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E’ l’alba, e questo certo non aiuta, ma siamo tutti un po’ emozionati e increduli quando le porte dell’aeroporto si spalancano e ci dà il benvenuto un’arietta frizzante, un toccasana per noi che arriviamo dai quasi 40 gradi percepiti della pianura padana, arietta che qui a Buenos Aires hanno il coraggio di chiamare ‘freddo’!!

E forse sarà per questo, per via di quest’aria che è sicuramente fresca ma non comparabile con il freddo umido tipico degli inverni del nord italiano, che tanti dei nostri connazionali migrarono proprio in questa città.

E noi, consapevoli di questo, ci apprestiamo a fare lo stesso con il progetto che Cassa Padana sta intessendo, filo dopo filo, passo dopo passo, ai piedi della Casa Rosada: anche noi ci stiamo preparando ad una vita argentina, non certo con istinto colonizzatore come forse tanti fecero in passato, ma con la voglia di offrire un aiuto a questo paese così troppe volte ferito nell’orgoglio dalle dittature e preso in giro dalle crisi finanziarie, dove le persone non hanno motivo per credere nelle banche, solo ottime ragioni per non farlo. Noi siamo qui proprio per questo: per aiutare ad avere fiducia, primo e importantissimo passo verso uno sviluppo delle economie locali.
ciacc

Ed è dopo un breve giro nel centro città che ci apprestiamo a compiere forse il primo gesto concreto del progetto: alle tre del pomeriggio ci riuniamo negli uffici di un noto avvocato porteño per firmare il contratto di locazione di quegli stessi locali, che diventeranno il quartiere generale del CIACC, il Centro Internazionale di Assistenza al Credito Cooperativo. Il CIACC avrà il compito di offrire supporto tecnico alle realtà cooperative e mutualistiche dell’Argentina in primis, poi del Sud America, nel loro percorso di trasformazione in casse di credito.

Siamo assolutamente consapevoli dell’importanza del momento, della grandezza del piccolo gesto che stiamo per compiere, per nulla spaventati dall’enormità del compito che abbiamo davanti: aiutare i cittadini argentini ridotti in povertà dalle crisi finanziarie non con flussi di denaro internazionali, non con donazioni, ma facendo appello ai valori di solidarietà così tipici del credito cooperativo italiano e così vivi nelle cooperative che abbiamo incontrato qui.

La grande scommessa, quindi, è fare in modo che queste istituzioni non lavorino solo con i soci ma ottengano depositi anche da parte dei non soci e tale denaro serva a ricreare un circolo virtuoso di flussi monetari che dal cittadino confluiscono nelle banche e poi ritornano al cittadino attraverso progetti legati al territorio.

Beh, forse un po’ spaventati lo siamo, ma siamo anche altrettanto convinti della forza dell’idea che sta alla base del nostro operare: sappiamo che il credito cooperativo, con il suo bagaglio di valori e di esperienza, ce la può fare anche qui, così come fece in Ecuador.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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