Tempo di lettura: 3 minuti

Katowice, Polonia. Si è abbassato il sipario sul negoziato 2018 del Cop24 sul clima, che doveva approvare le nuove linee guida sul futuro del nostro fragile pianeta. Ma sembra che sul palcoscenico siano rimaste poche decisioni, o perlomeno al ribasso rispetto a quello che ci si aspettava, a fronte dell’evidente problema dei cambiamenti climatici che sono oramai sotto gli occhi di tutti.

Secondo la International Press Agency “Sebbene sia stato definito “robusto” dall’ONU, il libro delle regole che il mondo ha scritto per contenere l’aumento delle temperature non sembra in realtà particolarmente ambizioso. Il testo è frutto di un’enorme sforzo diplomatico, come dimostra il continuo spostamento in avanti della sessione finale, e non pare lasciare margini per un’effettiva revisione degli impegni presi, nonostante la comunità scientifica abbia più volte ripetuto che i contributi di riduzione definiti da ciascun Stato (i cosiddetti NDC) sono del tutto insufficienti a raggiungere l’obiettivo previsto dall’Accordo di Parigi. Questa l’opinione concorde di tutte le organizzazioni ecologiste presenti come osservatori a Katowice, che hanno seguito le due settimane di negoziazioni restando ben oltre la chiusura, inizialmente prevista per venerdì pomeriggio.

Il summit dell’Onu sul cambiamento climatico ha vissuto infatti momenti di forte stallo che hanno impedito di arrivare all’approvazione del testo finale entro i tempi stabiliti. La bozza di documento presentata giovedì notte lasciava ancora aperti molti punti di discussione, in particolare sulla finanza climatica e sui sistemi di monitoraggio e comunicazione degli impegni assunti da ciascun Paese per la riduzione delle emissioni. Così la fumata nera di venerdì sera, giorno in cui si sarebbero dovuti chiudere i lavori, ha destato non poca preoccupazione su un possibile fallimento dei negoziati.

Nel corso della Conferenza una fase di acceso dibattito è scaturita dalla contrarietà di Russia, Usa, Arabia Saudita e Kuwait nel “dare il benvenuto” al rapporto speciale dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, che in modo chiaro ha indicato la strada per evitare l’aumento delle temperature, ossia attraverso la riduzione del 45% delle emissioni di gas serra entro il 2035 e tramite l’azzeramento totale entro il 2050.

Investire in tecnologie low carbon, rinunciare ai combustibili fossili, nuovi investimenti per le politiche energetiche e climatiche, passando per nuovi sistemi di trasporto e agricoli sono alcune delle azioni concrete da mettere in atto. Un cambiamento radicale, una precisa direzione politica che i big del petrolio hanno faticato ad accogliere, al massimo erano disposti a “prenderne nota”.

I delegati di questi quattro Paesi hanno cercato dunque di ostacolare l’approvazione del testo finale, orientato a modificare le politiche energetiche degli Stati, e che dovrebbe portare i governi ad adottare misure efficaci per arrivare all’abbandono dei fossili. Uno scontro tutt’altro che terminologico. Proprio su questo punto, qualche giorno fa, durante una plenaria del vertice, Ralph Regenvanu, il Ministro degli esteri di Vanuatu, Stato insulare dell’Oceano Pacifico – uno dei Paesi più colpiti dalle conseguenze del riscaldamento globale – ha alzato la voce: “Si può recepire, annotare o vergognosamente ignorare completamente la scienza – ha dichiarato Regenvanu – resta il fatto che è catastrofico per l’umanità, e i negoziatori che bloccano un processo significativo in questo senso avranno molto sulla loro coscienza”.

Nei giorni scorsi allo Spodek, luogo dove si è svolto il vertice, la voce dei movimenti e delle Ong è cresciuta soprattutto alla vigilia della chiusura della Cop con incontri istituzionali, uno tra tutti quello avuto con il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, il quale ha dato spazio alle associazioni giovanili e alle realtà gender. 

“I giovani hanno tutto il diritto di parola sul clima – ha dichiarato Guterres – perché il riscaldamento globale toccherà più loro che la mia generazione”. Negli ultimi giorni di negoziazione i corridoi dello Spodek sono stati teatro di azioni dimostrative e proteste pacifiche per sollecitare i governi a prendere decisioni e ad attuare le raccomandazioni della comunità scientifica.

Venerdì 14 dicembre, giorno conclusivo della Cop24, gli studenti polacchi, insieme alla fondazione Avaaz, hanno organizzato uno sciopero, un climate strike, all’entrata della Conferenza Onu. Un coro di ragazze e ragazzi ha cantato ai grandi della terra le preoccupazioni delle future generazioni per le sorti del pianeta. “Chiediamo di agire ora contro il climatechange. Non abbiamo altro tempo! Quello che verrà deciso qui a Katowice riguarderà il nostro futuro“. Queste le parole di Marta Palinska, giovane studentessa di Katowice.

CONDIVIDI
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *