Cremona – Presso il Cinema Filo di Cremona, nelle giornate di giovedì 25, venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 agosto verrà proiettato “Il diritto di uccidere”, un bel film diretto dal regista inglese Gavin Hood, con Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Iain Glen e Barkhad Abdi.

Il colonnello Powell guida a distanza una squadra di militari antiterrorismo nella cattura, in territorio kenyano, di una cittadina inglese che ha rinnegato il proprio Paese per il fondamentalismo islamico di Al Shaabab. Quando l’esercito, servendosi di droni, scopre la verità sui piani dei terroristi l’urgenza di fermarli con ogni mezzo diviene una priorità. Ma nei piani alti nessuno vuole prendersi la responsabilità di un attacco letale e dei suoi danni collaterali …

Quasi una rappresentazione teatrale, in cui su un tema destinato a dividere vengono esposti i diversi punti di vista. I tre poteri dello stato – militare, giuridico e politico – si trovano a dover prendere una decisione in nome del male minore. Qualcuno innocente, in ogni caso, si farà male. Hood non fa sconti, esibendo cadaveri tra le macerie senza morbosità, ma con il piglio verista di chi vuole ricostruire con la massima fedeltà una vicenda esemplare. Sulla guerra che è, e sulla guerra che sarà, soprattutto e purtroppo.

Senza negare mai la propria funzione di film che si presta all’apertura di un dibattito, il regista riesce umilmente a rinverdire i fasti di una forma di cinema troppo spesso trascurata. L’anacronistico film-caso di studio, figlio de “La parola ai giurati” di Sidney Lumet o, per restare in tema bellico, di “Orizzonti di gloria” di Kubrick, si riconfigura come dialogo socratico: una meticolosa ricostruzione dei fatti destinata a toccare dei nervi – politici, comportamentali, etici – scoperti e a rendere problematica una presa di posizione chiara che prescinda dalle ragioni dell'”altra parte”.

E il fatto che la sensazione di imperdonabile indecisione di fronte al dubbio morale che attanaglia sia ribaltata dallo schermo allo spettatore è fortemente voluto. Elementi che, uniti alle interpretazioni inevitabilmente impeccabili di Helen Mirren e Alan Rickman, elevano Il diritto di uccidere al di sopra dell’aurea mediocritas in cui rischia, colpevolmente, di finire relegato.