Brescia – La terra ha incontrato un altro mondo in quel lontano venerdì 16 febbraio 1883, quando al suolo di uno fra i suoi innumerevoli campi coltivati sparsi sulla sua vasta superficie si è abbattuto, in un inesorabile e formidabile tonfo cupo ed assordante, un meteorite, proveniente da chissà dove e portatore di una solida materia definibile, nel vero senso della parola, extraterrestre.

Il fatto è accaduto ad Alfianello (Brescia) su un appezzamento di campagna coltivata a trifoglio, fortunatamente al momento dell’impatto sgombro da persone che altrimenti avrebbero condiviso con l’ammasso meteorico l’ultima sua corsa entro la corteccia terrestre in quella profonda penetrazione affossata tutto intorno a sé dalla pesantezza e dalla velocità interpretate dal portentoso fenomeno a singolare carattere precipitatorio.

A documentarne l’avvenimento sono i giornali contemporanei al fatto che nell’edizione di domenica 18 febbraio 1883 riferiscono, in una breve notizia condivisa, sia ai lettori de “La sentinella bresciana” che de “La provincia di Brescia – Giornale quotidiano di politica e di economia” l’eccezionalità di quanto davvero avesse nella realtà superato ogni fantasia.

La dimensione dell’ignoto pare si fosse cristallizzata in quella massa compatta che aveva saputo materializzare l’intero inconscio del mito racchiuso nell’infinito insondabile steso a mantello avvolgente al di sopra della volta celeste che aveva sempre suscitato nell’uomo quel complesso di inferiorità tanto da indurlo o a venerarlo come una suprema mitizzata divinità in realtà esorcizzata ed imbrigliata dalle pratiche della devozione o ad ignorarlo a favore delle cose di quaggiù, più a portata di mano, e forse meglio spiegabili e decifrabili attraverso la manìa razionale di osservarle e di misurarle dominandole.

Al di fuori di ogni previsione e di ogni calcolo logico la vasta natura, vibrante e vitale al di fuori del tempo ed al di fuori dello spazio, si prendeva in quel primo pomeriggio di venerdì, attorno alle due e tre quarti tre, una forte e notoria affermazione delle proprie espressioni in grado di porre alla ribalta dimensioni imprevedibili ed appartenenti a realtà originatesi da diversa percezione sensoriale.

Come forse si farebbe anche oggi, in quello scorcio di anni, indirizzati alla fine del diciannovesimo secolo, c’è stato chi ha naturalmente cercato di spiegare l’accaduto contestualizzandolo con raffronti alla “pietra nera di Kaaba adorata alla Mecca“, alla “Aneyle consacrata da Numa e venerata dagli antichi romani“, alla “pietra Elagabala di Emisa ed altre cui diedesi un culto, nei passati tempi ad Efeso, a Pessinunte, a Tebe, nella Chine“, ricordando anche “il libro dei libri” che, nell’esplorare nelle sacre scritture l’intero possibile scibile umano, aveva pure consentito nelle sue pagine bibliche di evocare, per l’occasione, l’esperienza riconducibile a coloro che “israeliti, condotti da Giosuè e combattenti contro gli Amorrhei, ritennero mandata da Dio una tempesta di aeroliti che fece volgere a loro favore le sorti della battaglia“.

Altri invece hanno preferito affrontare gli estremi della specificità caduta dal cielo imbastendo interpretazioni calate nel ritratto a mosaico in analogia ad altre leggendarie stranezze con le quali assimilare l’argomento in buona compagnia “al miraggio, all’aurora boreale, alle stelle comete, alle piogge di sangue, di rospi, di pesci e di sanguisughe” come si legge sull’edizione de “La Provincia di Brescia” di martedì 20 febbraio 1883 che, Pietro Plevani, relatore ad un pubblico incontro di Pontevico dedicato all’avvenimento, pare abbia illustrato il giorno prima, a margine della cronaca ancora fresca, a meteorite caduto ancora tiepido, per affrontare il tema delle cadenti pietre meteoriche.

