La pittura, entro una sua dimensione arcana, è prerogativa del pittore bresciano Alessandro Bulgarini.

Un’ispirazione artistica, sviluppata in una cultura del sapere tutta umana, essendo dedicata al perseguimento della conoscenza più intima e recondita dell’uomo,  secondo quell’apporto pittorico che ne rappresenta la peculiarità evocativa di una creativa forma espressiva, nell’indagine da cui la stessa promana.

Al civico 11 di piazza della Loggia, dall’ultimo di febbraio, fino al compiersi della “luna nera” che il marzo del 2020 fa gravitare nel cielo del suo primaverile novilunio,  la mostra “IconoSophia” di questo artista è allestita fino a domenica 29, presso la galleria dell’Associazione artistica e culturale Emilio Rizzi e GioBatta Ferrari (Aref), (aref-brescia.it) presieduta da Roberto Ferrari, con orari di apertura compresi dalle ore 16.00 alle ore 19.30, durante la frazione settimanale intercorrente dal giovedì alla domenica.   

L’autore stesso presenta questa sua personale iniziativa espositiva, intitolandola nell’accezione iconografica pervasa dal nesso con certi contenuti sapienziali, in linea con il seguito di altre sue analoghe proposte, significative della medesima tematica da lui trattata, ovvero “Ierofania” del 2015, “Codice Sincretico” del 2016 e “Alta Fantasia” del 2017.

Piace molto la pittura di questo autore, con un motivo in più riguardo un possibile apprezzamento da parte di chi ha forte il senso di un autentico richiamo significante rivolto al vaglio concettuale sperimentato in un’ermetica interazione con le fonti di quella conoscenza sottile che è riposta in un distinto altrove, rispetto alla scena ordinaria di una realtà meramente osservata, anche per sdoganarne artisticamente una sua semplice e speculare rappresentazione.

In questo caso, Alessandro Bulgarini procede in redivive armonie alchemiche, nel sapere di un raffinato studio speculativo, in ordine alle tematiche che un tempo remoto piaceva ricondurre pure emblematicamente alle specificità della nobile arte del costruire cattedrali e che, da lunga parte ad oggi,  dispersi i segreti di tale alta conoscenza, codificata a rivelazione del reale, da metodica operativa è poi, di fatto, divenuta metaforico appannaggio di una traslata misura d’analisi, posta ad orientamento di un cammino di perfezionamento ideale.

Nella pittura di Alessandro Bulgarini ci sono tutte le tracce di questa convinta ispirazione verso lo studio di ciò che porta ad accedere ad una diversa ed evoluta dimensione che sovrasta e sottintende la fugace scena rappresentata dall’apparenza cogente del mondo reale, attraversato dalla complessità di un amalgama esistenziale, attorno al perno di una storia collettiva ed, al contempo, rispettivamente personale.

L’occhio onniveggente, adattato in una propria formula esclusiva, dice la sua, come, ancora ad esempio, anche l’evolversi figurativo del “samsara”, concorrono, pure, a tale prospettiva pittorica, ovunque, attraversata da un fascinoso simbolismo misterioso ed allusivo, affidato a tele, tavole o, ancora, a carta fatta a mano: su questi supporti si sommano, nella ricerca pittorica di Alessandro Bulgarini, gli strumenti d’indagine per procedere in un intenso paradigma simbolico, proprio attraverso la possibile riflessione che tali aspetti sottintendono, quale impronta già socio-culturale, ma anche molto di più, per il significato di congiunzione con l’anima universale, capace di effondersi su tutti gli elementi viventi che la compongono in una evoluta condivisione generale.

A tal proposito, spiega, fra l’altro, Silvia Iacobelli, direttrice dell’Aref dove questo pittore torna una seconda volta, nell’arco di pochi anni, per una propria mostra personale: “Si tratta di un’indagine artistica molto efficace, applicata ad un ambito composito, tra filosofia e antropologia, fino ad approfondire l’archetipo dell’uomo, rendendo tali fonti di ispirazione in modo chiaro, e nel dimostrare, fra altri qualificanti aspetti, la capacità di un grande disegnatore, come attitudine sviluppata anche nella padronanza dell’uso del colore e nella accuratezza dei particolari messi pure in debito risalto nella resa di sfondi cromatici ottenuti in una compenetrata armonia con l’immagine stessa che è realizzata spesso nella dicotomia fra estremi tematici opposti”.

La mostra “IconoSophia” accorpa una quota parte delle opere realizzate dall’autore negli ultimi tre anni, nell’ambito di una ricerca artistica sviluppata nel recente decennio di produzione di questo valente artista a cui piace la scommessa del cimentarsi nell’arengo compositivo di “una pittura filosofale” da cui l’intento di illustrare, in questo caso ed, a suo stesso dire, “le filosofie delle varie culture”.

In questa mostra, divulgata anche per mezzo di un pieghevole illustrativo, recante il contributo di presentazione e d’analisi critica di Luca Siniscalco, sono rispettivamente presenti le opere “Psychè” (matite e pigmenti filosofali su carta fatta a mano – 2018), “Homo integralis” (olio su tela preparata – 2017), “Green man” (matite e pigmenti filosofali su carta fatta a mano – 2018), “Sophia” (olio su tela preparata – 2020), “The bird of self-knowledge 6 (uprising)” (olio su tela preparata – 2020), “3rD eye” (Olio su tavola – 2019),  “Androgynus (Contraria sunt complementa)” (olio su tavola – 2019), “Unio Inconciliabilis” (olio su tela preparata), “Samsara (born again)” (olio  su tela preparata – 2019), “Il cielo feconda la terra e genera l’uomo” (olio su tela preparata – 2018), “Lo specchio di Narciso” (carbone gesso su tela preparata – 2019), “L’indagine sugli esseri immaginari” (matite su carta filosofale – 2016/2018), “Uovo cosmico” (olio su tavola – 2020), “Allegoria della prudenza (studio)” (matite e pigmenti filosofali su carta fatta a mano – 2019),  “Androgynus (Omnes concordant in Uno)” (matite e pigmenti filosofali su carta fatto a mano – 2018), “Quattro corpi” (matite e pigmenti filosofali su carta fatto a mano – 2018).