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18 agosto, data di nascita dell’imperatore. Anche nel Lombardo-Veneto, come nella restante parte dell’Impero Austro-Ungarico, era la giornata dedicata ai festeggiamenti per il compleanno di Francesco Giuseppe Carlo d’Asburgo-Lorena (1830 – 1916).

Le testimonianze di una pubblica adesione alle iniziative organizzate per promuovere la considerazione verso tale appuntamento, ispirato a solennizzare l’avvicendarsi di un anno in un imperiale accostamento, permangono nelle parole usate giornali dell’epoca che ne diversificano le manifestazioni di riferimento, attestandole in un partecipato assortimento, come, ad esempio, appare nel “Giornale di Bergamo” di martedì 19 agosto 1851, mediante la cronaca esplicitata in quella documentata evidenza che attribuiva alla particolare ricorrenza, il suo maggior nesso di consistenza: “Notizie patrie. Bergamo, 19 agosto. Il tuonar de’ cannoni della nostra Rocca salutava jeri l’aurora del fausto dì natalizio di S.M.I.R. (Sua Maestà Imperiale Reale ndt) Francesco Giuseppe I. Poi, alle 10 antimeridiane le II. RR. truppe e tutte le Autorità militari e civili, tutti gli impiegati radunavansi nella nostra Cattedrale, ov’era celebrata solenne Messa assistendovi dal Soglio il nostro venerando Vescovo e cantavasi all’ultimo, l’inno insigne che con la Chiesa nostra suol esprimere straordinario rendimento di grazie all’Altissimo. All’Augusto rito festeggiavano con evoluzioni militari e con sparo di fucilieri e di artiglieria, dalla piazza ov’erano schierate, e dalla Rocca, le II. RR. truppe. Nell’ore pomeridiane il sig. maggiore cav. Neuwirl, comandate militare della nostra Città e Provincia, colla nobile gentilezza che lo distingue invitava, per fare onore alla Maestà dell’Imperatore, e accoglieva splendidamente alla sua mensa le principali nostre autorità civili, e la sua ufficialità, e chiudevasi, il festeggiato giorno, collo spettacolo grandioso del nostro teatro di fiera, riccamente illuminato per ordine e spesa del nostro Municipio”.

Questa sorta di “ferragosto asburgico” poteva ulteriormente distinguersi anche per certe altre manifestazioni locali, espresse in assonanza al tenore della medesima circostanza, rispettivamente contestualizzate in una comune dimensione d’interazione con gli aspetti contraddistinguenti una condivisa dinamica di partecipazione, rivolta ad un’unitaria visione d’insieme, come, nel dettaglio della “Gazzetta di Mantova” di venerdì 20 agosto 1858, emerge, fra l’altro, nel dare pure visibilità ad alcuni particolari legati al territorio, fra il passato e presente della stessa casa regnante, sullo sfondo qui interessato anche ad una analogamente compartecipe presenza ebraica: “Regno Lombardo Veneto. Mantova 19 agosto. Jeri venne festeggiata in questa Città la fausta ricorrenza del giorno natalizio di S.M.I.R.A. Francesco Giuseppe I, nostro Augusto Sovrano. Alla mattina, verso le ore sette, le II.RR. truppe di guarnigione della Fortezza assistevano ad un officio divino nella piazza Virgiliana. Alle ore dieci, le Autorità civili ed i pubblici impiegati intervenivano alla messa pontificata nella Cattedrale dall’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vescovo, dopo la quale fu cantato l’inno di grazie. La stessa ricorrenza fu pure solennizzata, nell’I.R. Basilica di Santa Barbara, con pontificale tenuto dall’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Abbate ed Ordinario Cav. Basilio dè Corridori.
Anche nel Tempio maggiore di questa Comunità israelitica ebbe luogo una religiosa cerimonia, allusiva alla fausta circostanza.
Volendosi anche in Viadana segnalare con atti di pubblica beneficenza, cotanto accetti al paterno cuore dell’Augustissimo Monarca, la eventuale nascita desideratissima di un Principe ereditario, concertaronsi questa Deputazione Amministrativa e la Direzione di quel Monte – Pegni, per accordare la gratuita redenzione dei pegni non oltrepassanti le L. 2, e riferibili ad un anno dietro, non che per distribuire in ciascuna delle undici parrocchie costituenti quel Comune una dote, da L. 50, a zitella nubenda di morigerati costumi e di condizione povera; le quali lodevoli disposizioni vennero tosto sancite dalla tutoria Magistratura”.

