37803 (1)Scriveva Marcel Mauss, nel suo Saggio sul dono, che “il principio dello scambio di doni deve essere stato caratteristico delle società non ancora pervenute al contratto individuale puro, al mercato in cui circola il denaro, alla vendita propriamente detta e soprattutto alla nozione del prezzo, calcolato in moneta di cui è determinato il peso e il titolo” (Mauss, Saggio sul dono, 1923-24).

Ed in effetti l’antropologia ci offre molti esempi di società arcaiche presso le quali il dono getta le basi della società stessa. In queste società, per essere uomini prestigiosi bisogna donare, ed attraverso il meccanismo del dono si creano le relazioni sociali: l’assenza di garanzia di restituzione da parte di chi presta beni o servizi presuppone una grande fiducia nell’altro e l’altro si sente obbligato a restituire, quasi come se negli oggetti donati esistesse “un’anima” che li lega a colui che li dona e facesse sì che ogni oggetto, prima o poi, ritorni al suo proprietario nella forma originaria o sotto altra forma.

Questa formula si differenzia dal rapporto mercantile perché nel controdono emerge un aspetto sostanziale: la libertà di restituire senza vincoli di tempo o di entità. Ci troviamo all’isola di Utopia? No, alle Samoa: Mauss studiò il sistema economico e giuridico delle antiche tribù della Melanesia, della Polinesia e del Nord Ovest americano dove tutto si basava sullo scambio di doni che non consisteva solo in beni mobili o immobili, ma soprattutto in cortesie, banchetti, riti, prestazioni militari, donne, bambini, danze, feste, fiere e chi più ne ha ne metta.

Nella recente enciclica Caritas in Veritate, Papa Benedetto XVI esorta a far spazio al principio di gratuità, come espressione di fraternità, e a strutturare eticamente la sfera economica e i rapporti mercantili trovando posto alla logica del dono. L’economia globalizzata evidentemente privilegia la logica del contratto, eppure esistono alcuni esempi di sistemi locali che ancora si avvicinano ad un modello basato sul dono, certamente non il dono in termini assoluti idealizzato dal Cristianesimo, che è un dono senza aspettativa di ricambio e disinteressato.

Per esempio proprio in Italia, precisamente in Emilia-Romagna, nacquero circa vent’anni fa, e si svilupparono notevolmente, le prime Banche del Tempo, associazioni che si basano sullo scambio gratuito di tempo. Supponendo che una persona, socia della Banca del Tempo, abbia bisogno di manodopera o beni, potrà chiedere aiuto ad un’altra persona associata alla Banca, che a sua volta sarà rifusa del favore attraverso altri beni o servizi donati dallo stesso o da un altro socio della Banca, creando così un circolo di prestazioni gratuite il cui valore è calcolato in tempo ed accreditato su appositi conti correnti.

Ma anche analizzando la tipologia dell’impresa cooperativa, con l’impegno mutualistico, troviamo la logica di uno scambio reciproco di beni o servizi che incorpora, tutto sommato, una certa dose di gratuità e di libertà di controprestazione. Lo si vede soprattutto in quelle cooperative che valicano il confine della mutualità da e verso i soci e che riversano parte degli eventuali profitti in attività di valorizzazione dei territori a titolo gratuito e senza garanzia di ritornom, nell’ottica della responsabilità sociale.Se accantoniamo per un attimo i sentimenti nostalgici verso quell’arcaico passato in cui diverse società erano costruite sulla generosità, ed osserviamo bene la realtà che ci circonda, possiamo vedere che quel retaggio emerge eccome e sotto diverse formule, che però, spesso, sono offuscate nella nebulosa del sistema utilitaristico.