La ricordo triste Yerevan, capitale dell’Armenia. Violata da architetture sovietiche che impediscono la vista del maestoso Ararat, poco lontano da qui ma in territorio turco.

Ricordo con nostalgia invece i monti del Caucaso che circondano la città. Ricordo con affetto gli incontri fatti in quelle terre. Le chiacchiere, le riflessioni, i racconti di storie che ormai hanno cent’anni ma che non potranno mai essere dimenticate.

Il 24 aprile di ogni anno il popolo armeno ricorda l’anniversario del Metz Yeghern (il Grande Male), il genocidio iniziato nel 1915 dal Governo dei Giovani Turchi ai danni della minoranza armena nei territorio sotto il dominio ottomano.

Ancor di più quest’anno che celebra i cento anno, migliaia di armeni della diaspora da ogni angolo del mondo arriveranno a Erevan per ricordare.

Li immagino tantissimi alla processione che il 24 aprile si tiene Dzidzernagapert (la Collina delle rondini, che bel nome…), dove sorge il Mausoleo che ricorda le vittime dello sterminio.

Ogni anno, al termine della cerimonia vengono tumulate nel Muro della Memoria le ceneri, o un pugno di terra del luogo di sepoltura di un Giusto, in segno di gratitudine del popolo armeno.

Oltre che per onorare queste figure esemplari, nel Giardino dei Giusti per gli armeni, accanto al Museo del Genocidio, gli alberi vengono dedicati alle personalità internazionali che si recano a rendere omaggio alle vittime del Metz Yeghern.

Questo luogo della memoria è stato creato nel 1995 dal direttore del museo Laurenti Barseghian e da Pietro Kuciukian, fondatore del Comitato Internazionale I Giusti per gli armeni, console onorario di Armenia in Italia del quale abbiamo avuto l’onore di ospitare due scritti su Popolis: il racconto degli armeni in Italia e la recensione di un libro importante per la ricostruzione della storia del genocidio, Pro Armenia.