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Brescia – A cavallo fra ottocento e novecento un’idea fissa aveva conquistato Giovanni Paneroni di Rudiano pervadendolo nell’intimo di quelle convinzioni personali destinate ad appartenere al carattere più che al ragionamento sottoposto al dubbio.

L’idea ferma ed immutabile che la terra non girasse, ma fosse come l’antico Tolomeo, molto prima di Copernico e di Galileo Galilei, l’aveva stabilita nelle nozioni dei sapienti del tempo, al centro del sistema planetario a cui appartiene con il sole che le gira attorno, provocando la notte ed il giorno.

La terra non gira, oh bestie!” pare fosse il suo ricorrente motto, fedele alla semplice estrazione sociale che, lontano da ruoli accademici, lo contrassegnava nel lavoro di un comune venditore ambulante.

Come una sorta di scheggia impazzita che scintillando bizzarrie congetturali si stagliava nell’ormai sopito focolare dove si trovavano combuste le contrapposte teorie sulla questione dei mondi sovrastanti la volta del cielo, Giovanni Paneroni ha occupato la scena di un’istrionica ed eccentrica figura di astronomo autodidatta particolarmente nota negli anni venti e trenta del secolo scorso, quando tenendo banco su piazze e teatri, calamitava l’opinione pubblica anche attraverso lo spazio dedicatogli dalla stampa dell’epoca.

Non sempre si trattava di postazioni sprovvedute ed improvvisate, ma anche di sedi congressuali, come, ad esempio i rispettivi congressi geografici nazionali avvenuti nella prima metà degli anni venti a Firenze ed a Genova, ed, in altro modo, nel cercare pure di avvicinare al confronto personalità come il colonnello aviatore Francesco De Pinedo, artefice della trasvolata Roma Tokyo del 1925 e l’esploratore Umberto Nobile.

Se ne parla in due libri distinti, editi in anni diversi e con autori altrettanto impegnati in percorsi di ricerca separati fra loro, dei quali il primo, “Vita, memorie e avventure di Giovanni Paneroni, astronomo ambulante“, per l’editrice Ermione ed a firma di Enrico Mirani, ne è l’ispiratore del secondo, “Una terra piana ed infinita” sopraggiunto dopo e realizzato da Giacomo Massenza, nella confezione tipografica della GAM editrice.

Le pagine di ambedue sono contraddistinte da un benevolo stimolo di ricerca verso il personaggio esaminato nelle proprie peculiari specificità che sono permeate da un sottile velo di accondiscendente affetto bonario verso la singolarità di un’accanita esistenza motivata a relazionarsi con la buona fede che la spingeva ad argomentare con coraggio e dedizione la causa astronomica che l’aveva completamente invasa da sacro zelo.

Non un pensatore solitario ed appartato, nell’eccentricità di un egocentrismo scettico e popolare abbellito da alcuni richiami intellettuali, ma l’intraprendente paladino delle proprie idee fortemente sostenute, quasi da riannodare i fili della creazione secondo i dettami impliciti a quanto da lui stesso proclamato in prima persona ed in faccia a chiunque, fosse pure l’autorità costituita che, per vari motivi, non di meno per l’ordine pubblico, ha avuto pure cura di tradurlo in carcere.

Solo neanche lo spazio di due secoli prima la Chiesa, intesa come istituzione dalle inscindibili valenze culturali, non aveva ancora ufficialmente accettato la teoria eliocentrica che poneva il sole al centro del sistema di quelle orbite dove anche la terra, in buona compagnia di altri pianeti, gravitava, roteando. E’ nel 1757 quando il sant’Uffizio della Curia Romana ha tolto finalmente il veto alle teorie propugnate da Galileo Galilei nella chiave astronomica che riordinava la consapevolezza verso la spazio del vuoto interplanetario ponendo non più il globo terrestre, ma la stella solare al centro dell’intero sistema in equilibrio fra assi ed ellissi invisibili.

Nonostante questo, l’opposta ed antecedente teoria geocentrica, sposata approssimativamente in età contemporanea da Giovanni Paneroni, trovava una rinverdita stagione di credito almeno da parte di un libero pensatore, quasi a far pagare, attraverso l’incombenza d’altra teoria, quella del contrappasso, lo scotto a qualcuno fra quell’umanità che, fino ad alcune generazioni prima, avrebbe in maggioranza bollato con altrettanta ostile acredine il sostenere una verità diversa da quella ufficiale.

