Nei giorni dell’Unità d’Italia
Un ragazzo di Paderno assiste i feriti della battaglia di Solferino e S. Martino del 1859 ricoverati all’ospedale di Travagliato.

Drappo_COPERTINA“Il drappo” – racconto di Gianluigi Valotti, a cura del prof. Giovanni Quaresmini, che è anche autore dell’introduzione storica, con illustrazioni di Luigi Casermieri, Fiorenzo Delbono, Mario Emilio Ferrari e Oscar Di Prata, per le edizioni della Compagnia della Stampa Massetti Rodella – verrà presentato venerdì 3 febbraio, alle ore 20,30, nella sala Nicolini di via Marconi-Piazza Libertà a Travagliato con la partecipazione del vice-sindaco di Travagliato Simona Tironi, l’assessore alla cultura di Paderno Luca Sola, e i giornalisti Claudio Baroni e Gianpaolo Laffranchi, mentre i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Travagliato leggeranno alcuni brani del libro. Tra i patrocini, oltre a quelli dei Comune di Travagliato e Paderno Franciacorta, anche quelli della storica Società di Solferino e S. Martino, Le souvenir Français, Le Souvenir Napoléonien, Incontri Franco-Italiani, Fondazione Laudato Sì, Fondazione Raphael e Fondazione Mamré. La popolazione è invitata.
Il racconto non nasce dalla fantasia, ma è stato conservato e tramandato, di generazione in generazione, dalla famiglia del protagonista.

Lo ha scoperto Gianluigi Valotti che, da anni, ricerca e indaga tra le carte d’archivio e i ricordi delle persone del suo paese per far emergere la memoria palpitante del passato; la sua passione lo ha portato ad incontrare vicende che soltanto una percezione d’animo sensibile può riuscire a cogliere.
Si tratta di una testimonianza orale, di un minuscolo frammento, apparentemente insignificante, ma che si inscrive come una goccia nell’oceano degli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia.
Il piccolo protagonista ha vissuto nell’ospedale di Travagliato, dove furono ricoverati diversi feriti della battaglia di San Martino e Solferino, un accadimento che lo segnerà profondamente e che costituirà una sorta di riscatto sociale per la sua situazione di “negletto”, figlio di n.n.
La vicenda è subito raccontata: un ragazzo di Paderno, mentre si trovava nell’ospedale di Travagliato per prestare la propria opera di soccorso, assiste al decesso di un soldato francese che, poco prima di spirare, gli consegna in dono la bandiera che ha difeso con onore sul campo di battaglia di Solferino. Quel ragazzo rimarrà profondamente colpito da quel gesto, destinato a rivestirsi di significati ancor più profondi nella soggettività del protagonista che si trovava nella precaria situazione di orfano.
Sullo sfondo di questa microstoria si stagliano gli avvenimenti che portarono all’unità d’Italia e dei quali Travagliato è uno dei paesi che ne serba ampia memoria.

Il 17 giugno 1859 a Travagliato si incontrarono Napoleone III e Vittorio Emanuele II per tenere un consiglio di guerra. A documentazione dell’evento esistono anche alcuni disegni eseguiti da artisti al seguito dell’imperatore.
Ma Travagliato ebbe un ruolo anche nei giorni immediatamente successivi ai combattimenti di Solferino e San Martino accogliendo nel suo ospedale diversi feriti. Infatti, subito dopo le sanguinose battaglie di Solferino e San Martino, che si svolsero venerdì 24 giugno 1859, si presentò ai soccorritori uno spettacolo agghiacciante. Sul campo giacevano migliaia di morti e di feriti e sarà proprio a seguito di questo evento drammatico che a Henry Dunant verrà l’idea di fondare la Croce Rossa. Iniziò subito, e durò almeno una ventina di giorni, una dolorosa via Crucis nelle nostre contrade con carri e carretti anche rudimentali per il trasporto dei feriti e dei malati che furono accolti negli ospedali di Brescia ed altri numerosi paesi tra cui Travagliato.

Travagliato accolse una ventina di feriti, anche se era preparato per ospitarne un numero ben più rilevante.
Sette di quei soldati, ricoverati all’ospedale di Travagliato, vi morirono: due francesi e cinque sardo-piemontesi, come emerge dal registro mortuario della Parrocchia di Travagliato. Si tratta degli artiglieri francesi Morel Francesco Ferdinando, Bremand Augustin, e dei soldati del Reggimento cavalleggeri di Saluzzo Taucoz Giuseppe, Berta Emilliano, Piras Effisio Luigi, Magni Delfino, Monticoni Giacomo.
“Ora, a tanti anni di distanza da quelle vicende, emerge dall’oblio questo minuscolo racconto che testimonia il contatto per vie misteriose tra due esistenze: l’una, quella del soldato francese, che si chiudeva e l’altra, quella del ragazzo di Paderno, che si stava dispiegando alla vita, angustiato per essere figlio di n.n., ma certamente più fortunato di quel tamburino austriaco quindicenne, sepolto al Vantiniano ed al quale è dedicata questa pubblicazione- scrive, tra l’altro il curatore della pubblicazione..
Si riaccende così la fiamma del ricordo, mentre viene dischiusa una piccola crepa nel massiccio ed ingrato muro della dimenticanza. La microstoria ha anche il pregio di irrorare con il suo filo di luce quella più generale che portò alla perigliosa unità d’Italia”.