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Jelena Petrovic Njègos, ossia Elena di Montenegro (1873-1952), in quell’anno, da quasi due lustri regina d’Italia, era personalmente intervenuta nelle operazioni di soccorso e di assistenza a Messina, funestata dal noto evento tellurico passato alla storia per una dolorosa ecatombe di particolare virulenza.

I sopraggiunti trentasei anni erano cominciati contestualmente a questo suo partecipe intervento umanitario, descritto dai contemporanei in quella sollecitudine esemplare che, nell’entità di un pubblico e di un fattivo interessamento, esordivano, nello sviluppo d’età della giovane sovrana, unitamente al merito riconosciutole attraverso l’esplicito pronunciamento dell’essere stata pure segnalata per una storica onorificenza, come attestava “La Sentinella Bresciana” del 10 gennaio 1909: “La proposta della Legione d’Onore alla Regina Elena. Parigi, 9. Un abbonato del Figaro propone che il governo francese abbia a manifestare l’ammirazione del pubblico per la Regina Elena decorandola della Legion d’Onore. Forse la proposta – dice l’abbonato – non è conforme alle regole del protocollo; ma che importa? La Regina stessa non ha forse dimenticato il protocollo il giorno in cui rimase contusa nello sbarrare la strada ai fuggiaschi che andavano incontro a morte sicura? Non ha forse dimenticato il protocollo, recandosi a curare personalmente i feriti? Il Governo francese si onorerebbe concedendo la preziosa onorificenza istituita per le azioni eroiche alla Regina Elena, l’eroica infermiera. Tutte le madri, tutte le donne di Francia applaudirebbero il gesto elegante. Il Figaro commenta così la lettera: Applaudiamo di tutto cuore la felice idea. Dando alla Regina Elena d’Italia la Croce della Legion d’Onore, il nostro Paese non manifesterebbe soltanto la sua ammirazione per un atto generoso, ma soddisferebbe un debito di gratitudine. Fra le vittime della catastrofe che ha suscitato il nobile coraggio della regina, v’erano anche dei francesi”.

Regina Elena
Regina Elena

L’otto gennaio, data effettiva del compleanno della regina, lo stesso giornale bresciano aveva informato relativamente al modo in cui, per quell’annata, la lieta ricorrenza risentisse della gravità ingenerata dai tragici frangenti che occludevano l’orizzonte entro gli incombenti esiti devastanti di una ormai patita calamità distruttiva: “Il genetliaco della Regina. I Sovrani non hanno voluto, nell’ora triste che il Paese attraversa, alcuna manifestazione esteriore di festa per il genetliaco della Regina Elena. Perciò oggi non ci saranno concerti lungo corso Zanardelli, né luminarie alla sera: ma tutti gli italiani innalzeranno ugualmente nell’intimo dei loro cuori, più fervidi i voti augurali alla Sovrana pietosa e buona”.

Lo scenario dell’ingente terremoto, verificatosi, di buon mattino, il 28 dicembre 1908, sembrava che potesse essere pure, in parte, evocativamente rappresentato dalla diretta testimonianza di un superstite bresciano, il capitano Giovanni Grazioli di Pontevico, condivisa con il suddetto giornale, mediante un’intervista, pubblicata nella fitta veste tipografica mediante la quale appariva divulgata, fra l’altro, nei primi giorni del gennaio seguente, nei drammatici termini di:“(…)...il porto, la città incantevole non eran più che un cumulo di rottami e di rovine fumanti sulle quali divampavano vasti incendi e regnavano la desolazione e la morte; la banchina era invasa da una torma di gatti e di cani famelici, dalle nere schiere dei corvi sui quali sui quali i soldati dirigevano vere salve di moschetteria. I feriti che morivano sulle navi e sui vapori venivano calati in mare e tanti ne ho visti galleggiare sull’acqua e sulle chiatte circondati da stormi che ferivano l’aria col gracchiare funesto (…).

