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A Brescia, per vedere il cosidetto “Bue d’oro”, basta alzare lo sguardo sopra l’incrocio fra le vie Trieste ed Agostino Gallo, senza però potere forse intuirne il conclamato interesse che, pare, lo abbia riguardato.

Sporgente dallo spigolo dell’immobile che lo regge nella sua discreta mole sospesa, la statua dorata troneggia da tempo immemore in questa posizione privilegiata da dove impone la peculiarità zoomorfa della tipica caratterizzazione con la quale è rappresentata.

Presenza assodata nella città che assimila i propri cittadini nell’evolversi delle trasformazioni inflitte dalla storia alla perdurante contemporaneità nella quale è coinvolta, sembra che il manufatto possa ormai confondersi come tacita pertinenza dello stretto quadrivio urbano su cui è visibile in tutta evidenza, nel modo di un’ordinaria suppellettile compartecipe di una circoscritta quotidianità, lungo la quale pare sia stata espressa una corale ed una diffusa tradizione, volta a manifestare al “Bue d’oro” i segni evidenti di una pubblica e di una condivisa attenzione.

Nelle cronache dei tempi andati, sembrano appartenere alle rispettive stagioni nelle quali sono stati  interpretati, anche quegli interventi funzionali a rendere ancora vivide le fattezze della statua bovina, per quanto, soprattutto, concernente la patina della sua sinuosa superficie che ne modella la solida forma raggiunta  da una corrispondente ispirazione generatrice.

L’opera, allestita a modo di baldacchino, secondo l’antico metodo appariscente di un’insegna allusiva di una coincidente attività correlata attinente, è stata oggetto, nel tempo, di alcuni restauri che, in più di una circostanza, hanno abbinato, alla loro effettiva ottemperanza, le manifestazioni di una spontanea adesione che ad esse si ponevano in piena concordanza.

Una concordanza con numeri, luoghi e persone, secondo una somma moltiplicata sorprendentemente in una notevole partecipazione, rispetto a quanto, un apposito programma, ne ha fornito la proporzione, come quella che, forse, più di altre, pare abbia acquisito una singolare imponenza di soluzione, descritta, fra l’altro, nel numero del giornale “La Sentinella” di mercoledì 10 gennaio 1923, nl permettere di denotare le tracce connotative di una variegata organizzazione, quando, in quei giorni, si era solo agli inizi dei tempi ravvisati per l’attesa manutenzione del manufatto preso in seria considerazione: “Ieri i componenti il comitato per i festeggiamenti al Bue d’Oro si sono trovati tutti alla sede dell’Unione Sportiva G. Ravelli, presso l’Hotel Gambero e, consegnata ad ognuno una fiaccola a vento, si sono portati in via Trieste ove troneggia il Bue d’Oro accolti dagli applausi degli abitanti della contrada. Qui, dopo brevi parole di circostanza del signor Angelo Tonoli, venne fatto abbassare dall’alta mensola sulla quale troneggiava da molti anni il Bue d’Oro ed, in mezzo a due ali di popolo plaudente, fu portato nella casa dell’artefice il quale lo rimetterà a nuovo per il giorno dei festeggiamenti che avranno luogo dal 21 al 24 corrente. Quindi comitato e ammiratori si radunarono a banchetto nella trattoria del Cavallino Bianco dove, dopo il pranzo si iniziò la sottoscrizione per i detti festeggiamenti. Hanno fatto versamenti i seguenti signori: Locatelli, Togni G. Castegneto, Maifredi, Tonoli, Chizzolini, Paglia G., Rolle, Marascalchi, Lazzaroni A., Rinaldi, Landi, Cavallari, Menasio, Cantoni, Dall’Olio, Marmellata, Alberini. Le sottoscrizioni si ricevono presso la Maglieria Fratelli Landi, Corso Zanardelli”.

Fra le persone citate, anche Renzo Castagneto (1891 – 1971), pilota automobilistico, qualche anno dopo, distintosi fra gli ideatori, a Brescia, della nota manifestazione della “Mille Miglia”, mentre, a margine della promossa raccolta di fondi per il buon esito dell’operazione e per la contestuale opportunità di un’aggregazione nel prosieguo di una specifica manifestazione, ispirata ad una festante evasione, le notizie, in quel mentre, riferivano pure di Gaspare Bissolotti, proprietario dell’immobile da dove era stata prelevata l’opera per il restauro, la quale, a sua volta, era stata affidata alle cure dell’artista Michele Bordoli che “con cura paterna e con venerazione penserà a restaurarlo ed a ricoprirlo di un nuovo aureo manto”.

