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Milano. 9 ottobre del ’67, Ernesto Che Guevara, in Bolivia viene tratto in agguato e ucciso dalle forze governative. Negli anni a venire il suo mito vivrà nei giovani come simbolo dell’impegno politico rivoluzionario.  Talvolta svilito a semplice gadget o icona da stampare sulle magliette.

9 ottobre 1967 – 9 ottobre 2017: Che Guevara oltre il suo tempo e fuori dal mito. A cinquant’anni dalla scomparsa di Ernesto Guevara, fino al 3 novembre, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli propone la mostra “Il Che Vive! Ernesto Guevara e l’America Latina” nel patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, un viaggio nel pensiero e nell’attivismo politico che hanno guidato la vita di uno dei protagonisti del ventesimo secolo.

La mostra, allestita nella Sala Polifunzionale del centro culturale di viale Pasubio 5 a Milano con ingresso gratuito, vede oltre 50 documenti esposti fra rare fotografie che ritraggono Ernesto Guevara nei primi anni di vita insieme alla famiglia e in momenti di vita quotidiana, immagini, periodici, manifesti e monografie tratti dal patrimonio della Fondazione stessa.

Le collezioni bibliografiche, emerografiche, fotografiche e iconografiche che la Fondazione può contare riguardo alla storia e ai problemi dell’America Latina sono la testimonianza tangibile dell’interesse che essa ha nutrito per una realtà cruciale per lo studio e la comprensione dei movimenti sociali e delle trasformazioni politiche del XX secolo. Nel percorso espositivo anche il ritratto di Ernesto Guevara di Alberto Korda proveniente dalla Collezione Composti in prestito per tutta la durata della mostra.

Il percorso di visita offre la possibilità di misurarsi con le vicende biografiche di Ernesto Guevara e con il suo rapporto con il contesto e i problemi della realtà latino-americana del Novecento. Il mito postumo assume in tal modo una prospettiva nuova e trova la sua ragion d’essere non tanto nelle gesta, quanto nella capacità del Che di “stare nel presente”, leggendone l’alfabeto e smascherandone le storture, senza mai smettere di operare per un nuovo mondo possibile.

A partire dall’idea che per capire sia necessario vedere, e non solo sapere, Guevara costruisce un percorso di presa di coscienza politica che lo porta ad attraversare i confini, propri e geografici, a sfidare i propri limiti, conoscendo un’altra America rispetto a quella immaginata e sognando un’altra America rispetto a quella che incrocia sul suo cammino.

Attraverso il materiale composito emerge un ritratto di Che Guevara che ne mette in rilievo la tensione verso l’impegno civile: la vicenda singola diviene paradigma per una riflessione sul “fare politica” e sulla capacità di affrontare i problemi di un intero continente. È questa disposizione ad agire nel proprio tempo sapendo guardare più in là, che rappresenta la sua eredità ai posteri.

La curatela di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha visto anche la partecipazione di Guillermo Gracia Santos, ricercatore dell’Università di Santiago de Compostela «I viaggi che Ernesto Guevara fa prima di arrivare a Cuba sono stati fondamentali per capire la realtà latino-americana che egli ancora non conosceva. Dopo il trionfo della rivoluzione cubana, Guevara diventa una figura pubblica, uno dei grandi referenti della rivoluzione dell’isola caraibica pur essendo argentino. La mostra cerca di rompere con l’idea romantica o idilliaca dell’immagine di Korda, cercando di capire l’America Latina di quegli anni: a partire da un’unica persona si può comprendere un intero continente».

Collegato alla mostra e in uscita nella collana Ricerche, il catalogo Il Che vive! costituisce un’opportunità di approfondimento sui temi del percorso di visita. Il volume si compone di quattro saggi originali che forniscono un quadro complessivo dell’America Latina nel Novecento ed elementi di riflessione sulla vita di Ernesto e sul suo rapporto con la dimensione del racconto. Seguono tre testi di Che Guevara che mettono in luce il suo rapporto con l’America Latina e la sua fiducia nella necessità di impegnarsi in prima persona per il cambiamento.

La pubblicazione verrà presentata al pubblico mercoledì 11 ottobre alle ore 18.30 nella Sala Polifunzionale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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