A Ferrara si chiama “arcispedale”, con quel particolare suffisso che accresce la parola a cui è abbinato, con tutto quello che il sostantivo stesso, assegnatogli, sta a significare.

La struttura ospedaliera, ubicata in località Cona, alla periferia dell’antica città estense, reca, nella propria denominazione, l’appellativo agiografico che a sant’Anna riconduce una peculiare e conclamata dedicazione, eretta in capo all’ingente immobile, fuoriuscito dal lavoro titanico di un immane cantiere.

Fattibile di una certa impressione che ne abbraccia la visione diretta in uno sguardo complessivo catturato entro un monolitico scibile, quasi fosse una cattedrale in un deserto indefettibile, l’arcispedale sviluppa al suo esterno quello stile avveniristico che mantiene anche al proprio interno, in una vasta proporzione di ambienti diversificati, raccolti nell’impianto dei rispettivi servizi sanitari e di quelli ad essi complementari, in una omogenea soluzione d’insieme.

Rispetto a tutti, per la devota specificità di una prerogativa dedicata al trascendente, alcuni locali sono, invece, rispettivamente interessati a spazi dove potere professare la fede cattolica e ad altri ambiti, invece, riservati ad un diverso genere di culti, nella contiguità geometrica di uno sdoppiamento ricettivo, corrispondente alle accezioni di “Cappella dell’Annunciazione” e di “sala Multiculto” o di “stanza dei culti e del silenzio”, significativo, quest’ultimo, di una pluralità di ispirazioni, codificate in un registro devozionale a cui il luogo pare prestarsi in una plurale, sebbene distinta, condivisione convergente e spirituale.

culto ospedaliero estenseNell’ampia cappella, la presenza divina è effettiva, mediante la concomitante effusione sacramentale dell’Eucaristia, liturgicamente sussistente nel tabernacolo in relazione a cui, secondo i canoni cattolici, questo stesso sacro manufatto le appare tradizionalmente pertinente, mentre entrando, dal corridoio, attraverso la porta antipanico situata accanto all’ingresso della stessa cappella, si accede ad uno spazio dove, pare, aleggiare il “dio incognito” che San Paolo aveva notato nell’areopago ateniese, prendendo spunto da un’erma lasciata ad un libero arbitrio di riconoscibilità nei confronti dell’assortimento disponibile nel pantheon degli antichi greci, cioè lasciata senza una chiara individuazione di quale divinità le fosse coincidente, per affermare loro “Quello che voi adorate senza conoscere io ve lo annunzio” (Atti 17, 22 – 31).

In realtà, chi accede alla “sala del Multiculto” è messo nelle condizioni di sperimentare quali siano le proposte fideistiche presenti. Semmai, è la percezione di un implicito sincretismo fra le stesse confessioni religiose che, nonostante tutto, sembra vagheggiare, in tale contesto, un ritratto di come potrebbe essere intesa la natura del trascendente, nel modo in cui tale afflato divino appare relativizzato in un’equanime soluzione, di fatto aprioristicamente coesistente, tanto da potere fare, forse, pure denotare un profilo, fra diverse le religioni, equivalente.

Si possono trovare segni riconducibili all’Islam, come anche altri, invece, significativi del seguito professato a favore del protestantesimo delle Chiese Evangeliche Riformate Battiste che, quale emanazione enucleata da un comune ceppo cristiano, riporta, ancora in un alveo cristiano, la fede ad un contesto originariamente più nostrano.

Non di meno, pare che anche il buddismo dell’Istituto “Soka Gakkai sia, in un’altra forma, rappresentato, con alcuni elementi esplicativi che ne evocano le tracce di un’adesione conformatasi in una locale caratterizzazione, promanante da una esotica cultura religiosa giunta da un lontano altrove.

sala multicultoInsieme ad alcuni pannelli ed a varie pubblicazioni con riproduzioni calligrafiche arabe, correlate a quanto sembra sia necessario, fra tappeti, copricapi ed altro, per la preghiera coranica, quest’ambiente ospedaliero riserva, alla sensibilità dei pazienti di credi differenti, anche la generosa offerta di materiali divulgativi della Gideons International promossi a supporto delle Chiese Evangeliche, in un’opportunità di libera fruizione di alcuni testi biblici, per altro, per nulla estranei neanche agli stessi fedeli cattolici.

E’ disponibile, a tal proposito, presso la Chiesa Evangelica di Ferrara, al civico 82 di via Briosi, una pubblicazione attinente, a firma di Andrea Brucato, dal titolo “Cosa c’è di diverso?….tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Evangelica”.

Nella “Sala Multiculto”, a corollario di questa singolare convivenza centrifuga, una serie di disegni, esposti alle pareti, paiono concorrere a sviluppare il tema del soprannaturale, affrontato in un’imprescindibile accoglienza plurale che, d’altro canto, sembra faccia trasparire una pacata inflessione del tutto neutrale, anche nella rappresentazione visiva di alcuni aspetti del Creato posti in un metaforico riscontro ambientale, in modo da non scontentare alcuna sensibilità sollecitata a rappresentare la propria ispirazione in questo stesso luogo ospedaliero, approntato, perchè si possa, insieme ad altre, esplicare.

Possibile segno dei tempi, sembra si ricorra anche al concetto ovattato del silenzio, tale e quale lo stesso significato di quiete risulta espresso anche nel nome dell’interno che, alla stanza in questione, ha ispirato la scelta della denominazione di un preciso abbinamento di empirica soluzione, nel concatenare contestualmente questi disegni al medesimo significato con cui, nell’arcobaleno della varietà infinita, si lega la ricerca spirituale di un’ascendenza speculativa, messa in subordine ad una concordia induttiva di una armonia perseguita, nella fratellanza di una pace ad essa asservita.