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Ritorno fino a fine anno nella natia Peschiera del Garda per il famoso pittore Athos Faccincani, mediante una sua mostra personale allestita nella “Palazzina Storica” di questa località veronese del Basso Garda dove quest’artista ha allestito una rappresentanza significativa della propria feconda parabola creativa.

Le ambientazioni delle sue tele sono ispirate a luoghi tanto del litorale e dell’entroterra gardesano, quanto, delle più disparate geografie sparse in ogni dove, le piacevoli scene che ne contraddistinguono l’insieme, risultano rispettivamente condivise, sia in vedute cittadine che nella natura coltiva, per il tramite delle efficaci aperture coloristiche dalle quali risultano intrise.

Pittura gestuale, colori ad olio, tele rigorosamente incorniciate nella raffinata esclusività di un unico stile che, al bianco, affida il costante contenimento strutturale di un medesimo scibile, l’arte di Athos Faccincani è affascinante tripudio cromatico di quella accattivante immediatezza espressiva dove la forza compositiva è un tutt’uno con la personale e con la inconfondibile versione espressionista, grazie alla quale l’opera stessa risulta costituita.

Trattasi di pennellate decise, senza apparente ripensamento e senza la percezione che vi siano stati forzati artifizi di studi preparatori o di tentennamenti a posteriori, in quanto i dipinti esercitano l’impatto subitaneo di una potenza di immedesimazione entro ciò che vedutisticamente rappresentano, come se fossero stati creati di getto, secondo un’incontenibile rivelazione di bellezza, circa il privilegiarne l’appagante gusto di una rasserenante e di una pacata compostezza.

Penetranti ed avvolgenti, le opere di Athos Faccincani esercitano un’ammiccante ricettività sensoriale, dal momento che, nel farle proprie, osservandole, si trova sempre uno spontaneo motivo di accasamento e di connaturata persuasione, circa l’effetto convincente di un possibile assecondare, in una rapita ed in una estemporanea emozione, la vivace potenzialità di un godimento interiore, evoluto a cifra compartecipe del dipinto stesso, a cui corrispondere una aggiogata e favorevole attenzione.

In realtà, c’è tutto un lavoro non indifferente nei manufatti di questo pittore che da numerosi anni ha codificato un proprio riuscito stile d’elezione, dal momento che nulla vi si improvvisa, ma, pur nella frazione di una scintilla di ispirazione, appare esercitata sulla tela un’applicazione certosina, per rendervi omogenei gli elementi fondanti una scelta tematica che è funzionale ad una armoniosa e poetica estrinsecazione effettiva.

Più bello del vero, più vero del certo, il mondo pittorico di Athos Faccincani è, fra l’altro, metafisica di libertà e di bellezza, scevra dai residui di quella coesistente resistenza al rilascio di una realtà così perfetta da non avere ombre a rovescio della propria stessa attrattiva e suadente consistenza.

Quasi fosse un lavorìo sulla pietra grezza, questo pittore pare riuscire a condensare un messaggio spiritualmente candido e disarmante, nell’assecondare al reale la via di una ancora suadente e riconosciuta bellezza.

Ci riesce, con quella disinvolta gestione coloristica che, insieme ad una padronanza eccellente della figura, è sempre irradiata da una luce celestiale, forse dei primordi del Creato, o, più semplicemente, per lo più, orientata al massimo fulgore di uno zenit, pari ad un incontenibile luminosità, tipica di una vivida e vibrante dimensione.

Certamente, le scene di mare, come la Grecia insulare o l’Italia meridionale, ci stanno a pennello, per via della generosità di luce esaltante l’azzurro marino ed il diafano comporsi delle facciate delle case, assolate in un estivo squarcio mediterraneo adamantino, ma non di meno, l’autore riesce a fare calzare, a tale impianto compositivo, anche quegli ambiti che, a queste località marine, sono di fatto estranei, secondo quel diverso radicamento territoriale che su differenti schemi fondanti appare altrove condiviso.

Alla “Palazzina Storica” di Peschiera del Garda, al civico 1 del Parco Catullo, in contemporanea con un’altra contestuale esposizione dell’artista Giuseppe Amadio, la mostra di Athos Faccincani, con orari d’apertura dal martedì al venerdì, dalle 14e30 alle 19 ed il sabato e la domenica dalle 10 alle 19, ha vedute d’affaccio prospettico sulle località più disparate, da Venezia a Positano, dalle campagne alle città, dai motivi floreali alle porzioni di sparuti abitati, secondo una oggettivazione di versatilità ricognitiva dove l’artista ci mette il proprio carisma compositivo, in una narrazione espressiva sempre aderente ad una viva contemporaneità cristallina.

Il messaggio di cui questi dipinti sono intrisi pare che sia legato ad una rinnovata speranza nella bellezza ritenuta pure compresente nell’attualità contingente: basta saperla trovare e sperimentare, in modo da materializzarla, anche come un’onirica visione d’insieme che si fonda nella modalità di fiduciosa osservazione che la trattiene, per la quale la vibrazione cromatica delle tele assurge a sprone della vita, in un assolato anelito metaforico di immagine che è stemperata artisticamente nella suggestiva pulizia di luci, sempre terse ed invitte.

Tutto ciò, anche nei dipinti che non ineriscono vedute aperte, come queste sono in scenari d’ampio respiro, nel modo in cui l’autore ne sviluppa i particolari in dipinti anche di grande dimensione, ma pure nel lavoro pittorico dedicato a scene, spesse volte avvinte ad un particolare, come può, fra altri possibili esempi, essere il lavoro nei campi, oppure un interporsi di fiori, attraverso un profilarsi di aspetti, desunti nel loro circoscritto contesto, ma sempre legati ad una persistenza vitale incombente.

La rifrazione cromatica delle opere di Athos Faccincani vuole la vita ad illustrare quella raffigurazione che, anche grazie a questa generosa tavolozza di colori, risulta bene conseguita, nella robustezza di una densità omogenea e coerentemente complessiva.

E’ ciò che non può che imputarsi ad un implicito auspicio d’ampio e di corroborante sfondo, perché tale inno alla vita sia veramente irradiato da cotanta rivelazione compositiva pure nell’esperienza di ognuno, nel nutrimento di quanto, ad esempio, cantava Domenico Modugno, intonando “Meraviglioso”.