Tempo di lettura: 5 minuti

depretis_piroscafoIl piroscafo si chiamava “Depretis”, come lo statista della seconda metà dell’Ottocento, a cui la navigazione gardesana, si era ispirata, in questo caso, nella scelta del nome, dedicandolo ad un famoso esponente della allora politica italiana.

La massa d’acqua sulla quale tale mezzo di collegamento navigava era quella del lago di Garda, scorrendo, da lontano, la sponda bresciana, lungo una montuosa litoranea che, pian piano, si svelava, sul tragitto intrapreso da tramontana, anche in quella giornata agostana.

Il servizio di trasporto dei passeggeri si avvaleva della dinamica trainante del motore a vapore che muoveva il robusto natante nella direzione verso la quale, inesorabilmente, andava ad incombere la sua robusta mole, in un’immagine viva e sbuffante a tutto spessore.

Una dinamica, con inclusa un’improvvisa ed una preoccupante battuta d’arresto, si era rivelata però essere quella accaduta il 18 agosto 1906, sulle acque ondeggianti fra Gargnano e Maderno, all’altezza di Bogliaco, dove un fragoroso scoppio in sala macchine aveva fatto temere il peggio, cioè che scoppiasse il piroscafo stesso, prima ancora che si vagheggiasse un possibile e salvifico approdo con un provvidenziale ormeggio.

Scrive, un non meglio identificato “Tosco”, in una sua corrispondenza di cronaca, scritta in una curiosa prima persona narrante e datata il giorno 19 di quel mese, tra le pagine de “La Provincia di Brescia” del 20 agosto 1906, rendendo palese al lettore il resoconto particolareggiato circa il fatto in questione: “Passato il confine austriaco, oltrepassati gli stupendi orridi di Tremosine e di Tignale, eravamo già entrati nella parte centrale del lago, dove, alla brullezza dei monti scoscesi, succede l’ampiezza del Garda colle sponde tappezzate di limonaie e di aranceti. Avevamo appena passato Gargnano, quando, improvvisamente si udì un rumore cupo ed una scossa che fece traballare il piroscafo nel quale placidamente navigavamo. Che è stato? È la domanda che quasi in tono convulso si sente sulla bocca di tutti: si corre alle macchine, esse sono ferme!. Il capitano che era appena sceso dal ponte di comando, esce frettoloso dalla sua cabina, indaga collo sguardo scrutatore, corre alle macchine, domanda informazioni cui si risponde che è successo un guasto irreparabile”.

In quel mentre, la natura circostante appariva poter soverchiare la regia umana, tutta presa nel proprio fugace e precario viaggiare, evocando scenari insondabili, come le oscure profondità stesse del lago che, per quel fatale colpo meccanico, potevano incutere gli atavici timori per l’incolumità dell’esistenza, suscitati da un triste e condiviso presagio, correlato all’ignota causa circa quel qualcosa che non era di fatto funzionato, durante la navigazione spinta sulla linea della scommessa contesa con l’elemento dell’acqua e con il superarne le fluide distanze, in una programmata ed in un’ormai sfidata percorrenza: “Da prua a poppa i viaggiatori sono eccitatissimi: lo spavento ha già invaso tutti: nessuno sa più cosa si dice, cosa si faccia. “Si va a fondo! Si va a picco! Aiuto!”. Un viaggiatore, eccitato al sommo, comincia a levarsi le scarpe per essere più agile nel nuoto e parecchi lo seguono nell’esempio. Vedendo che, nello stallo della macchina, esce molto vapore, si crede che la caldaia stia per scoppiare. Inutile esce dapprima la parola del capitano, che assicura non esservi pericolo alcuno; è inutile che egli si presenti calmo e convincente; i viaggiatori, vieppiù si eccitano; si confondono. Tra essi v’è chi impreca, chi piange, chi trema”.

