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25 aprile: ricorrenza annuale di una festa nazionale.
E’ celebrata in tutta Italia, anche nelle località, come quella di Travagliato (Brescia), dove tale data sarebbe assimilata al giorno seguente, ossia al 26 aprile: paziente rimando all’effettivo avverarsi della “Liberazione” dai militari tedeschi, concretizzatasi in un’ultima appendice.

Una distinzione toponomasticamente commemorata, per il tramite della locale dedicazione di una via, con la quale, la stessa giornata si trova ad essere considerata. Questa via è nel centro storico, principiando da piazzetta Cavour, dove si erge il solenne monumento dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale, seguitando attraverso il senso unico che termina con la rotonda stradale che interseca via IV Novembre, in prossimità della scuola secondaria di primo grado e della prospiciente zona fieristica e sportiva.

Il “25 aprile” è, invece, commemorato nella piazza principale di questa località che, dalla fine del Secondo Conflitto mondiale, ha mutato nome, da “Re Umberto I”, a “Piazza Martiri della Libertà”. Una lapide marmorea, ora ubicata nel lato della torre civica esposto al sole di mezzogiorno che guarda a via Napoleone, sta a rammentare il sofferto periodo storico sotteso alla sua collocazione.

Da questo manufatto, ufficialmente intitolato ai “Caduti della Resistenza”, tale manifestazione commemorativa muove i suoi passi d’inizio, previsto alle ore 9.30, nel portico del vicino palazzo municipale. Ancora fra i pilastri e le colonne di tale struttura civica, è programmato l’intervento dei referenti istituzionali partecipanti all’evento, dopo la tradizionale deposizione delle corone d’alloro presso i rispettivi monumenti d’arme e di quello dei “Caduti” nel centro abitato, limitatamente al consueto percorso di un corteo tra le vie, valorizzato dalla partecipazione del “Corpo Bandistico Santa Cecilia” di Travagliato.

A seguire, la celebrazione della messa, nella chiesa parrocchiale, alle ore 11.00: epilogo liturgico con cui la giornata, nota come il 25 aprile, completa il compiersi istituzionale della propria manifestazione, derogando al sacro la riflessione di quella coscienza collettiva che si amalgama, dinnanzi all’altare, nella trasversalità di una comune intenzione commemorativa.

Su un piano, invece, svincolato da qualsiasi localizzazione connotativa, un’analoga partecipazione commemorativa rispetto ai contenuti ideali della giornata, pare emerga anche da un’ulteriore riflessione che scaturisce, fra l’altro, tra le pagine del volume di Mariano Giurlanda, intitolato “Vade mecum del dovere”, secondo ciò che, al medesimo tema, compete, nella storica sovrapposizione che lo contiene: “(…) La fatidica e suggestiva ricorrenza del 25 Aprile segna la fine della “Seconda Guerra Mondiale” e chiude un doloroso periodo della Storia del nostro Paese, dando inizio al ripristino della tradizione democratica del Risorgimento. (…)”.

Nelle cifre del tempo seguito dopo l’edizione del 1959 di tale pubblicazione, il concetto, proprio di un possibile accostamento del “25 aprile” con l’epopea risorgimentale, pare essersi via via perso, insieme a quell’intuizione retorica che poteva, contestualmente, conformarsi ad includere la più recente circostanza, significativa, cioè, se ci fosse bisogno il rimarcarlo, della festa della Liberazione considerata in una sua stretta comunanza.

Una chiave di lettura che, in un certo qual modo, mette in sintonia il determinante peso storico del Risorgimento, con il simile effetto impattante scaturito dal termine della Seconda Guerra Mondiale, negli effetti profilatisi a definitivo prevalere di una ritrovata unità nazionale, mediante il superamento della estenuante lacerazione di schieramenti avversi.

Mentre altrove, in geografie citate dai libri di storia, si eclissavano i maggiori protagonisti soccombenti di tale ultimo conflitto mondiale, per quanto riguarda, invece, il Risorgimento, Travagliato, al pari di alcune altre località, aveva condiviso, al suo stesso interno, la scena occupata dai rispettivi vertici posti alla regia dei più importanti avvenimenti.

Seconda Guerra di Indipendenza: anno 1859. Re Vittorio Emanuele II di Savoia, alleato con Napoleone III, imperatore dei francesi, contro il giovane Francesco Giuseppe, imperatore austroungarico sotto il cui dominio stava anche il bresciano.

I due sovrani alleati si trovano a convegno a Travagliato, il 17 giugno, pochi giorni prima della battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859. Napoleone III ci rimane fino all’indomani, dopo essere stato sul posto, dalla mattinata della giornata prima, ospite di un palazzo del luogo, con, naturalmente, il suo seguito ed una parte dell’esercito, sistemata soprattutto nella piazza principale.

Questo documentato dato di fatto sembra ricondursi ad un circoscritto frammento di storia nazionale che si riverbera nelle memorie storiche di una realtà locale, analogamente al “25 aprile”, inteso, secondo la menzionata interpretazione sopra riportata, in una continuità risorgimentale.

Dei particolari accennati, scrive, fra l’altro, Santina Corniani nella “Storia di Travagliato”: “(…) Il consiglio di guerra fu tenuto nel salone del piano terreno del palazzo Cadeo. La necessità di tenerlo a Travagliato era maturata attraverso i messaggi intercorsi fra i due sovrani dal 15 al 16 giugno. Il re aveva rallentato l’avanzata delle divisioni piemontesi per raccorciare le distanze da quelle francesi in movimento tra l’Adda e l’Oglio e qui si stabilirono accordi per lo schieramento lungo il Chiese e per l’ingresso in città. All’imbrunire, il colloquio era finito e il re lasciò il paese salutato dalle acclamazioni della gente. L’imperatore lo accompagnò lungo la strada per Torbole per un lungo tratto. Insieme avrebbero dovuto entrare il giorno dopo in Brescia. Il re, ritornando in città, ospite dei conti Valotti, la trovò splendidamente illuminata; l’attraversò passando tra una folla compatta, che premeva intorno alla sua vettura in delirante entusiasmo. Napoleone III rimase in paese e pernottò a palazzo Cadeo, nell’alcova che gli antichi proprietari, i Conti Martinengo Cesaresco, avevano fatto affrescare dal pittore Scalvini. Egli lasciò Travagliato il mattino del 18 giugno ed entrò in Brescia alle ore 11, cavalcando accanto al re, che era venuto ad incontrarlo al Mella. (…)”

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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