Giovanni Paneroni che ha lasciato dietro a sè vari documenti autobiografici nei quali riuscire a tratteggiare la curiosa estemporaneità tanto della sua tempra che del suo sentire, aveva avuto modo di spiegare anche nei termini di una disarmante rivelazione la propria pertinace idea circa il mondo e le cose di lassù: “L’astronomia, anche quando andavo a scuola, mi faceva aguzzare l’intelletto per giudicare il pro e il contro, ma inculcato in tempo di gioventù un pensiero è difficile estirparselo. La causa di cambiar l’idea fu la qualità del mestiere che mi misi ad esercitare; cioè gelati e dolciumi. Tanto l’uno che l’altro mio mestiere d’estate è in odio col calor del sole e nelle ore impiegate nelle vendite bisognava sfuggire il sole ed il suo calore mortale nemico. Quindi bisognava facessi il possibile di mettermi di posteggiare all’ombra. L’ombra gira, la terra no. Siccome durante la giornata l’ombra delle case continua a camminare e a cambiare posto, anche a me toccava cambiar posto, e correrci dietro al circolare dell’ombra, e con quei cambiamenti di posto mi faceva anche arrabbiare e bestemmiare e maledire il sole; anzi, qualche volta, non potendo cambiare posto causa già occupato, mi toccava il tormento del rovente calor del sole che mi liquefava gelati e dolci; era una passione, uno spasimo; e con questo correr dietro all’ombra per sfuggire i raggi dovetti accorgermi che il sole viene giù da nord alle ore tre del mattino; invece alla sera partiva alle ore 21, 22, 23 perciò ne ricavavo che passa sopra e non sotto la terra!“.

Una concezione dal sapore antico, quasi generata dall’atavico sentimento popolare applicato con senso misurato nella concretezza delle minute cose pratiche anche ai concetti più impegnativi e complicati ai quali la scienza fa invece posto nella ragione addestrata allo studio di calcoli e di dottrine.

Dalla mente curiosa e volitiva del personaggio di Rudiano, nato nel 1871 e morto nell’aprirsi del 1950, ne è uscita una visione di una terra, non solo ferma, ma anche “piatta e ondulata” che è imperniata con fulcro al polo nord, circondata dalle nevi del polo sud ed illuminata a mille chilometri di distanza da quel sole, presentato come una sfera d’argento vivo, larga due metri e pesante quattordici chili.

Anticonformista, spirito ribelle per natura, esponente estremo di una mentalità popolare che crede solo all’evidenza, per trent’anni propagandò le sue teorie nelle fiere, nei mercati, nelle piazze, nei teatri, nelle scuole, nei congressi scientifici. Epigone di Tolomeo sosteneva che la terra sta ferma e il sole gira intorno ad essa. La sua fama toccò il vertice negli anni venti e trenta quando il suo celebre motto – la terra non gira o bestie! – risuonò nelle principali città del nord e del centro Italia: Brescia, Bergamo, Milano, Pavia, Padova, Genova, Bologna, Firenze, Roma“: spiega il giornalista Enrico Mirani che, oltre ad essere autore di “Vita, memorie e avventure di Giovanni Paneroni, astronomo ambulante”, ha concorso, nello scorso anno 2000, a qualificare l’iniziativa del Comune di Rudiano tesa a ricordare la figura del concittadino scomparso mezzo secolo prima.

Un’apposita mostra di manifesti e di documenti originali legati alla figura di Paneroni era stata allestita alla fine di settembre di quel particolare anno, spartiacque di millennio a tre zeri, negli allora nuovi spazi municipali di Villa Fenaroli con il titolo di “Sotto le stelle di Paneroni“.

Il paese, in prossimità al corso pianeggiante dell’Oglio, ha offerto in quell’ambito un’articolata e diffusa manifestazione memorialistica, durante la quale il programma ha pure previsto una conversazione sul ricordato protagonista locale con Mino Martinazzoli, Gian Battista Lanzani e con Tonino Zana, in qualità di moderatore, mentre gli allievi dell’Accademia della voce di Brescia, diretta da Viola Costa, per la regia di Costanzo Gatta, hanno avuto notorietà per lo spettacolo teatrale “Il mondo alla rovescia di Paneroni“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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