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Brescia – Frutto sostanzioso dellaAssociazione per la Storia della Chiesa Bresciana”, nell’ambito dell’ennesima uscita in stampa di “Brixia Sacra”, quale strumento editoriale di una sua qualificata e corrispondente divulgazione, “I vescovi e la Chiesa di Brescia nelle visite ad limina” raccoglie, in poco più di seicentoquindici pagine, quell’accurato lavoro di ricerca monografica che, nel titolo stesso del corposo volume, si trova evocato in una mirata ed allusiva specificazione.

Il sodalizio promotore, presieduto da don Giovanni Donni, al vertice di un consiglio d’amministrazione pure composto dal vicepresidente, prof. Gabriele Archetti, dai consiglieri Angelo Baronio, Mauro Salvatore, Mario Trebeschi e dai revisori dei conti Antonio Angelo Papagno, Giambattista Rolfi e Francesco Zeziola, è stato diffusamente rappresentato, per il tramite della partecipazione dei propri vertici, anche nel debutto che, del libro, ha riguardato, nel capoluogo bresciano, la partecipata manifestazione di presentazione del volume stesso, avvenuta nel salone dell’Episcopio con il concorso del cardinale mons. Giovanni Battista Re, del vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari e della docente universitaria Simona Negruzzo, al tavolo dei relatori.

Se i vescovi, titolari della diocesi bresciana, dalla fine del Cinquecento alla prima metà del Novecento, sono i protagonisti di questo libro, dei quali se ne riferiscono gli intercorsi, susseguitesi con la sede petrina, che sono avvenuti nel contesto delle prescrizioni ecclesiastiche per il governo pastorale della Chiesa, l’autorevole destinatario della pubblicazione in questione è mons. Luciano Monari, successore, a Brescia, di quei presuli che, nell’evoluzione della loro rispettiva parabola esistenziale sono andati avanti, oltre quelle invalse tracce dirette che, nel volume stesso, sono documentate in informazioni interessanti e dai molteplici risvolti importanti.

ProfArchetti_CardinaleReNell’anno di stampa di questo corposo tomo di “Brixia Sacra”, mons. Luciano Monari trova coincidenza della propria perdurante storia vocazionale attraverso la significativa ricorrenza di una aurea stima ministeriale giunta, per l’appunto, con la medesima annata del 2015, ai “cinquant’anni di sacerdozio ed ai venti di episcopato”.

Questa testimonianza personale si lega idealmente a quella più generale della cronologia episcopale bresciana, documentata, in questa approfondita opera culturale, nel rappresentativo riferimento di un mandato istituzionale che, alla suprema sede ecclesiastica vaticana, ha recato il solerte apporto di un progressivo resoconto locale, come è, fra l’altro, spiegato, nel libro stesso, da Simona Negruzzo, attraverso il capitolo introduttivo che risulta funzionale alla lettura della composita successione dei testi dedicati ai singoli vescovi, dal titolo “Ubi Petrus, ibi Ecclesia – La visita ad limina, una prassi secolare di comunione”: “(…) il legame intimo che intercorre fra Pietro e la Chiesa, un vincolo affermato già nei primi secoli e fondato sulle stesse parole di Cristo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt. 16-14, 18). Dove c’è l’uno, si trova anche l’altra, con un chiaro riferimento all’accettazione del primato di Pietro e dei suoi successori, e cioè che la vera Chiesa è quella che riconosce a suo capo il Vescovo di Roma”.

Sua è anche la messa in evidenza della citazione per la quale, papale papale, Giovanni Paolo II, nel 1986, aveva, fra l’altro, espresso una propria considerazione, ancora attuale, a proposito di questa realtà afferente la presentazione di ogni “Chiesa particolare”, in virtù del praticato canale capillare di un’organizzazione gerarchica accentrata, mediante cui, periodicamente, poter riferire al papa in relazione ad alcuni aspetti concernenti una diocesi locale, come nel merito delle tematiche riguardanti la disciplina del clero ed il monitorato progresso spirituale e comunitario dei fedeli indirizzati “in via Domini”: “Esse costituiscono un’occasione privilegiata di comunione pastorale: il dialogo pastorale con ciascuno di voi mi consente di partecipare alle ansie ed alle speranze che si vivono nelle chiese da voi guidate in atteggiamento di ascolto per i suggerimenti dello spirito”.