Il percorso lacustre del “Depretis” che era partito dal territorio, in quell’epoca, ancora di pertinenza dell’Impero Austro Ungarico, circostanziato nella sua estrema propaggine meridionale trentina, dopo Riva del Garda, ricalcava, in parte, quello della cannoniera “Sesia” che, adibita a trasporto di passeggeri, era affondata, a circa due miglia a sud di Limone, l’8 ottobre 1860, proprio a causa dello scoppio della sua caldaia, come aveva sancito la versione ufficiale del tragico accaduto, alla quale pure era spettato il computo dei diciotto superstiti e dei quarantadue morti, tra quelli travolti dall’esplosione e gli annegati nel ventre plumbeo del lago increspatosi, alla sua superficie, in quell’incidente funesto.   

Circa mezzo secolo dopo, con ancora in uso i mezzi a vapore e con la costa lontana in una distanza consimile, pareva si stesse per verificare un’analoga situazione, se non fosse che, al contrario, il prosieguo dell’incidente di quell’estate del 1906, per il piroscafo accennato, si era proporzionato nei contorni di un effetto ben più calmierato, nelle conseguenze evitate di un dramma, in un’altra occasione, sperimentato, ed in questa circostanza, invece, scampato, come si evince nella continuazione della cronaca, secondo il giornale che attesta il comporsi di un affresco tanto concitato, quanto destinato a risolversi nel lieto fine sospirato: “Si vuol scendere a terra, si vuol sbarcare ad ogni costo. Tranquillizzato un po’ l’ambiente, il capitano – tenendo d’occhio che nessuno si lanci nell’acqua e cioè anche per timore che altri ne seguano l’esempio – comincia a fare le segnalazioni di soccorso e tosto si vedono partire dal porto di Bogliaco parecchie imbarcazioni che vengono alla nostra volta. E’ in tutti una convulsa tensione verso le piccole imbarcazioni, che tanto più sembra procedano lentamente, quanto più nei viaggiatori del Depretis è vivo e ardente il desiderio di abbandonarlo. Finalmente si sono accostate; una ressa di passeggeri si lancia alla scaletta; tutti vogliono passare; tutti vogliono scendere per primi, ma nessuno arriva a mettere il piede nella barca che ci aspetta. Occorre nuovamente l’energia del capitano Ricaldone che mette ordine ed avvia così l’operazione di trasbordo”.

depretisSalvi i passeggeri, sbarcati a Bogliaco, a soccorrere il “Depretis” sopraggiungeva, a tutto vapore, il piroscafo “Mincio” che conduceva, a rimorchio, il mezzo guastato fino a Peschiera del Garda per i solleciti provvedimenti di una già ipotizzata riparazione.

Dalla profusa operazione in poi, il “Depretis” avrà ancora vita sulle rotte invisibili del “Benaco” catulliano, fino a nuovamente assurgere a conosciuto e ad accogliente “compagno di viaggio” anche per memorabili gite collettive, come quella della compagine culturale del comitato di Brescia della allora “Società Dante Alighieri” che aveva riunito i suoi trecento soci a bordo di questo piroscafo, per una serena e peregrinante traversata tra le più amene sponde del lago nei loro suggestivi recessi, al fine di farne godere le amabili impressioni suscitate dai quei suggestivi contesti che si erano rivelati rappresentativi delle mete di uno fra i maggiormente significativi appuntamenti di questo sodalizio di raffinati patrioti per i propri consessi, in questo caso, contestualizzato fra le attrattive escursionistiche assaporate tra Salò, Garda, punta San Vigilio, Malcesine, Riva, Torbole, Limone, Campione, Gargnano, Bogliaco, Maderno, Gardone Riviera ed ancora nel golfo salodiano che il periodico l’Illustrazione Bresciana, del 16 aprile 1908, documentava, in uno scritto a firma di Giovanni Mantice, mediante la ricostruzione dei particolari vissuti e degli scenari veduti, durante quei piacevoli momenti, sperimentati fra la terraferma e la navigazione che, ad un unico incedere, si son trovati fra loro reciprocamente compenetrati e connessi.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *