Pensi ai surfisti e ti viene in mente la California, il sole, i fisici statuari, la musica ad alto volume che una volta veniva dagli stereo e oggi è pompata fuori da altoparlanti collegati a smartphone o Ipod.

Insomma dici surfisti e non pensi certo a degli ambientalisti o attivisti stile Greenpeace.

E invece mai preconcetto fu più sbagliato, tanto che c’è addirittura una fondazione di appassionati del surf e degli sport acquatici, attiva in tutta Europa per la protezione del mare e nella lotta all’inquinamento marino.

Gaelle Haut, che si occupa di fare lobby a livello Ue per la Surfrider Foundation Europe, spiega a Redattore Sociale quali sono gli obiettivi dell’organizzazione.

“Le Surfrider Foundations sono presenti in tutto il mondo, non solo nei vari paesi europei ma anche in Usa (dove sono nate), in Australia, in Giamaica, in Giappone, in America Latina. Noi siamo una costola di questo sistema di fondazioni, quest’anno festeggiamo il nostro venticinquesimo anniversario. In Europa contiamo su circa 110 mila simpatizzanti che ci seguono sui social media e ci aiutano a diffondere i nostri messaggi e oltre 10 mila membri che ci sostengono anche finanziariamente.

Non tutti sono surfisti però, ci sono anche appassionati di kayak e canoa o di immersioni e semplici amanti del mare. Ci occupiamo della qualità delle acque balneabili, dei rifiuti in mare, dell’inquinamento causato dai trasporti marittime e dalle infrastrutture quali piattaforme petrolifere, dell’impatto dei gas di scarico delle navi, della cementificazione delle spiagge e dei litorali e, da ultimo, di un aspetto abbastanza originale che è la valorizzazione del surf come patrimonio dell’umanità. Ci stiamo battendo presso l’Unesco perché riconosca le peculiarità di questo sport che è anche uno stile di vita e ha una precisa identità culturale”.

Ogni fondazione si concentra su tematiche care al contesto in cui opera: ad esempio i surfisti del Giappone si occupano principalmente dell’inquinamento causato dalle scorie nucleari, mentre in Marocco le campagne principali sono sui rifiuti gettati in mare.

“Noi in Europa organizziamo giornate di sensibilizzazione e di pulizia dei mari e delle spiagge, le chiamiamo Ocean Initiatives, (iniziative Oceano n.d.r.) – spiega la Haut – e ne approfittiamo, oltre che per fare un po’ di pulizia, per raccogliere dati scientifici. Per esempio, abbiamo visto come nel 2014, fra il 60 e l’80% dei rifiuti che abbiamo recuperato sono di materiale plastico (bottiglie, sacchetti etc.).

C’è poi anche la piaga delle cicche di sigaretta buttate sulle spiagge e un altro problema è quello dei cotton fioc che la gente getta nei wc e finiscono poi nelle acque del nostro continente. Proprio per evitare questi comportamenti sbagliati, le Ocean Initiatives del 2015 si concentreranno, da marzo in poi, sul cambiamento comportamentale.

Abbiamo degli strumenti educativi online e cartacei, dei video, una lista di buone pratiche per convincere i cittadini a un consumo più consapevole nei supermercati, a scegliere prodotti con meno imballaggi ma anche per far capire a più persone possibile che pure se gettano un sacchetto di plastica in montagna, questo può poi finire nel mare. L’anno scorso abbiamo avuto più di quarantamila partecipanti alle giornate di iniziative oceano”.

E una di queste iniziative, nei Paesi Baschi spagnoli, a San Sebastian, ha visto protagonisti disabili in sedia a rotelle che hanno dato il loro contributo a ripulire la costa.

Gaelle racconta che il suo background non è quello della surfista.

“Ho fatto studi europei e mi sono occupata di ambiente, cercavo un’organizzazione ambientalista per lavorare in quel campo e ho trovato la Surfrider Foundation Europe.

Poi però, lavorando qui, ho fatto anche dei training per imparare a surfare ed è divertente. Oltre alla nostra sede europea a Biarritz – spiega – abbiamo poi quelli che chiamiamo capitoli nazionali o chapter. Sono volontari che aiutano il network in quattordici paesi dell’UE, fra cui anche l’Italia, e sono loro che danno linfa vitale a tutto il movimento surfista ambientalista”. 

Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.