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Mantova – Chi è il “re” di “internet of things” (IoT)? Chi detiene questo titolo, nell’essere, cioè, meglio funzionale a quel sistema di raccolta dei dati che corrisponde, nell’accennato termine inglese, all’internet delle cose? E’ l’ormai onnipresente telefono cellulare che “offre meccanismi naturali per generare informazioni”.

Tale definizione è, fra l’altro, emersa nel corso del convegno dal titolo “Guardare la città del futuro attraverso l’internet delle cose”, tenuto, presso l’aula magna dell’Università di Mantova, dal prof. Marco Mamei, professore associato del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’Università degli Studi di Modena e di Reggio Emilia, nel più articolato contesto della manifestazione “Mantova Scienza” che l’autunno del 2018 ha sviluppato nella prima metà di novembre, secondo alcuni interessanti appuntamenti culturali, proposti nell’antica città dei Gonzaga.

Circostanza utile anche per un’opportunità formativa della piattaforma “Sigef” dell’Ordine dei Giornalisti, per una significativa riflessione sul presente e sulla tendenza di un avvenire incombente, per quanto concerne l’inesorabile progredire di una svolta incipiente.

Nell’indicare le invenzioni del Sedicesimo e del Diciassettesimo secolo, come, ad esempio, quella del telescopio, per un’osservazione astronomica, e, quindi, per una fattibile raccolta di dati rilevabili in uno specifico contesto, il prof. Marco Mamei ha, analogamente, assimilato tali pregresse innovazioni a ciò che, da un certo tempo, è presente nella società odierna, per un concomitante ritorno di erogazione di informazioni.

E’ questo il campo d’applicazione della cosidetta “rete”, prerogativa informatica che pervade, ormai, a vari livelli, le più disparate pertinenze d’interazione con i sistemi maggiormente evoluti a riferimento di quelle corrispondenze di servizi che risultano posti a reciproca utilità fra utenze e gerenze.

In pratica, attraverso la rete e, nello specifico, mediante apposite applicazioni di rilevazione dei dati, si ingenerano numerose informazioni, sia generali che particolari, a diversi gradi d’interesse per i fini più disparati che vanno, ad esempio, dal commercio, alla sicurezza, dalla statistica, alla sociologia, fino al monitoraggio dei riscontri espressi sul campo, rispetto all’avvenuto intervento di una serie di variabili gravitanti in un innesto, ovviamente, esercitato su sistemi sociali organizzati.

Non è solo il caso del cellulare, ma possono pure essere altre le forme di questo strisciante indotto di rilevazione dei dati, in metodiche più o meno appalesate che, cioè, variano, a seconda di quanto siano oppure no dichiarate, ed, in questo modo, aprioristicamente evidenziate o meno, a quanti possono incappare nel raggio d’azione delle loro rispettive applicazioni installate.

Ad esempio, le telecamere di vigilanza, una volta segnalate, annunciano l’inderogabile loro effetto sulla raccolta delle immagini che da esse vengono immagazzinate, fino a poter contemplare, nell’ordine di tali iniziative di incetta di informazioni, anche peculiarità circoscritte a nuove strumentazioni, come, fra le altre, la “Danish wheeel”, ovvero “la ruota danese” che, nella fattispecie di una normale bicicletta, è montata su tale veicolo ecologico, per monitorare un insieme di dati ambientali, come la qualità dell’aria, sottintendendo però, nel suo genere tecnologico, una serie di potenziali applicazioni ulteriori, anch’esse funzionali a dare riscontro anche alle indagini magari suscitate da tutt’altre ispirazioni.

Osservando la natura della spesa, effettuata nei centri commerciali mediante l’uso digitalizzato, alle casse, del pagamento effettuato, alcune azioni di implementazione commerciale hanno scorto il concentrarsi, in alcune giornate della vendita, di una serie di prodotti maggiore che in altri periodi d’apertura, pure rilevati durante la settimana, potendo utilmente constatare a cosa puntare di più, per meglio promuovere la vendita di ciò che alla natura della clientela è risultato maggiormente congeniale.

Caso questo, citato in aula magna, nel corso della trattazione del tema da parte del prof. Mamei, della maggior vendita di pannolini e di birre nei fine settimana, piuttosto che in altre giornate, indicativo del fatto che molti papà si recano a far compere nei week end, pensando ai propri piccoli bebè, ma anche alla piccola soddisfazione di curare, con il privilegiare certe bevande, le proprie abituali mescite domestiche.

Che dire, poi, della rilevazione della maggior concentrazione di persone in un dato contesto abitato, per il tramite di ciò che ai dispositivi dei cellulari risulta inscindibilmente collegato?. Con una certa applicazione, si riesce a sapere, per il tramite della rilevazione delle utenze attive, a livello della portabilità telefonica in funzione, dove è concentrato e come si sta evolvendo il flusso delle persone in una data area, in questo caso, oggetto capillare di osservazione, alla regia di chi svolge tale operazione, per il recepimento di una somma di dati, nel verso di una corrispondente opera di elaborazione.

I passaggi di “internet of things” sono, rispettivamente, “Sensing”, “Computing” e “Actuating”, significando la ricorrente progressione fra rilevamento dei dati, il loro riordino in una ragionevole raccolta parametrata ed il successivo utilizzo degli stessi, secondo una logica adottata.

Questa realtà, al di là del mero riscontro oggettivo della funzionalità di quanto emerge in uno dato spettro codificato, generalmente indicizzato in un ambito collettivo e generalizzato, apre anche a riflessioni sull’etica, particolarmente legate al valore della tutela della dimensione privata di ogni individuo, come pure, fra l’altro, alla deontologia valoriale che dovrebbe essere praticata nell’approccio ad un lecito uso responsabile dell’accesso alle informazioni, come, ancor prima, a quanto possa rappresentare un argine ad un’eventuale arbitrarietà nella messa in atto di determinate applicazioni, per intercettare, anche implicitamente, un cospicuo bagaglio di conoscenze, raccolte per essere utilizzate nell’immediato, ma anche nel breve periodo, come pure, a posteriori.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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