Tempo di lettura: 2 minuti

Casalmaggiore, Cremona. Parte dall’arte intellettuale e concettuale di Fabrizio Merisi la riapertura del museo Diotti, dopo la pausa estiva, l’attività espositiva del museo riprende con una mostra dedicata alla ricerca artistica imprescindibile da quella antropologica ed etnografica dell’artista che a Pescarolo, Cremona, dirige dal 1996 il Museo del Lino. Dal 14 settembre al 13 ottobre, inaugurazione sabato 14 settembre alle ore 17.

A seguito dell’esposizione di alcuni dipinti e opere grafiche di Merisi nell’ambito di due
mostre collettive tenute al Museo Diotti nel 2012 (Infiniti piani. Danilo Montaldi, il Realismo esistenziale e gli artisti della “Botti”) e nel 2016 (Evviva Picasso!), è maturata l’idea di dedicargli una personale che consentisse una visione più articolata della sua pittura. Il progetto, giunto ora in porto, parte da quattro grandi opere recenti (2019) ed inedite sul
tema dei Corredi augurali che vengono fatte dialogare con dipinti, disegni, teche e installazioni realizzati dalla metà degli anni Cinquanta ad oggi che fungono da appunti, note e rimandi al suo lungo percorso artistico.

Un allestimento che punta a creare cortocircuiti, a puntualizzare temi, ad evidenziare continuità, pur all’interno di una costante ricerca di nuove soluzioni linguistiche. Per come è stata attentamente costruita, la mostra è un invito ad uscire dall’ovvio, e dalla facile e superficiale riconoscibilità degli stili, a cogliere più in profondità i moventi del lavoro dell’artista e a comprendere quale forza singolare abbiano le immagini e quale spazio possa avere ancora la pratica della pittura nella contemporaneità.

Museo del Lino, Pescarolo Cremona

Motivi iconografici ricorrenti, vasi e acquari stipati di frammenti di oggetti e di resti
organici marcescenti, teatrini intesi come vanitas-autoritratti, pesci feriti, prima dipinti poi
tradotti in forme tridimensionali essenziali, funzionano come allegorie e simboli della
condizione umana e di un disagio esistenziale che Merisi ha coltivato non da spettatore,
ma misurandosi corpo a corpo con le contraddizioni sociali e con gli aspetti più laceranti
del vivere.

L’emergere di un tema dominante, quello del pesce ferito, con sotteso legame simbolico col corpo di Cristo, pone in primo piano il valore sacrale della vita sottolineato, nelle opere più recenti, dalle pratiche, dalle cure e dai riti per il suo risarcimento. Ed è proprio la ritualità insita nei corredi augurali ad evidenziare il potere magico-catartico della pittura. Nell’opera di Merisi grande rilievo è attribuito alle piccole cose, agli oggetti d’uso, ai dettagli e ciò si coglie anche nella scelta dei materiali, costituiti per lo più da “frammenti” (tele imbottite e cucite, corde, gesso, legno, garza, cartapesta…), materiali eterogenei che vengono dalla natura e dal mondo del lavoro, segni tangibili di una civiltà legata a gesti e culti perduti.

CONDIVIDI
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *