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Quito– La capitale ecuadoriana si è svegliata oggi con la sicurezza che il prossimo futuro sarà ancor più incerto e instabile di ieri.. Le elezioni di domenica hanno infatti portato risultati inattesi e per molti preoccupanti.

Al ballottaggio del 24 novembre 2002 andranno un militare che qualcuno definisce “di sinistra”, il colonnello Lucio Gutiérrez, e l’uomo più ricco del paese, colui che porta le banane ecuatoriane nelle case di tutto il mondo Alvaro Noboa. Il primo fa parte del golpe che rovesciò l’allora governo il 21 gennaio 2000. Il secondo è un uomo ricchissimo, grazie all’eredità favolosa del padre che ancora si sta contendendo con i fratelli. Un uomo che detiene il monopolio della produzione della farina – quindi del pane – e che tre settimane fa senza farsi troppi problemi ne ha alzato il prezzo.
Del primo l’Ecuador che non l’ha votato teme soprattutto i trascorsi militari e la violazione dei diritti umani, del secondo conosce lo sfruttamento, anche dei bambini, in atto nelle sue piantagioni.

“Se siamo preoccupati? Come si fa a non esserlo? Dal 1996 al 2000 l’Ecuador ha avuto 5 presidenti della repubblica di cui due deposti a furor di popolo. E oggi rischia di diventare il paese più destabilizzato dell’America latina. La crisi economica dell’Argentina è nulla in confronto a quella ecuatoriana. Il problema è che in Italia, e in Europa in generale, di questo paese si sa poco. Che l’Ecuador non interessa a nessuno.Non pesa sull’economia mondiale”.

Giuseppe Tonello scuote la testa. E’ un osservatore privilegiato del paese andino. L’essere a capo della più grande Ong che lavora in Ecuador, la Fepp (il Fondo ecuatoriano populorum progressio che nel paese andino opera da 31 anni a favore dei capesinos e delle popolazioni indigene più povere ed emarginate e che oggi con la banca di cui è socio, Codesarrollo, lavora a un progetto di microfinanza etica in collaborazione stretta con la Federazione italiana delle banche di credito cooperativo) – ed essere un uomo dell’altra parte del mondo, quella del ricco Occidente – dove è nato, in un paese della marca trevigiana, Caerano San Marco – lo induce ad essere ancora più cinico e preoccupato sul futuro politico e sociale dell’Ecuador.

“Entrambi sono uomini al di fuori dalla politica, che non hanno esperienza né contatti”, spiega, “Gutierrez resta un militare e ci preoccupa un militare alla presidenza. Noboa è l’uomo del grande potere legato a filo doppio alle multinazionali con una coscienza ambientale vicina allo zero. A modo loro, però, in queste elezioni hanno raccolto l’insoddisfazione della gente nei confronti dei politici di professione. Sa che diceva una santa molto amata dagli ecuatoriani, Santa Mariana de Jesus? Che non saranno i vulcani, i terremoti o le inondazioni a distruggere l’Ecuador, ma i suoi governi. Era il 1600. Poco sembra cambiato. Ora non ci resta che scegliere il male minore e sperare che se Gutierrez arriverà al potere il prossimo novembre, possa mantenere le promesse fatte agli Indios. La confederazione nazionale degli indios lo ha appoggiato: ora contiamo che ne possa anche condizionare le decisioni”.

Per buona parte degli italiani che vive e lavora da queste parti – soprattutto con ong come il Feep o in progetti legati alle missioni e all’operazione Mato Grosso – queste elezioni rappresentavano una speranza di riscatto e di sviluppo.

“Sebbene continui a essere un paese poverissimo”, spiega Tonello, “negli ultimi trent’anni qualcosa è cambiato. I figli stanno meglio dei genitori. Vediamo giovani indios crescere con la speranza di cambiare in meglio il proprio paese. Molti di loro, figli di genitori analfabeti, riescono anche a laurearsi. Altri diventano sindaci amati e rieletti anche dalla popolazione meticcia. Sono uomini e donne che possono realmente modernizzare l’Ecuador. Ma conservandone lo spirito originario, gli antichi valori,la relazione con la natura, l’amore per la terra, la spiritualità, la resistenza, lo spirito comunitario e solidale proprio delle popolazioni indios delle Ande. Tutti valori di cui potrebbe e dovrebbe beneficiare anche l’Occidente. Certo, queste elezioni potrebbero compromettere questo cammino. Ma l’obiettivo deve restare lo stesso. E il nostro impegno anche. Dobbiamo continuare – come facciamo con Codesarrollo, la nostra cooperativa che dal 1998 lavora per la promozione del risparmio e del credito fra le popolazioni indigene più povere ed emarginate, ad andare là dove nessuno arriva e a portare una speranza e un aiuto concreto allo sviluppo.
Si può fare, perché come dice lo slogan del Feep di quest’anno, “con intelligenza, amore e sudore cambiamo l’Ecuador”.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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