alba-tiberio--2In pratica, fedeli agli obbiettivi perseguiti, i promotori dell’iniziativa assicuravano alla cronaca cittadina quanto, il quotidiano “La Sentinella” del 21 gennaio 1923, circostanziava in quell’annuncio che divulgava, nel merito della giornata stessa dell’informazione, il compiersi dell’evento assurto a sintesi finale dei riferimenti entro i quali si sarebbe sviluppata un’aperta condivisione: “Domenica 21 gennaio, ore 13,30 formazione e partenza del corteo dall’interno del Castello; ore 14,45 arrivo del Corteo in Piazza della Loggia; sfilata e discorso del Podestà; ore 15,30 arrivo del corteo su Corso Zanardelli – marcia trionfale – ore 16 arrivo del corteo a Porta Venezia – ore 16,25 arrivo del Corteo a Piazza Vescovado – ore 16,30 ingresso trionfale del “Bue d’Oro” al Teatro Sociale. Ore 21 serata di gala data da Alba Tiberio al Teatro Sociale in onore del Bue d’Oro. Composizione del corteo: un carro trionfale, uomini in costumi dell’epoca, cavalieri, paggi, musici, buoi e cavalli ecc… Mercoledì, ore 21, Grande Veglione Mascherato al Teatro Sociale. Il Trionfo del Bue d’Oro. Giovedì 25, ore 0,15, uscita trionfale del Bue d’Oro dal Teatro Sociale – ore 0,30  ricollocamento ufficiale del Bue d’Oro in via Trieste, ore 1 presa e continuazione del veglione”.  

A non molti giorni dall’inizio di quell’anno, si era, a quanto pare, pensato di accompagnare le premure conservative, spese a favore della statua in questione, attraverso una proposta che abbinasse l’emulazione evocativa sia di un corteo popolare, a modo di iconografica processione, che di una festa, impostata, invece, ai tempi nottambuli, delineati sullo stile consono a quello di un veglione.

Tanto l’una quanto l’altra realtà avevano già una loro collocazione in un’invalsa tradizione, anche locale, che disponeva dei riferimenti comuni alla possibile messa in atto di una partecipata processione, con tutto un retaggio devozionale religioso, come pure, c’era già l’appuntamento della consueta data di fine anno, per festeggiare in notturna, il sipario chiuso alle spalle di tutta un’annata ed aperto innanzi ad un calendario incipiente, con un programma orientato alla mezzanotte, per il riflesso di un’attesa, concertata nella rosa circoscritta sull’avvicendarsi di due giorni, rispettivamente festeggiati nella loro successione.

Qualcosa di ancestrale pareva emergere dalla manifestazione con al centro il manufatto restaurato che verso il tipo di animale rappresentato permette, tuttora, in un certo qual modo, di  accostarvi, in una fantasiosa analogia, “il vitello d’oro” del popolo in fuga dall’Egitto e mostratosi impaziente, nell’attesa di Mosè, che, nella pagina biblica corrispondente, si era proprio messo ad inneggiare ad una statua, appositamente fusa con le fattezze consimili a quelle dorate nel loro essere trattate da queste memorie considerate, per dare una forma manifesta ad alcuni loro ineffabili bisogni d’appartenenza insopprimibili.

Quali fossero, invece, le ispirazioni ineludibili dei bresciani, con la “fiaccola della gaiezza e della serena dionisiaca ilarità”, a principio del 1923 per, di fatto, onorare, in pompa magna, una statua inerte, mediante la ricercatezza celebrata di una manifestazione accondiscendente che, per quanto goliardica, sembra abbia dimostrato tutto il vago aspetto di una pratica pagana appariscente, lo si intuiva già forse allora, quando, a fatti da poco conclusisi, il resoconto giornalistico de “La Provincia di Brescia” del 23 gennaio 1923 ne calibrava la dinamica nei termini in esso contenuti: “(…) poiché se bellissimi sono apparsi i buoi concessi dal sig. Clemente Pasini di Verziano per il traino del carro pomposo, sul quale, ai piedi del bue stava adagiato, in una posa quasi da mendicante, il quasi illustre leguleio Ghidini, se figura di destrieri avevano i cavalli concessi dal cav. Wuhrer, dal signor Fontana e dal signor Cicognini Giovanni, non altrettanto solenni apparivano i cavalieri nei loro costumi variopinti e pensiamo che qualche bel cavallo si sia sentito quasi mortificato del suo poco insigne cavaliere (….). Il corteo, partito dall’interno del Castello alle 14, giunge alle 14,45 in piazza della Loggia, stipata di pubblico. Alle 16 attraversa Corso Zanardelli lungo il quale si era andata radunando una folla innumerevole. Facendosi a stento largo, il corteo prosegue per Porta Venezia, imbocca poi via Trieste all’angolo della Casa Bissolotti. La cavalcata si arresta: parlano brevemente o “bovinamente” il sig. Ghidini e il sig. Giribaldi. Il corteo s’avanza per via Trieste, raggiunge piazza Vescovado e per via Mazzini il bue glorificato viene trasportato al Teatro Sociale dove, appeso al soffitto del foyer, attende il grande veglione mascherato che ivi si svolgerà mercoledì notte 24 corrente. Un elogio va dato agli organizzatori: giovani forti, sportmens arditi, temperamenti strani che hanno, con la loro iniziativa, rotta la monotonia della vita cittadina (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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