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Milano. Il progetto Science For Peace è nato su iniziativa di Umberto Veronesi nel 2009, per sottolineare che la scienza può e deve contribuire con azioni concrete al raggiungimento della pace. L’edizione 2019 di Science For Peace è in programma il 15 e 16 novembre presso l’università Bocconi con un titolo provocatorio: “Il fascino pericoloso dell’ignoranza”.

La Conferenza Internazionale Science for Peace è un’iniziativa concreta da parte dei protagonisti del mondo scientifico, della cultura, delle istituzioni e della società civile. Quello che sembrava un progetto utopistico, riunire i migliori scienziati per discutere e realizzare progetti di pace, è da dieci anni una realtà concreta, in Italia e nel mondo.

L’ignoranza fa parte della nostra vita. La complessità del mondo in cui viviamo ci condanna ad un’esistenza di conoscenze limitate. L’uomo, nel corso dei secoli, non si è però rassegnato a tale condizione, ma, al contrario, ha utilizzato le sue migliori energie per ideare un metodo, il metodo scientifico, che gli permettesse di fare grandi progressi nella conoscenza del mondo fisico e sociale.

Nella undicesima edizione della Conferenza Mondiale Science for Peace, con l’aiuto di esperti di fama internazionale, cercheremo di rispondere a queste domande:

• Come contrastare il fascino pericoloso dell’ignoranza?
• Come aiutare i più giovani a seguire la loro naturale curiosità?
• Come stimolare la voglia di sapere?
• Quali percorsi di conoscenza sono adatti alla società contemporanea?
• Che importanza ha la memoria storica?
• Quali responsabilità hanno gli intellettuali?

A partire da Socrate e dal suo paradossale “so di non sapere”, l’ignoranza si è così trasformata in qualcosa di nuovo, qualcosa di generativo. L’ignoranza socratica, un’ignoranza intesa come consapevolezza del fatto che non esiste una verità definitiva e immutabile, è infatti il motore della scienza. È una docta ignorantia che ci sprona a ricercare una verità che tuttavia può continuamente essere rimessa in discussione perché non si manifesta mai nella sua versione definitiva. La consapevolezza di tale ignoranza, il sapere di non sapere, diviene così il primo passo verso la conoscenza.

Esiste però un’ignoranza pericolosa: è l’ignoranza che manca di consapevolezza. Il “non sapere di non sapere” (la doppia ignoranza) ha un fascino pericoloso: ci culla tra le sue braccia oziose, non richiede alcuno sforzo, non genera frustrazione. Ci porta ad accontentarci del poco che sappiamo e a supporre che sia tutto ciò che serve sapere. Questa ignoranza spesso porta con sé arroganza e disprezzo per la conoscenza. Reputa inutile la cultura, lo studio, l’approfondimento. E così frena, imprigiona, impedisce di aprirsi al mondo e ostacola il progresso. Spegne il motore della scienza, anche della scienza medica che, nel corso degli ultimi secoli, ha permesso alle nostre vite di allungarsi e di scorrere più serenamente.

E proprio ad un caso di ignoranza generativa in medicina è dedicata la seconda giornata della Conferenza Mondiale Science for Peace: l’immunoterapia. “Io non vedrò un mondo senza cancro, ma chi verrà dopo di me sì”, era solito dire il Professor Umberto Veronesi. Aveva ragione. La spinta verso il sapere data dalla consapevolezza socratica ha portato migliaia di scienziati e ricercatori, nel corso degli anni, a cercare cure per malattie fino ad allora incurabili. Per alcuni tipi di tumori, infatti, sono oggi disponibili dei trattamenti che permettono di allungare la vita dei pazienti in maniera insperabile solo qualche decennio fa; per altri, disponiamo di strategie terapeutiche che utilizzano il sistema immunitario del paziente rendendo il cancro sempre più vulnerabile alle nostre difese immunitarie.

Come il caso della cura dei tumori dimostra, l’ignoranza, quando accompagnata dalla consapevolezza e dalla volontà di superarla, può generare risultati strabilianti, che possono cambiare la vita a migliaia di persone. L’ignoranza inconsapevole è invece sterile e financo dannosa.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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