A Brescia, ci sono i cavalieri Templari.
L’individuazione di alcune loro tracce autentiche può essere motivo eloquente per riaffermarne la perdurante manifestazione, fra gli elementi probanti di una locale contestualizzazione, propria della lontana epoca durante la quale questo ordine cavalleresco non aveva ancora subito quella frattura, inferta, tra un prima ed un dopo, attraverso la nota soppressione.

Su “corso Matteotti”, non lontano dall’attuale “piazza Repubblica” e a due passi dalla sontuosa “chiesa dei Santi Nazaro e Celso”, vi è la perpendicolare “contrada della Mansione”.

E’ versione avvalorata, da una convinta letteratura storiografica, che, quanto oggi appare come una soluzione architettonica, camuffata da una soverchiante variazione dell’ossatura prospettica di una chiesa, fosse la sede dei Templari a Brescia.

Distrutta nella seconda metà del Diciottesimo secolo, quindi, riedificata in modo ridotto, secondo un impatto volumetrico presumibilmente irriconoscibile nei confronti della sua stessa mole originale, poi confiscata, venduta e sconsacrata, fino a divenire, nel tempo a seguire, di tutto, fuor che una chiesa frequentata.

Oggi, come si legge da fuori, è un centro benessere, con l’avviso di “suonare grazie”.
Proseguendo, per “corso Matteotti”, l’odierna sala di lettura “Ex Cavallerizza”, adiacente, sul retro, al caratteristico ristorante, non per nulla, evocativamente denominato “I Templari”, ha, pure, rappresentato una interessante fonte di ispirazione, perché, di questi antichi cavalieri, fosse a loro, qui, riconosciuta una pertinente ubicazione.

“Riscoperta sulla volta il simbolo dei Templari”, titolava “Il Giornale di Brescia” del 13 febbraio 1994, dando spazio ad un articolo, sviluppato sull’argomento, da parte di Paola Carmignani.

Di quale volta si parlava? Del vetusto soffitto, con chiave di volta, della cella campanaria che trovasi nel complesso della menzionata “Ex Cavallerizza”.

La peculiarità, rivelatasi, sorprendentemente, in quei giorni coevi alla notizia giornalistica, giungeva a seguito di una serie di lavori effettuati sul posto che, nel levare l’intonaco a calce, avevano permesso, in tale occasione, di riferire che “(…) La cella campanaria, oltre agli affreschi, ha il pregio di un bel soffitto con volta a crociera, che nel concio centrale riporta la “tau” (la lettera T greca), simbolo dei Templari, che, come è noto, a Brescia aveva una “mansione” nei pressi di San Nazaro e che, dopo la soppressione del loro ordine nel 1311, passarono i loro beni all’ordine ospedaliero dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi detti di Malta. L’ex Cavallerizza (che ora indossa la veste neoclassica disegnata dal Donegani), secondo notizie raccolte da chi ha condotto i lavori di recupero degli affreschi, era parte di una chiesa, intitolata a Sant’Antonio, fondata nel 1415 dal precettore fra Egidio Pasturelli. La chiesa a tre navate, di stile gotico lombardo, faceva parte dell’antico monastero-ospedale appartenuto ai Templari. La cella campanaria ha subito le vicissitudini (tante) della chiesa, e, per fortuna, è stata “dimenticata” dal furore neoclassico che ha ridisegnato il volto dell’ex Cavallerizza (il settore Lavori Pubblici ha in corso anche lavori di pulitura e recupero della candida facciata). Il piccolo locale quadrato è stato per anni diviso da una tramezza: metà di proprietà del Comune, metà di privati. Poi, per effetto di una permuta, il Comune ha riguadagnato i pochi metri che gli mancavano. Ed è iniziato l’intervento di conservazione, contrassegnato dal rispetto assoluto anche per i manufatti antichi in cotto e per gli intonaci originali. Gli affreschi erano nascosti da strati di “intonaco sanitario”, quello che veniva sparso per eliminare il contagio durante le grandi pestilenze. (…)”.