Pietre che nel caso di quella precipitata ad Alfianello, l’attenzione giornalistica di quell’annata legata alla nascita di personaggi come Coco Chanel, Kahlil Gibran, Franz Kafka, Benito Mussolini ed alla morte di Karl Marx e di Richard Wagner, definiva “bolide” nelle edizioni dei quotidiani bresciani per spiegarne la fattispecie anche nel contesto dell’articolo accennato, dedicato appunto alla conferenza avvenuta, per offrire un’occasione di possibile approfondimento scientifico del fenomeno occorso in terra bresciana: “Quando quel filo di luce, che nomasi stella cadente, dopo aver traversato con incredibile velocità una vasta zona di cielo, acquista grandi dimensioni e spesso finisce con una violenta esplosione, quel corpo allora chiamasi bolide. Finalmente quando questi bolidi si spezzano lanciando all’intorno frammenti minerali denominansi meteoriti, aeroliti, pietre meteoriche“.

Altri pare che abbiano preferito porre il tema della dibattuta sostanza su un altro piano, così come il prof. Luigi Bombicci di Bologna aveva scritto in un suo autorevole intervento dal titolo “Le pietre cadenti dal cielo” nell’edizione di domenica quattro marzo 1883 de “La Provincia di Brescia”: “Un prete predicò ai popolani di Alfianello che si ravvedessero perché il fenomeno ivi succeduto minaccia un castigo per i loro peccati. Ma tutti coloro, che non avendone risentito danno di sorta, indovinarono e presto verificarono che vendendo i rottami di quel sasso potevano ricavare oro e biglietti di banca, la pensano senza dubbio molto diversamente“.

Il citato autore bolognese è probabilmente lo stesso di cui si scrive nell’articolo de “La Sentinella Bresciana” di martedì 27 marzo 1883 utile, fra l’altro, per capire ancora oggi la decisa allusione da lui fatta al mercato sorto intorno alla massa cosmica precipitata che aveva consentito un insperato valore al trifoglio incontrato sulla pianeggiante linea della caduta: “Qui a Verola e nei paesi limitrofi, in ispecie ad Alfianello, regna addirittura dell’agitazione. Il Direttore del Museo Nazionale di Bologna fu qui oggi e fece acquisto di molti frammenti del Bolide, ed a prezzi favolosi: un pezzo che pesava un chilogrammo e sette ettogrammi lo ha pagato settecento franchi; un altro del peso di tre o quattro ettogrammi quaranta; un mezzo chilogrammo di piccoli pezzettini, centoquaranta lire ed in oro anche! Ha mandato poi un incaricato ad Alfianello a fare acquisto di non so che quantità a qualunque prezzo“.

Alcuni giorni dopo anche il giornale stesso sembra si fosse adeguato a questa insperata fonte di commercio prestandosi come potenziale venditore ad un ipotetico lettore acquirente un frammento del minerale proveniente dal cosmo. Su una delle pagine de “La Sentinella bresciana” di martedì 6 marzo 1883, appare un esplicito annuncio, dal formato in tutto simile a quelli di carattere economico che solitamente propagandavano ditte professioniste, specialisti medici, prodotti alimentari o per l’igiene personale, dall’ancor più chiaro e sintetico contenuto: “Trovasi disponibile un pezzo del bolide caduto ad Alfianello, del peso di mezzo chilogrammo circa. Chi ne desiderasse fare acquisto si rivolga all’agenzia di Pubblicità del Giornale Sentinella Bresciana per gli schiarimenti“.

Gli, usando la stessa parola dell’epoca, “schiarimenti” intuibili a sfondo dell’iniziativa promossa in vendita, si spiegano quanto meno nel fatto che anche un pezzo di cielo, incrostato da chissà quanti sogni involati dalla fantasia umana fin sopra al più alto emisfero celeste, non sia uscito indenne dall’opera umana che prima ne fa a pezzetti l’intera massa meteorica poi, intaccandone ogni suggestione sia simbolica che ideale, ne soppesa in oro la materia di ben altra natura che era venuta ad arrecare tanto allo studio della scienza quanto al volgere nuvoloso di uno fra i soliti giorni di fine inverno, sorpreso nella statica quotidianità agreste di quel tempo, la traccia misteriosa e concreta di un percorso derivato, attraverso orbite segrete, da oltre il lontano altrove.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.