La stampa dell’epoca, oltre ad informare, non si limitava a documentare la tragedia nazionale, ma, nella cronaca locale, rispettivamente segnalava, tra le necessità di quelle zone terremotate affacciate sul mare, l’iniziativa volta ad una sottoscrizione di solidarietà promossa per una raccolta di fondi, funzionale ad un aiuto sostanziale che, fra l’altro, stava attingendo dalle numerose manifestazioni espresse fattivamente, in tal senso, da località come Alfianello, rappresentativa, insieme a diverse altre del territorio, di un’efficace sostegno al tentativo di lenire le sofferenze dell’immane sciagura della quale “La Sentinella Bresciana” si occupava, in proposito, anche nella sua quotidiana tiratura editoriale del 9 gennaio 1909, rispettando la prima persona narrante di un recepito resoconto interessante: “Ci scrivono da Alfianello, 6 gennaio. Questo nostro paese, ha risposto con uno slancio mirabile al grido di dolore e di disperazione venuto dai nostri fratelli. Nel giorno di Capodanno, tutta questa buona gente, dal ricco al povero, offerse l’obolo del soccorso in Chiesa. Nel giorno seguente, i funebri rintocchi radunarono l’intero popolo nel tempio a pregare pace per i poveri estinti: maestoso il catafalco, sormontano dal nazionale vessillo abbrunato: alte e degne, vibranti d’amore e di fede, le parole del rev. Parroco, italiano nell’anima e nel cuore. Tutte le autorità, le scolaresche, non uno mancava alla mesta cerimonia. Domenica, poi, un Comitato percorse il paese, raccogliendo cospicue somme, così che in tutto si raccolsero più di 800 lire, di cui 100 del Municipio, 50 della Congregazione, il resto oblazioni private. Oggi, nel locale teatrino dell’Oratorio, i dilettanti, assistiti dall’orchestra di Pontevico, gratuitamente prestatosi con musiche e recite, coronarono l’opera della carità raccogliendo altre generose offerte. Onore al buon cuore di Alfianello – pace ai fratelli estinti – coraggio agli scampati dall’immane disastro!”.

Data lTerremoto_Messina‘apicale notorietà del suo ruolo istituzionale, se dal rurale territorio periferico scaturivano le proficue adesioni per coadiuvare i soccorsi dell’apparato statale, sulla regina Elena si focalizzavano, fra l’altro, le corrispondenti esternazioni di un rispettivo riconoscimento plurale, quale riuscita breccia aperta ad interagente intesa su un circostante panorama diplomatico internazionale che, ad esempio, faceva trapelare quanto la prima pagina dello stesso giornale, il 18 gennaio 1909, attestava, nella fattispecie di quell’esplicito omaggio che era ispirato ad una attinente e suffragata valutazione estera eloquente: “Una onorificenza di Francesco Giuseppe alla Regina Elena. Visite di riconoscenza dei sovrani. Vienna, 17. L’imperatore, in segno d’ammirazione per la devozione e l’abnegazione di cui ha dato prova la Regina d’Italia, per le vittime della Sicilia e della Calabria, le ha conferito la Gran Croce dell’Ordine di Elisabetta. Le insegne dell’Ordine saranno consegnate alla Regina con una lettera autografa dell’Imperatore”.

Non di meno, mentre qualche giorno prima era stata data notizia circa l’istituzione del “Patronato Regina Elena”, decretato per gli “orfani del terremoto”, nello spazio di lettura, attiguo a questa esplicitata informazione, la corrispondente edizione del giornale sopra considerato specificava telegraficamente la notizia, pervenuta a Roma il 14 precedente, che “L’imperatore Guglielmo ha conferito alla Regina Elena un ordine cavalleresco”.

Manifestazioni d’oltralpe che, pare, trovassero naturalmente pure conferma in un analogo e popolare sfondo nazionale, presente nella affermata tradizione di un’effettiva considerazione verso la sovrana, dal momento che il suo compleanno era sentita consuetudine fosse festeggiato in manifestazioni anche dislocate altrove, rispetto ai centri maggiori dove le emanazioni statali erano istituzionalmente concentrate, facendo trapelare, ad esempio fra le notizie dell’undici gennaio 1902, che “Pel natalizio della regina. Salò, 9. Nelle ricorrenze del genetliaco della Regina Elena, Salò era imbandierata. Alla sera gli uffici pubblici erano sfarzosamente illuminati e la piazza Vittorio Emanuele II ove ha sede attualmente il Municipio, presentava un aspetto imponente, sia per il bellissimo faro di luce elettrica che vi venne collocato davanti al Municipio stesso, sia per il grande concorso di pubblico. La brava musica sociale, risorta a nuova vita per le assidue instancabili cure del suo direttore sig. Agostino Grana gentilmente si prestò per la occasione, percorrendo le principali vie della città al suono di inni patriottici e seguita da una fiumana di cittadini applaudenti”.

Presente, fra l’altro, secondo una postuma attestazione relativa ad una voce della cultura devozionale cattolica, nella riconosciutale veste di “serva di Dio”, su questa sovrana, regina d’Italia fino al maggio del 1946, è, tuttora, aperto un processo di canonizzazione iniziato poco meno di un secolo dopo la sua morte, avvenuta in quell’esilio subìto per cui la carismatica ascendenza da lei esercitata in Italia non l’aveva però mai, del tutto, relegata.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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