In questa zona cittadina, se non ci fosse stata l’eplosione della polveriera, situata nei pressi, durante l’estate del 1769, a causa del rovinoso impattare su di essa di un fulmine, con la conseguente devastante distruzione anche dell’altra chiesa, più sopra accennata, posta sulla contrada della Mansione, gli indizi circa i benemeriti cavalieri Templari del territorio, avrebbero potuto essere maggiori, agli occhi dei contemporanei.

Questo aspetto non ha, comunque, impedito, pur in una sorta di implicita polverizzazione memorialistica sulla presenza effettiva nel bresciano degli esponenti di tale istituzione medioevale, che siano ad essa egualmente riconosciuti alcuni punti fermi, a sommario riferimento di un’impronta storica lasciata in un indiscusso ambito locale, come, fra l’altro, specifica, alla voce Templari, l’Enciclopedia Bresciana, precisandone i connotati: “Templari o Cavalieri del Tempio. Ordine religioso militare dei “Poveri di Cristo del Tempio di Salomone” fondato nel 1084 da Ugo dè Pagani (Hugo de Peyend), riconosciuto da papa Onorio II nel 1181 e soppresso, per pressione del re di Francia, Filippo il Bello, da papa Clemente V. A Brescia, posero una loro casa per pellegrini o sede di tappa di quella che è, ancora oggi, chiamata Mansione e che era chiamata “Mansio Templi” S. Maria al Tempio, la cui attestazione si trova in un atto rogato nel 1222, relativo al patrimonio della vicina chiesa dei SS. Nazaro e Celso”.

Dalla stessa fonte bibliografica, l’esplicitazione di ulteriori notizie, invece, legate all’ormai perduto luogo di culto ed alle importanti pertinenze ad esso correlate, che seguita, in ogni caso, a dare il nome alla via in questione: “Mansione o “mansio templi” – Ospizio per il ricovero di pellegrini e viaggiatori, collocato sulla grande arteria stradale Bordeaux – Milano – Aquileia- Bisanzio – Gerusalemme che passava per Brescia, e che si trovava, fino a metà del secolo XIII fuori dalle mura cittadine, nella zona di San Nazaro. Di esso, probabilmente di origine romana, o almeno longobarda, vi è ricordo fin dal principio del secolo X. La sua storia, come ha scritto mons. Paolo Guerrini, prende tuttavia luce da un documento del 13 gennaio del 1101 secondo il quale due piissimi coniugi, Ugone ed Alda, provenienti dal territorio mantovano, ma da lungo tempo, residenti in Brescia, nell’esercizio dell’arte manuale di fabbro, con testamento o con donazione libera, lasciavano a Osberto, cavaliere del Tempio e custode della Mansione di Santa Maria, 28 biolche di fondo nella contrada denominata la Breda della Ruota (Braide de Rotha) adiacente alla detta chiesa della Mansione ed a quella dei Santi Nazaro e Celso nel suburbio di Brescia. (…)”.

Nel periodo più sfortunato dell’Ordine dei Gesuiti, quale “Compagnia di Gesù” che, oggi, esprime nientepopodimeno che il papa “regnante”, cioè nel corso degli anni durante i quali, nella seconda metà del Settecento, si andava maturando la soppressione di tale consacrata formula di adesione alla Chiesa, arrivava dal cielo una improvvisa saetta a concorrere all’oblio intercorso nella storia dei Templari nel bresciano.

In questa dinamica imprevedibile dell’andare inesorabile del tempo, di tutto un verosimile passato, la traccia più evidente resta, anche rivolta alla pubblica e libera visione dei passanti soggetti a tale esplicita indicazione eloquente, quella emblematica lettera consonante, situata sul muro a modo di rilievo lungo il tratto iniziale di “corso Matteotti”, verso “via Fratelli Cairoli”, che pare, da sola, poter simbolicamente reggere la suggestiva connotazione di una efficace rivelazione templare corrispondente.