Tali visite dei vescovi, “in trasferta”, a Roma, prima sancite d’autorità con cadenza triennale, poi, nel tempo, assestatesi su un periodare quinquennale, hanno una tipica tripartizione consolidatasi, come da pragmatica, nel loro più ricorrente insieme generale, cadenzato nel peregrinante omaggio di una mistica venerazione rivolta ai santi apostoli Pietro e Paolo, poi nell’incontro con il papa ed, in seguito, con i referenti curiali dei dicasteri romani.

DonGianniDonniSono tre, i principali elementi di interesse, effettivamente emergenti da questo volume, realizzato per la cura di Ermenegildo Camozzi e di Mario Trebeschi, nella tradizione editoriale di una periodica pubblicazione che, con “Brixia Sacra”, fondata da mons. Paolo Guerrini (1880 – 1960) ed ora diretta da mons. Gabriele Filippini, avviene per le “Edizioni Studium srl”, dove abbonda pure, in questo caso, la trascrizione dell’originale latino, via via, utilizzato per presentare la diocesi bresciana negli anni durante i quali la stessa si era imposta a materia ineludibile per essere complessivamente rilevata, nel corso di quelle prerogative episcopali, mediante le quali, una data incombenza ecclesiastica era affrontata secondo un valutativo criterio critico, per essere quindi evasa: “Primo dato di interesse è la quantità delle relationes. Dalla fine del XVI agli inizi del XX secolo i vescovi di Brescia hanno prodotto 82 relationes (74 realmente composte) per le visite ad limina, per un arco temporale effettivo che va dal 1859 al 1931, secondo schemi tradizionali, ancorchè qualcuna più personalizzata e qualcuna più problematica, qualcuna più sintetica e qualcuna più analitica. Il secondo dato si rifà alla puntualità nella consegna delle relationes, indizio dell’importanza che ad esse i vescovi davano. La scadenza, triennale prima e quinquennale poi, è ordinariamente rispettata, fatta eccezione per i due brevi episcopati di Daniello Marco Delfino (1698 – 1704) e di Fortunato Morosini (1723 – 1727), che mancano l’appuntamento e alcuni periodi di sede vacante. Terzo interessante dato è l’impronta personale delle relazioni”.

Relazioni che riguardano una ventina di vescovi, tra i quali anche Pietro Ottoboni, titolare della diocesi di Brescia dal 1654 al 1664, che sarà poi papa con il nome di Alessandro VIII, dal 1689 al 1691. Di lui, in questo libro, si legge, fra l’altro che “L’Ottoboni è il vescovo della visita pastorale, del sinodo e della difesa della verità contro l’eresia popolare dei Pelagini. Egli tenne due visite ad limina. Le sue relazioni manifestano una profonda stima per la città, “ornatissima” per abbondanza di sostanze, splendore di cittadini e per opere (relazione 1657). Egli esalta il palazzo episcopale, ristrutturato dallo Zorzi, magnificamente ampio, rallegrato da giardini e fontane. Dà informazioni sulla cattedrale, ricostruita dalle fondamenta, ornata di marmi, per la quale si sono spesi più di 250 mila scudi aurei. A causa delle difficoltà, soprattutto della guerra contro i turchi, si era interrotta la costruzione; ma il vescovo, appena giunta a Brescia, aveva esortato a continuarla”.

Come, fra l’altro, spiega Mario Trebeschi, nel suo contributo d’analisi anticipatore dell’articolata sequela delle relazioni trascritte nel volume “per un servizio reso all’Archivio Storico Diocesano di Brescia, per quanto riguarda la sezione dell’Archivio Vescovile, dotandolo di una fonte documentaria che completa le minute delle visite ad limina ivi esistenti”, il numero “1 – 4” del “Gennaio – Dicembre 2015” di “Brixia Sacra”, intitolato “I vescovi e la Chiesa di Brescia nelle visite ad limina”, attinge dalla documentazione conservata nell’Archivio Segreto Vaticano, nelle sezioni, per una quota parte, della “Sacra Congregazione del Concilio” e della “Sacra Congregazione Concistoriale”, allo scopo di “rendere fruibile una nuova fonte della storia della Chiesa bresciana, mai pubblicata prima”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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