Da qui era passato anche Goethe. Già allora, da tempo immemore, per calare in Italia come pure per salire in Austria, il Brennero era la via privilegiata. Del famoso poeta e scrittore tedesco, Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832) questa località altoatesina ne serba una traccia commemorativa.

Tale testimonianza è collocata vicino alla vetrina che, attualmente, reca l’insegna “Pizza & Kabab Brennero”, quale abbinamento esotico che appare anche come segno evocativo del mutare dei tempi, nel loro incalzante assortimento.

L’ambiente in questione fa parte di un grosso stabile dove Goethe ha trascorso una notte nella tarda estate del 1786, lasciandovi l’impronta di un’emozione da lui percepita sull’onda di quell’ispirazione della quale, sul posto, tale epigrafe memorialistica, realizzata in epoca fascista, ne reca una circostanziata citazione.

Basta leggerla, per entrare nel merito del personaggio che, a proposito di questa zona di frontiera, ne aveva vagamente sintetizzato i termini utili per presagirla a cerniera di una riuscita interazione, ridimensionandone il ruolo di passaggio nella compenetrazione di una vicendevole terra straniera.

Al Brennero, in prossimità del civico 24 di via San Valentino, sull’immobile che una moderna targhetta attesta essere il “Condominio Tre Venezie”, si può leggere: “Giovanni Wolfango Goethe l’8 settembre 1786/ volgendo i passi all’alma Roma/ ove lo chiamava raggiante sui secoli/ il fascino di una millenaria civiltà/ qui sostò/ e sull’Alpe che serra l’Amagna/ ubbidendo alla voce imperiosa della natura/ dettò parole/ che il fato raccolse il 4 novembre 1918/ e segnò irrevocabili nel destino dell’Italia”.

Le parole di Goethe sono riportate in seguito a questo preambolo di roboante ammirazione, dando modo di contestualizzarne il riconoscimento espressovi, nello specifico riscontro di una sua stessa esternazione: “Ed ora aspetto che il mattino rischiari/ questa gola alpestre, nella quale son/ serrato, qui sul confine tra il settentrione ed il mezzogiorno”.

Il manufatto, recante la fonte di tale citazione, individuandola con il termine di “Reisebilder”, ossia “impressioni di viaggio”, profila anche la concomitante traduzione tedesca dello stesso versificare: “… Und nun erwarte ich dass des morghen/ diese felskluft erhelle. In der ich auf der/ grenzsheide des suedens und/ nordens eingeklemmt bin”.

Una ventina di giorni dopo, rispetto a quella data lapidea di fine Settecento, il poeta e scrittore tedesco, dopo altre tappe intermedie, sarebbe arrivato a Venezia, città della quale anche oggi pare che se ne reputi qui, sul Brennero, una delle naturali mete di riferimento verso l’Italia, essendo anche visivamente ricorrente nelle numerose cartoline postali che una tabaccheria, vicina all’opera lapidea descritta, offre, fra l’altro, in vendita, insieme ad alcune vedute delle Dolomiti.

Rispetto a questo epigrafico omaggio memorialistico, manifestato verso il noto personaggio accennato, tale lapide riporta al particolare d’origine che è, dalla medesima pertinenza murale, espresso nello specificarlo nell’anno tredicesimo dell’Era Fascista (A. XIII E.F.) (1934 – 1935).

Una rappresentazione figurativa che le è, a sua volta, accanto, pare risultarle antecedente, presentando il profilo del medesimo letterato inciso secondo quell’interpretazione artistica che è presente su una diafana pietra levigata, insieme alla scritta “I Kopf Fec Roma 1900 W. Goethe”, allusiva della persona dello scultore, Joseph Von Kopft (1827 – 1903), autore del reperto preso in considerazione.

Due lapidi sono vicine fra loro, per commemorare l’arrivo, alle porte del Belpaese, dell’illustre ospite giunto al Brennero, nell’ambito di quello che diventerà poi l’interessante materia del suo saggio autobiografico “Viaggio in Italia” che è inerente il periodo dal 1786 al 1788 del lungo itinerario da lui compiuto, fra numerose località attraversate dalle Alpi alla Sicilia.

Cascata all’Isarco

In questo abitato alpestre di confine, ancor oggi, terra in avvicendamento con un’altra, attraverso gli spostamenti che si intrecciano nell’eco della progressiva differenziazione di un più vasto scibile, pare situarsi una sorta di crocevia anche nella somma culturale estensibile alle parole scelte, nel 2007, dall’allora primo cittadino del Comune di Brennero, Christian Egartner, per il contenuto di una lapide inaugurale della locale sede civica “Casa Prenner”, andando ad attingere, in una versione epigrafica bilingue, al componimento “Tiroler Landreim” dello scrittore austriaco Georg Rosch (1501 – 1565): “Il Brennero non va dimenticato/ Non poco egli si vanta/ Di essere l’unico nel Tirolo/ Cui fra tutti sia dato/ Di suddividere ed è risaputo/ Quasi ad ogni tempo ed ordinatamente/ Tutti i fenomeni atmosferici del cielo/ Affinchè essi non si accumulino./ In alto una strada meravigliosa/ Senza sosta trafficata ed usata/ Dal versante a umbria sgorga un ruscello./ Formando due laghi con salmerini squisiti./ Da lì viene estratto marmo bianco/ E con esso costruito il convento imperiale/ A Innsbruck nella degna città./ Dove un principe ha la sua residenza./ Questo monte freddo frutto dà ma tardi./ Pure abitato è, la sua chiesetta ha./ L’estate verde invita la gente al canto./ L’Isarco da esso scaturisce. /Improvvisamente caccia da sé anche la Sill./ Che assieme al rio Werer contiene oro da ricavare”.

Sill è affluente del fiume Inn, come l’Isarco è affluente dell’Adige, che, tanto rispettivamente dell’Austria quanto della parte geograficamente in Italia, ramificano, nella loro portata, la sconfinata natura con la quale l’acqua è metafora primordiale della stessa massa in movimento che vi è convogliata, come sembra che accada pure con il manifestarsi della testualmente denominata “cascata all’Isarco”, mediante la verticalità rimbombante di rocce soverchiate da un flusso tonante, nelle vicinanze della chiesa di San Valentino al Brennero, sullo sfondo dell’eco baritona di una arcana e possente salmodia orante, affidata all’infrangersi inesorabile del salto scrosciante, in un costante incedere impattante.