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Lido di Venezia – Erano anni, tanti che non ci entravo. Anche se ogni volta che ci passavo davanti il cuore mi si stringeva.

Succede nella vita di una bambina che a un certo punto si accorge di avere una casa. Che le pareti che la proteggono sono qualcosa di più di semplici pareti, muri, finestre.

Succede che impari ad amarla quella casa. Ne hai percezione. Misuri gli spazi. Abbracci il tempo. Ti rifugi.

A me è successo quando avevo 6 anni.

Quella mia casa, un po’ diversa da quelle delle mie compagne di scuola, era un grande e malinconico hotel, simbolo di Venezia e del suo Lido: l’hotel Des Bains.

Ci abitavo con mio padre, che era il direttore, mia mamma, mia sorella e mio fratello. Ci sono rimasta per 10 anni. Felice. Immensamente felice.

Oggi questo grande hotel, chiuso da molti anni e protagonista di vicende poco felici di passaggi di proprietà, è un po’ meno solo e triste.

Forse perché, nonostante il destino e le ingiurie del tempo, non ha perso la sua eleganza. Anzi.

La memoria è intatta di come sulle sue scalinate fino a pochi anni fa si potevano incrociare registi e attori come Robert Altman, Woody Allen, Clint Eastwood, Richard Gere, Sharon Stone, Kevin Costner  e tanti altri.

Ricordano i suoi specchi, gli stucchi, i meravigliosi parquet quando Luchino Visconti girò qui Morte a Venezia.

E di quando Anthony Minghella nei suoi saloni aveva voluto ricreare le atmosfere dello Shepheard’s del Cairo, il grande albergo di ritrovo di ufficiali, esploratori, spie e diplomatici nella Seconda guerra mondiale, per il suo Paziente inglese (nove Oscar).

Non può neppure dimenticare quando Thomas Mann soggiornò fra le sue stanze, si innamorò di Venezia, del Lido, di quell’hotel inaugurato nel 1900 e simbolo del più elegante dei soggiorni balneari.

Ai tempi di mio padre, diciamo fino agli anni Ottanta, l’hotel era un fiore all’occhiello della Ciga, Compagnia italiana grandi alberghi. Poi la fine. Lentamente. Travolto da cattivi e poco seri investimenti, simbolo elegante della decadenza di Venezia.

Dopo troppi anni di abbandono e totale chiusura,  l’hotel Des Bains – che non dimentica la prima «Esposizione internazionale d’arte cinematografica » del 1932 inaugurata con Doctor Jekyll and Mr Hyde – ospita fino al 16 settembre una mostra che ogni appassionato di cinema (e di grandi hotel di un tempo) non può perdere: Il Cinema in Mostra, Volti e immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018.

Un’esposizione sulla storia della Mostra del Cinema, con i materiali dell’Archivio Storico della Biennale, fortemente voluta dal direttore del festival e dal presidente della Biennale, grazie alla collaborazione di Coima Sgr, per conto del Fondo Lido di Venezia II, gli attuali proprietari dell’hotel che, sembra, dovrebbero essere pronti a far rinascere questo storico hotel che è stata la più amata delle mie case.

La mostra include foto, filmati, documenti e materiali per lo più inediti sull’intera storia della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica,  un tesoro di inestimabile di valore storico che racconta non solo il cinema, ma anche le trasformazioni sociali e politiche di quasi tutto il Novecento.

Quasi 700 le foto stampate, 800 foto a monitor, 6 filmati con sequenze da 120 film, 5 documentari, oltre ad altri documenti e materiali dell’Archivio Storico  sull’avventura della Mostra.

Quel glamour un po’ da Mostra del Cinema e un po’ da Des Bains, che ora ritrovo in questi scatti, io l’ho vissuto da un’altezza diversa, cioè quella di una bambina.

Ricordo una ad una le 191 stanze déco dove ho giocato, rincorso, studiato, amato.

La stagione più bella era quella della chiusura, da ottobre a maggio. Giocavamo nelle camere vuote e nei corridoi, il parquet sotto i piedi era tutto un cric croc. Non so quanti giocattoli ho perso per l’albergo né con quanti criceti ho popolato gli immensi sotterranei.

Il Des Bains faceva tutto in casa: squadre di falegnami, pittori, elettricisti, tappezzieri. Tutti veneziani. Io giocavo con loro.

C’erano grattacieli di materassi, d’inverno, da scalare in quella hall. Uno sopra l’altro, in attesa dell’estate.

Fra quegli specchi giocavo. E oggi mi intenerisco mentre passeggio fra le foto in mostra.