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Brescia – Lo spazio pareva non bastasse per chi si era messo in testa di fare il giro del mondo in bicicletta. Servivano ulteriori tappe che, frammiste ad altre, sancivano un iridato prolungamento di quanto era già stato sperimentato, nell’ambito di più brevi e di maggiormente circoscritte percorrenze.

Era la primavera del 1899, come invitante stagione attesa da chi aveva dato avvio a questo fiducioso progetto che aggiungeva, all’incipiente natura allora in ripresa, l’entusiastica promessa di un’eclatante e di un’aitante impresa.

Il protagonista di tale sfida intrapresa compariva nelle rispettive città da lui attraversate dove la sua presenza sembrava, in un certo qual modo, sospesa, fra un prima ed un dopo, come fugace apparizione, pure intesa secondo una varietà di luoghi, attraverso i quali, la complessità dell’iniziativa medesima, risultava coraggiosamente protesa.

A testimoniarlo, era, fra altre notizie, il giornale “La Provincia di Brescia”, in data 08 aprile 1899, mediante un articolo, presentato con un titolo, ispirato ad un settore ascritto ad un dato contesto specialistico che, alla generalità delle prerogative sportive, riconduceva anche la radice di quel personale anelito ciclistico, evidenziato nei termini usati di “Sport – Un ciclista che fa il giro del mondo”.

La peculiarità in corsa di questo volenteroso interprete del mezzo adottato per l’azzardo solitario di un ingaggio, tanto ipotizzato quanto realistico, spinto fra le possibili evenienze che erano proprie del tipico tenore di un implicito impegno agonistico, era, fra l’altro, delineata nella sequenza di numerose località elencate in quel curioso ordine, anche sparso, dove il capoluogo bresciano pareva pure costituire un significativo anello di congiunzione, rispetto ad una lunga catena geografica di trasmissione:

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Tullio Fontana

Ieri, proveniente da Milano, è arrivato nella nostra città il corridore Tullio Fontana, il quale, partito da Firenze il 19 marzo, vuol fare il giro del mondo. Finora è passato per Faenza, Ravenna, Ferrara, Bologna, Parma, Piacenza, Milano, parte domani per Verona, e visiterà poi Venezia, Trieste, Fiume, Zara, Ragusa, Cettigne, Corfù, Atene, Alessandria, Cairo, Massaua, Suez, Gerusalemme, Cipro, Smirne, Costantinopoli, Sofia, Belgrado, Gratz, Vienna, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Londra, Liverpool, New York, Chicago, S. Luigi, Orleans, Messico, Caracas, Caienna, Bahia, Rio Janeiro, Buenos Aires, Lisbona, Madrid, Barcellona, Algeri, Tunisi, Palermo, Messina, Reggio, Cosenza, Napoli, Roma, Firenze.
Sappiano che stasera alle ore 9 ½ si produrrà in qualità di atleta al Caffè del Duomo. E’ un giovane robusto, muscoloso, amatissimo del ciclismo. La sua vita si può dire in bicicletta, vinse moltissime corse; compì tre viaggi di resistenza, uno da Firenze a Parigi e ritorno, l’altro da Firenze a Mondovì e ritorno e l’ultimo per la Francia, Belgio, Inghilterra.
Ora conta fare il giro del mondo; dice che il suo viaggio durerà due anni; conta fare in media 100 chilometri al giorno. Il percorso per terra è di chilometri 60mila; il suo scopo è quello di fare poi una relazione del suo viaggio che intende compiere senza un soldo, affidandosi ai ciclisti ed ai soci del T.C.C. Ci vuole davvero un bel coraggio ed una volontà ferrea”.

Se il “Touring Club Ciclistico” (TCC) italiano appariva a riferimento di una mecenante realtà, parte in causa preventivata a corollario di una lunga prospettiva, la serata bresciana di questo solerte ciclista pare si fosse presto spesa in un punto di ritrovo, fra i più frequentati a Brescia in quel periodo, come, nel merito, sembra pure possa rifarsi il contenuto di una notiziola apparsa su “La Sentinella Bresciana” dell’ 11 aprile 1899 nella quale, a proposito del citato esercizio pubblico, ne emergeva un didascalico ritratto, funzionale, in ogni caso, a documentare il riflesso d’aggregazione verso cui tale autentica insegna cittadina ne rappresentava una corrispondente definizione, tipica e significativa, cioè, per formulare, nella subentrata stratificazione di un indistinto passato, nel frattempo maturato, i particolari locali riferiti ad una riconosciuta e ad una individuabile caratterizzazione effettiva: “Caffè del Duomo. Tutte le sere concerto vocale e strumentale. Il proprietario del Caffè, signor Silvio Menotti, vedendosi ogni sera onorato da pubblico numeroso e distinto, ha trovato il modo di rendere il concerto più gradito e divertente. E difatti la brava coppia dei cantanti Toppi e Verganti viene ogni sera accompagnata non solo al pianoforte, come nel passato, ma da una bene affiatata orchestrina. Chi vuol passare un paio di lietissime orette, non ha che da recarsi all’accreditato Caffè del Duomo”.

Analogamente, l’annunciata peripezia spontaneistica di Tullio Fontana pare resistere all’andare del tempo, per il tramite dell’esemplificazione evocativa che era, con lui, ispirata ad una perseguita vocazione ciclistica, promossa fino all’emblematica eccellenza sensazionalistica dei maggiori emuli di questa disciplina sportiva, in questo caso, lanciata ai livelli di una convinta interpretazione verticistica, stante pure l’alto obiettivo della desiderata misura di una vagheggiata affermazione fra i continenti, ricercata in un’epoca dove la stessa sfida ricalcava le condizioni di un’avventurosa risoluzione, rivolta, allora, ad una veduta dalla fattibilità ancora avveniristica.

Quest’intento del giro del mondo, pedalando in sella alle due ruote, sembra sia, appunto, iniziato ufficialmente nel marzo di quello stesso anno, quando dal territorio, asservito dall’accennato quotidiano locale, una plurale passione al ciclismo nostrano, praticato in una forma di organizzazione menzionata da una avvalorata fonte testuale d’informazione, testimoniava, grazie ai torchi de “La Sentinella Bresciana” di lunedì 20 marzo 1899, che: “Allietata da un tempo splendido, ebbe luogo da Porta Trento, ieri, la gita del Club Ciclistico Bresciano che riuscì egregiamente, se non per concorso, certo per l’armonia ed il buon umore che regnò sovrano. La partenza ebbe luogo alle 7 e ¾ ed in poco tempo i gitanti giunsero a Nave dove, messe le biciclette in spalla, cominciarono il tratto alpino della passeggiata. In meno di un’ora fu guadagnato il colle di S. Vito dove la squadra ciclistica fu raggiunta dai soci della sezione del Club Alpino, provenienti dalla Maddalena. L’incontro fu cordialissimo. Fatta colazione, e dopo aver usufruito della squisita cortesia del Club Alpino che volle offrire liquori, vino e caffè, si prese la via di Botticino ove le due comitive si separarono con reciproci auguri, promettendo di rinnovare spesso nella stagione che sta per schiudersi queste gite che tanto giovano non solo all’educazione fisica, ma anche a quella morale”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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