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Il prugnolo s’è proprio stancato di quest’inverno e tra la sera e la mattina d’un giorno quasi tiepido di questo marzo così piovoso s’è vestito di bianchi fiorellini. Ora a vederlo là in mezzo al filare di scure e scheletriche robinie sembra una giovane sposa dalla candida veste pronta per il talamo. Non ha dato retta al proverbio: “di venere e di marte ne si sposa ne si parte”, ha indossato l’abito bianco, deciso a scrollarsi di dosso l’appiccicosa e insulsa stagione invernale.prugnolo 3

Mancavano pochi giorni alla primavera, intorno tutto taceva anche il fermento che fa serpeggiare gli ormoni di rumori animaleschi. Ma il prugnolo non ha aspettato le grida delle rondini e il ritorno dell’usignolo. S’era letteralmente “rotto” dell’impersonale invernata fatta di giorni grigi tutti uguali, con leggere brume di polveri di plastica e promesse di neve mai mantenute. E’ fiorito e basta.

Quando l’ho notato in fondo al viale campestre m’ha ricordato la “donzelletta che vien dalla campagna, al dì di festa”. Tutto solo nel grigiore ardesia del pomeriggio. Il suo tronco contorto conta diversi anni, seppur piccolo tra le esuberanti robinie è qualche lustro che dice la sua all’arrivo della primavera.

Sono lontani anche per lui i ricordi di quegli inverni, inverni sul serio, dei ghiaccioli luccicanti come cristallo di Murano che pendevano dai coppi del pollaio a nord del cascinale, della neve, tanta neve che sfidava i suoi coriacei rami a braccio di ferro. Le nebbie dense come ovatta nelle sere di Santa Lucia e il gelo che spaccava le zolle nei giorni della merla. IMG_0112

Non ci son più gli inverni d’una volta, vai a saperlo, sarà per quell’effetto serra di cui si parla tanto, per l’ondata di  cemento e di inquinamento arrivati in pianura come un diluvio biblico.

Mi vien quasi voglia di parlargli a quel prugnolo ardito, che se ne frega delle previsioni catastrofiche gracchiate dalla televisione e quando gli gira cambia abito e buonanotte a tutti. E poi chissà come c’è finito lì, nel mezzo di quella lunga fila di piante, chissà ?

Magari è stato un anziano a passeggio, ne passano sempre tanti nella stradina che poi gira e scende al fiume; sarà stato lui a sputare il nocciolo d’una prugna selvatica che poi ha attecchito. Si sa i vecchi hanno sempre qualcosa da mangiare, continuano a tenerla in movimento quella bocca: una caramella, un tozzo di pane, una prugna. Gli gira sempre qualcosa nelle tasche da sgranocchiare, un passatempo per snocciolare i giorni o una scusa per sciacquarsi la bocca col vino all’osteria del paese.prugnolo 4

Quel vecchio se li ricordava di certo le giornate gelide del generale inverno, delle nebbie che ti fan perdere l’orizzonte quando esci carico di rosso dall’osteria e della fascina in più da cacciare sul fuoco prima di cantar la merla.

I tempi sono cambiati, ora non ci sono più nemmeno le osterie, andate via anche loro, colpa dell’effetto serra! I nonni non hanno più di dove andare, si sentono fuori stagione, come la tua fioritura prugnolo, nei bar moderni ci sono i tavoli di vetro, le sedie d’alluminio, i panini al salame sotto vuoto e i calici di bianco da sei euro.

Hai fatto bene a fiorire, a dire la tua, in barba a questo mondo senza regole e rispetto, nemmeno per se stesso, ubriaco di progresso che si perde nella nebbia chimica di sere dai tramonti masterizzati in orizzonti di cemento.

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Il prugnolo (Prunus Spinosa)  Arbusto alto fino da 1 a 3 m, dalla corteccia grigio scura e ricca di spine legnose; i fiori color avorio sono piccoli e molto numerosi; il frutto è una bacca rotonda, di color azzurro violaceo quando è matura. Cresce in tutt’Italia, nei boschi, nelle siepi e sulle scarpate ed è anche coltivato come pianta ornamentale nei giardini naturalistici. Grazie alla facilità con cui radica, forma macchie di cespugli impenetrabili, dove gli uccelli, trovano rifugio ideale per nidificare.700U1775

Il prugnolo non è una pianta medicamentosa eccezionale, tuttavia le sue le sue proprietà appaiono interessanti. In erboristeria del prugnolo si usano i fiori, le foglie e la corteccia, che posseggono proprietà digestive, lassative, febbrifughe, antinfiammatorie. In particolare, i fiori sono degli ottimi lassativi, i più innocui fra tutti i lassativi esistenti, e sono anche degli ottimi purificanti. La corteccia, invece, è astringente e contiene tannini e una sostanza amara, mentre le foglie si possono usare per una efficace tisana depurativa. I frutti, infine, contengono vitamine B e C, acidi organici, sali minerali e tannini, sono usati per preparare liquori e marmellate. Le foglie, essiccate su una piastra e leggermente torrefatte, possono servire come infuso, al posto del tè. Il legno, duro e resistente, non disponibile mai in assortimenti di grandi dimensioni, viene usato per attrezzi agricoli, intarsi e bastoni da passeggio. In estremo oriente, i suoi candidi fiori, sono considerati il simbolo della primavera e della purezza

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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