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Una vecchia pergola di glicine. Si avvolge con leggerezza esile, mentre i rami nodosi stringono con forza. Tutto il fascino del rampicante che sa d’oriente lontano, ma anche d’assolati cortili di campagna, di ricordi e di pensieri intrecciati.

E’ tra poco che catturerà tutta la nostra attenzione, quando le sue liane disordinate inizieranno a coprirsi di grappoli viola e a spandere nell’aria un inebriante profumo. Allora ogni sguardo sarà catturato dalla sua spettacolare e generosa fioritura.

Quale rampicante è più appariscente?Suscita un’immediata passione nel vederlo ondeggiare, carico di soffici grappoli violetto-lilla, colore insolito in natura, audace e delicato insieme. Può raggiungere un’altezza di 15 m e anche superarla. I fusti sono volubili, brunastri, simili a quelli della vite;necessitano infatti, di un supporto. Le piante giovani crescono bene appoggiandosi ad un albero, ad un muro o ad un pergolato. Il fogliame, deciduo, è formato da piccole foglioline ovali o lanceolate, verde chiaro; i fiori, gradevolmente profumati, possono variare dall’azzurro al lilla e compaiono prima delle foglie. Le infiorescenze sono lunghe anche 30 cm.

Il glicine appartiene al genere Wisteria, nella famiglia delle Leguminosae, sottofamiglia Papilionaceae.
Le varie specie differiscono per le caratteristiche del fiore, delle foglie, dei frutti e soprattutto per il fusto che ha un diverso modo di avvolgersi intorno al suo tutore: seguendo il verso destrorso (in senso orario) per le specie d’origine giapponese e per altri ibridi, mentre in quelle americane e cinesi , si attorciglia in verso sinistrorso (in senso anti-orario) e ciò non si modifica neanche a guidare il ramo al contrario!

Il colore dei petali è variabile dal bianco puro al rosa porpora, dal blu-viola al lilla chiaro e ciò dipende dall’intensità luminosa, dal momento di fioritura, dall’umidità, e perfino dall’età della pianta stessa! Nello stesso albero si notano sfumature e tonalità diverse. L’apertura dei fiori è graduale e inizia dalla parte prossimale all’inserto sul ramo, per poi procedere verso l’apice .Nelle varietà a grappolo lungo è ancora più scalare. La potatura è molto importante, se non è mai effettuata si rischia una mancata fioritura. Nel mese di luglio si tagliano i rami dell’anno; durante l’inverno vanno accorciati gli stessi rami lasciando 3 gemme da cui si svilupperanno i germogli.

Il frutto a forma di legume, lungo da 10 a 20 cm, cuoioso sulla superficie esterna ,contiene pochi semi tondeggianti e piatti di 1-2 cm di diametro.A maturità e con l’asciutto si apre lungo la linea longitudinale con uno schiocco rumoroso, lanciando così i semi il più lontano possibile.    Preferisce, per meglio fiorire, un’esposizione verso sud, sud-ovest in altre parole al pieno sole, ma sta bene anche in zone ombrose e riparate e resiste alle basse temperature.

La concimazione è necessaria al momento dell’impianto e i primi tre anni, impiegando concimi organici e a lenta cessione preparando bene il terreno che deve essere soffice e ricco di sostanze nutritive, soprattutto fosforo. Niente azoto: le leguminose non ne hanno bisogno.

Per i Cinesi ed i Giapponesi, il glicine rappresenta l’amicizia, tenera e reciproca.Si narra, infatti, che gli Imperatori giapponesi, durante i lunghi viaggi di rappresentanza, portassero con sé bonsai di glicine. Quando giungevano in luoghi stranieri, si facevano precedere dagli uomini del seguito, che sostenevano alberelli di glicine fiorito, al fine di rendere note le proprie intenzioni, amichevoli e di riguardo, per gli abitanti di quelle terre.

Scriveva Pasolini usando metaforicamente l’immagine del glicine: intanto era aprile, / e il glicine era qui, a rifiorire./…. Prepotente, feroce/ rinasci, e di colpo, in una notte, copri/ un’ intera parete appena alzata, il muro/ principesco d’un ocra/ screpolato al nuovo sole che lo cuoce …/ E basti tu, col tuo profumo, oscuro,/ caduco rampicante, a farmi puro/ di storia come un verme, come un monaco:/ e non lo voglio, mi rivolto – arido/ nella mia nuova rabbia,/ a puntellare lo scrostato intonaco/ del mio nuovo edificio…/(La religione del tempo Garzanti 1961)
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Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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