembra ricondurre con un sorriso ai remoti ricordi dell’infanzia. Alla porta del suo cuore bussa la nostalgia nella dolcezza di una soavità che si trasforma in cromie delicate. Ed ecco aquiloni, mongolfiere, vastità marine, alberi e cieli e fanciulli nella malinconia che chiama all’abbraccio d’amore. In un tempo, senza tempo, la sua poesia sussurra orizzonti d’emozioni in un candore d’interiore appagamento.

L’artista si addentra nelle sue opere con la freschezza dell’infanzia. Alla porta del suo cuore pare bussare la nostalgia nella dolcezza di una soavità che trasforma i ricordi in sogni. Ed ecco aquiloni, mongolfiere, vastità marine, alberi e cieli e fanciulli che chiamano ad un abbraccio d’amore. Sembrano riecheggiare i concerti di Vivaldi, che hanno fatto da sfondo alla sua immaginazione creativa per questa mostra, che coniuga passione per la pittura e l’amore per la musica classica.

La pittura di Romana Romeo rivela ascendenze naif. Il termine naif in genere viene associato immediatamente all’aggettivo ingenuo perché si esprime in termini non accademici, ma se questo è vero, è vero anche che questo modo espressivo è spontaneo ed è libero della sovrastruttura culturale che spesso impedisce di esprimere la autenticità, la freschezza e la spontaneità del tratto. Inoltre, non bisogna confondere la semplicità con la pochezza, perché semplicità significa entrare direttamente nelle profondità dell’animo. Il naif è l’arte delle origini: nasce sorgiva dal cuore per il cuore, libera la fantasia dai vincoli produttivi. Ed ecco, comparire sognanti musici-fanciulli che suonano il violino in atmosfere lirico-fantastiche. Su dolci colline policrome, presso teneri alberi tondeggianti, si esibiscono in concerti che sembrano espandersi verso il cielo con le foglie che volano in autunno, sulla superficie del mare in estate, tra fiocchi di neve in inverno e in un cielo terso in primavera, mentre mongolfiere si librano lente all’orizzonte”.

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