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Langhirano, Mantova e Verona le tappe delle STREEAT – European Food Truck Festival, ora è anche un festival italiano dello street food, o più semplicemente cibo di strada. Un simpatico modo per “uscire a cena”, sedersi dove capita e assaggiare le prelibatezze cucinate per strada e non in cucine attrezzate ma bensì su bizzarre biciclette con rimorchio, ape-car, camioncini, cucina semovente, roulotte riadattate, insomma qualsiasi mezzo è buono per diffondere il verbo e il sapore della strada.

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Ma attenzione: di strada non vuol dire “da strada”: è di prim’ordine la qualità, la bontà delle materie prime e il prezzo contenuto.

Le tappe nei nostri territori del STREEAT – European Food Truck Festival italiano fanno tappa: a Langhirano, Parma, dal 15 al 17 aprile al museo Prosciutto ex Foro Boario via Bocchialini 7. A Mantova dal 22 al 25 aprile alla verdissima Piazza Virgiliana al centro della città. A Verona dal 27 al 29 maggio all’Ex Arsenale.

Come decanta l’associazione dello “street food” nata da pochi anni, il cibo di strada è una cultura da riportare in auge con il giusto progetto che la inquadri all’interno del mercato come lo abbiamo sempre conosciuto e vissuto. Come il miglior formaggio non può nascere in condizioni asettiche così il cibo di strada non può prescindere dalla strada e dal vissuto sociale in cui è natostreeat-9

Vocazione principale è riproporre vecchie tradizioni, recuperando cibi scomparsi o in via di estinzione, un’alternativa sana e sostenibile alla globalizzazione, uno strumento di socializzazione, un mezzo per fare impresa e comunicare ai giovani in modo giovane. Sta divenendo un cibo sempre più popolare, amato dai giovani e non solo, la riscoperta di sapori genuini e senza pretensiose presentazioni, portando in giro per le piazze le specialità della varie regioni, molte volte cucinate con le ricette della “nonna” e non per ultimo uno sbocco per fare impresa.

Una sensibilizzazione al gusto e alla conservazione di certe tradizioni culturali enogastronomiche e artigianali nell’intento di garantirne anche un passaggio di testimone da una generazione all’altra.streeat food

A garanzia di qualità gli imprenditori dello street food si sono dati un decalogo:

1.Rispetta storia e tradizioni – per una garanzia di tracciabilità e appartenenza storica del cibo di strada e suoi ingredienti e l’esecuzione tradizionale della ricetta del cibo di strada

2.Utilizza ingredienti tipici e tradizionali – del territorio di appartenenza per la produzione del cibo di strada

3.Adotta un’etica – nello svolgimento della professione e nel rispetto di un sapere e saper fare tramandati, senza corromperli

4.Rispetta il legame con il territorio – di appartenenza del cibo di strada

5.Utilizza strumenti artigianali – originali o rivisitati per la preparazione, cottura e somministrazione del prodotto (padelle, testi in terracotta, refrattaria, metallo, teglie etc…)Streeat-European-Food-

6.L’igiene al momento giusto * – Adeguati alle misure minime di rispetto delle normative sull’igiene impartite dalle Leggi Regionali per: a) garantire sicurezza al consumatore, b) non alterare le caratteristiche organolettiche di ingredienti e della ricetta finale, c) non contravvenire alla normativa

7.Abbinamenti genuini – bevande realizzate con prodotti come acqua, vino, birra artigianale, succhi di frutta; senza aggiunta di ingredienti che ne modifichino il gusto – accettata (con riserva) l’aggiunta di CO2

8.Rispetto dell’ambiente – sia durante il processo di produzione, somministrazione e consumo sia nella gestione dei locali (mantenimento della pulizia dentro e fuori il locale, smaltimento di oli, scarti organici e inorganici usufruendo di servizio smaltimento rifiuti differenziato)

9.Promozione del territorio (di appartenenza) – in virtù del fatto che solo i cibi di strada possono e devono essere consumati in loco per non modificare le caratteristiche tradizionali del loro consumo (temperatura, friabilità, croccantezza, morbidezza e sofficità, …) e promuovere in tal modo anche aree subalterne (zone montane o difficilmente frequentabili)

10.Cibo di strada in rete (no individualismo e asocialità) – sinergia con altre attività di produzione enogastronomica, associazioni, enti o altro per la costituzione di una rete di prodotti e servizi che promuovano in maniera integrata il cibo di strada con il territorio e tutti i suoi valori aggiunti.

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

2 Commenti

  1. Il decalogo a cui lei fa riferimento nel suo articolo è in realtà il decalogo dell’artigiano del gusto che l’Associazione Streetfood ha stilato prima ancora che in Italia si diffondesse il fenomeno. Basta andare sul sito http://www.streetfood.it per poterlo leggere integralmente.

    • Gentilissima Silvia, grazie per la precisazione, ma ho notato che sono le medesime parole. Comunque ho aggiunto il link da lei indicato. Un saluto Valerio Gardoni

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