Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Con un comunicato diffuso in questi giorni, l’Amministrazione Comunale e la Pro Loco di Pescarolo ed Uniti, informano che il primo appuntamento per l’apertura della tradizione carnevalesca sarà per le ore 16 di sabato 19 gennaio in piazza Garibaldi.

Come mai – abbiamo chiesto ai promotori – quest’ anno l’avete anticipato di un mese, rispetto all’anno scorso che fu fatto una settimana prima dell’ avvio del carnevale?

Gli organizzatori rispondono: “abbiamo ritenuto corretto che anche il nostro carnevale rispettasse la tradizione, che prevede l’apertura di questo periodo di allegria e divertimento, proprio il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio con il rituale, di un tempo, del “tir del cò d’ai”. Purtroppo, per motivi organizzativi, non abbiamo potuto rispettare la data esatta, mettendo così in programma la celebrazione per il pomeriggio del primo sabato disponibile”.

Carnevale di Pescarolo 1979

Un rituale che abbiamo ritenuto di ricordare anche con un interessante serie di fotografie sui social, più volte sostenuto e promosso dall’ex fondatore del Museo del Lino Becchi Casimiro (1979), poi alcune volte da Esterina dell’Apiflor 2010/2011, abbinandolo ad un altro momento importante di quella giornata, la benedizione degli animali, ma l’iniziativa, non trovando riscontro nelle nuove leve, finì poi nel nulla, purtroppo.

In merito riportiamo una nota presa da “el falò” del febbraio 1969 pubblicato, appositamente per il carnevale dalla Biblioteca Comunale, diretta a quel tempo dal Dottor Aldo Del Ninno e, precisamente nella pagina “scherzi e folklore” nella quale, l’autore della stessa, rivive la rievocazione della tradizione che si svolgeva proprio il giorno di S.Antonio che, sul calendario, indicava l’apertura del carnevale: “… per l’occasione, in quel giorno, nel nostro paese, era comune usanza tirare “èl co d’ai”. Ragazze e giovanotti si radunavano nelle stalle più grandi del paese (dove si poteva stare assieme al caldo,grazie alla presenza degli animali) come quelle di Mazzolari, Bonetti, Puntilia, Mariotti ecc. e, nel rispetto della tradizione, disponendosi ai capi di una corda, un gruppo per parte, facevano a gara nel tirare più forte che potevano. Al centro della corda el co d’ai, in terra una riga che delimitava il limite da non oltrepassare, pena la sconfitta della propria squadra. Le donne sedute sugli “scagn” (sgabelli) a “fa la filos”, osservavano la gara e facevano il tifo per i loro favoriti. Di solito capitava, che per qualche accidentale spintone, una “bèla giuvinota” finisse a gambe all’aria nel “ruset”(un piccolo canaletto aperto che raccoglieva i liquami degli animali) e allora si che se ne vedevano delle belle. Intrepidi e valorosi cavalieri presto la soccorrevano fra gli “spavent dè li veci” , le urla e le risate dei presenti”.

A nulla purtroppo sono valsi i tentativi di tenere viva quella tradizione, compito reso sempre più difficile dal passare degli anni e dalla scomparsa, purtroppo, delle persone che hanno vissuto quei momenti, il veloce progresso e l’evolversi dei tempi, con i suoi aspetti positivi e negativi, hanno fatto il resto. Dal 2017 si è voluto tornare a celebrare questo momento con una proposta aggiornata e corretta e un grazie va comunque ai promotori dell’iniziativa e, ancora una volta, ai volontari che si sono resi disponibili a celebrare, comunque, l’apertura della tradizione che, ricordiamo, ha il suo fulcro principale nel caratteristico “falò”, arricchito poi dal 1965 con una sfilata di carri e maschere che, in questi ultimi anni, sta vivendo un momento importante di vitalità, grazie sempre al volontariato.
Ora non resta che sperare nel tempo favorevole, per un momento di allegria da trascorrere assieme.