Del diavolo se ne è parlato nel corso di una serata dedicata alla presentazione del libro che, già nel titolo, pone l’esplicita evocazione, di una chiara corrispondenza al tema che gli è implicito.

Il diavolo”, edito dalla “Morcelliana” , per la collana “Quaderni Teologici del Seminario di Brescia”, ha posto all’attenzione di un pubblico numeroso il lavoro svolto dai suoi tre autori, mons. Giacomo Canobbio, don Flavio Dalla Vecchia e don Raffaele Maiolini, nell’ambito di un’iniziativa ospitata nel chiostro di san Giovanni Evangelista di Brescia, nella specificità di un incontro che ha contraddistinto l’opportunità di un approfondimento culturale e spirituale coincidente, nel corso del 2014, con la giornata dedicata alla Madonna di Lourdes.

L’appuntamento, come da programma, è stato introdotto da Attilio Rossi, referente del “Centro Culturale Il Chiostro”, sviluppandosi in modo speculare allo studio, tradotto nella veste editoriale della pubblicazione, che è stato diffusamente interpretato dalle parole di mons. Giacomo Canobbio.

Il sacerdote bresciano, delegato vescovile per la Pastorale della Cultura e qualificato insegnante di teologia, ha relazionato a proposito dell’opera divulgativa di recente stampa ed ha pure interagito con le sollecitazioni dei vari interventi dei presenti, mossi da una sensibilità interrogativa, per una sintesi argomentativa, maturata in una condivisione collettiva.

Il relatore ha affrontato l’argomento in un nesso sia filosofico che teologico. Sullo sfondo si è palesata la constatazione che quanto attenga il diavolo non è inattuale, ma susciti invece una rinnovata valenza attrattiva nella società, anche in relazione al fatto che “in alcuni strati popolari si sia diffusa la credenza verso il diavolo collegata ad una devozione mariana, come a Medjugorje”.

In pratica, si tratta del culto a Maria, propugnato anche nella risoluzione di una “santa crociata” contro il male. Da un punto di vista filosofico c’è, da sempre, la necessità per l’uomo di attribuire un’entità a ciò che è negativo e deleterio, fin dal principio storicamente dualistico della contrapposizione manichea fra il male ed il bene, con il desiderio che quest’ultimo trionfi.

Da un punto di vista teologico, le sacre scritture illuminano circa le possibili definizioni del medesimo concetto di male che si rivela per i suoi stessi effetti e prende connotazione per il tramite delle opere corrispondenti che sono riversate nella storia umana, anche a prescindere dalla responsabilità dell’uomo, in quanto certi avvenimenti, dispiegatisi nel tempo di ogni epoca, possono denotare “circostanze che fanno sentire che siamo in balia di forze demoniache”.

L’imbroglio al quadrato” è il dubbio, instillato nell’uomo, che Dio lo stia imbrogliando. La tentazione è quindi quella di indurre a non fidarsi di Dio. Questa è stata pure la manifestazione primigenia da parte di quella “figura insidiosa che introduce il dubbio” nell’uomo.

Come attesta la Bibbia, recante metafore attinenti l’esperienza umana, all’inizio della storia dell’umanità si è verificato quanto di solito, a vari livelli, accade nella vita di ciascuno: il dubbio che deflagra nelle rispettive pertinenze nelle quali la chiamata alla verità è invece presente e fattibile nella sperimentazione del dono del libero arbitrio.

L’individuazione del diavolo, quale “principio seduttivo promotore di inimicizia e soggiogatore”, è nella frattura di una armonia pre-esistente, espressa metaforicamente nelle sue conseguenze attraverso la cacciata di Adamo e di Eva dal paradiso terrestre, in quanto creature che hanno ceduto all’insincera offerta del dubbio paludata dal demonio, di cui, nella qualità etimologica del termine, l’origine dal greco è nel significato di “forza che muove”.

Diavolo come “antipersona”, nel senso di “divisore che crea scissione tra le persone e fra gli stessi individui e Dio e che distrugge l’armonia che Dio ha pensato per gli uomini”, ma “Gesù manda in malora chi impedisce alle persone di comportarsi in maniera armonica”, dal momento che, come si legge nel Vangelo, “il principe di questo mondo è stato giudicato”, attraverso l’avvento del Messia che “è posseduto da una potenza maggiore che è quella di Dio”, grazie al quale è riaffermata “la ricostruzione dell’uomo e dell’armonia nelle relazioni comunicatrici del bene”.

A fronte di questa “realtà misteriosa e minacciosa che contrasta il bene di Dio”, i cristiani sono invitati a non avere paura, in quanto Cristo è risorto e, come esorta san Pietro nella sua prima lettera, sono sollecitati ad essere vigilanti, dal momento che “il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare”.

In relazione a questa forza spirituale, tale perché non tangibile, che è capace di agire per “dominare le persone”, l’esorcismo “non è un atto di magia, ma una preghiera, perché il Signore si manifesti alla sua creatura” e la liberi dall’oppressione che l’attanaglia, come è descritto nei Vangeli, l’obbiettivo dei quali è il promuovere il significato della figura di Gesù nella storia dell’umanità.

Nella diocesi di Brescia sono quattro i sacerdoti esorcisti. La presentazione del libro “Il diavolo”, nel chiostro di san Giovanni Evangelista, è avvenuta all’indomani della scomparsa di don Paolo Gabusi, sacerdote esorcista diocesano, con cui si rapportava a cinque il numero dei presbiteri titolari di questo specifico incarico da parte del Vescovo.

Sul profilo storico, anche il metodo empirico e scientifico, applicato allo studio del male, permette di fare riscontrare “alcuni fenomeni di disarmonia che la psichiatria non sa conoscere e spiegare, così come ci sono forme di male morale di cui non si riesce a dare una spiegazione”.

Nella tradizione cristiana la radice del male ha un proprio campo di spiegazione ed una causa che anche il profeta Isaia pare evocare nel paradosso di un’infelicità luciferina perenne, avvolta attorno al suo stesso imbroglio e riferita al fautore della ribellione originaria attuata nei confronti del Sommo Bene: “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra signore dei popoli? Eppure tu pensavi: salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!”.