Tra le peculiarità locali, relative, in quei giorni lontani, a ciò che, nel Lombardo-Veneto, risultava attinente a caratteristiche già largamente riconosciute in quelle affermate prerogative culturali che riguardavano le rispettate specificità nazionali, anche la figura di Alessandro Manzoni (1785–1873) della quale la “Gazzetta Provinciale di Brescia” di venerdì 20 agosto 1858 riferiva nella medesima pagina nella quale era dato puntuale resoconto della riuscita manifestazione celebrativa: “Brescia, 20 agosto. Il giorno 18 agosto, natalizio di S.M. Francesco Giuseppe I, fu giorno di serena gioia per tutti i popoli dell’Impero. Esso fu solennizzato nel nostro maggior Tempio col concorso del popolo, del clero, dei primati, nonché degli illustri Capi della provincia, dei magistrati e dell’inclita ufficialità. Tutti fecero voti all’Eterno per la conservazione del Capo supremo dello Stato. Il nostro Vescovo, assistito dai monsignori e dal clero della Cattedrale, vi officiarono. La nostra banda civica, schierata in bella mostra sulla piazza, rispondeva con armoniosi concerti alla sacra religiosa cerimonia. Nelle ore pomeridiane, il benemerito I.R. Delegato della Provincia, cav. Baroffio, accoglieva a splendido banchetto il fiore della nostra magistratura. Alla sera, poi, il Teatro venne splendidamente illuminato a cura del Municipio, ove, prima di cominciare lo spettacolo, venne cantato, dall’intero Corpo dell’opera, l’Inno dell’Impero. (…) “Milano 15 agosto. Lunedì, alle 3 e ½ pomeridiane, Alessandro Manzoni, perfettamente ristabilito in salute, partiva per la sua villeggiatura di Bruso. Oggi stesso abbiamo avuto di là nuovissime notizie. Il viaggio non apportò incomodo alcuno al nostro grande; ed in questi pochi giorni, la maestosa solitudine e la benefica aria della campagna incominciarono di già a rinvigorire anche lo spirito dell’amatissimo nostro poeta”.

Trattasi, con ogni probabilità, della villa di Brusuglio, frazione del Comune milanese di Cormano, dove lo scrittore risiedeva, in alternativa alla sua consueta dimora di Milano.

Lo stato di malattia del noto personaggio era stata considerato anche nell’uscita in stampa della “Gazzetta Provinciale di Pavia” di sabato 3 luglio 1858 che svelava la natura della sua temporanea indisposizione, ponendola al passo con un presunto ristabilimento in salute, avviato, cioè, sui segnali di una promettente prospettiva di guarigione: “(28 giugno) Alessandro Manzoni è convalescente. A così lieto e desiderato annunzio, è dolce cosa il poter aggiungere che l’ottima sua costituzione fisica, lo stato di sue forze, il modo con cui si eseguiscono le sue funzioni digerenti, e sovra tutto la mancanza di ogni fenomeno, che accenni a postumi lasciati dalla pregressa infiammazione polmonare, ci fanno sperare che la convalescenza non debba essere lunga, e che non debba venire ritardata di molto la consolazione di riaverlo anche completamente ristabilito. Dr. Pogliaghi”.

In questa diffusa considerazione generale, Alessandro Manzoni era stato omaggiato anche dall’allora governatore del Lombardo–Veneto, nella persona di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena (1832-1867), fratello di Francesco Giuseppe e, di lì a qualche anno, imperatore del Messico, secondo un riscontro ufficiale che veniva dato alla figura di uno scrittore di prima importanza, considerato nel composito scacchiere di una fra le nazioni che componevano l’Impero dove ogni peculiarità, come quella dell’illustre autore de “I Promessi Sposi”, trovava patria nelle rispettive diversità d’altrui culture fra le differenti realtà.

Un ruolo che si delinea in un’esplicita e formale testimonianza nella “Gazzetta Provinciale di Brescia” del primo giugno 1858, dove, fra l’altro, si riferiva che: “Regno Lombardo-Veneto. Milano 27 maggio. S.A.I. (Sua Altezza Imperiale ndt) il Serenissimo Arciduca Ferdinando Massimiliano, accompagnato dal sig. Duca Melzi, si recò jer mattina in carrozza alla casa di Alessandro Manzoni. Il sig. Duca in nome del Principe visitò la famiglia dell’illustre ammalato per chiederne nuove. Progressivo è il suo miglioramento, ma tale è ancora la debolezza, che, per delicato riguardo, volle S.A.I. (Sua Altezza Imperiale ndt) evitargli il pericolo di troppo viva emozione, visitandolo personalmente. L’augusto Principe differiva a sé stesso il piacere di conversare coll’uomo che non è sola gloria dell’italiana letteratura, ma di quant’altre fedelmente ritraggono le ispirazioni del Bello cristiano”.