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Là, dove prima c’era un lago, ora c’è più di una località, in una pianura che avvicenda, fra loro, centri abitati ed estesi appezzamenti coltivati.

E’ la vasta area geografica lombarda del leggendario lago Gerundo di cui, fra la significativa gamma di pubblicazioni che ne trattano i vari aspetti, il libro, dal titolo ”Brembiolo Gerundo e Tarantasio”, scritto da Aldo Milanesi di Casalpusterlengo, propone il proprio contributo in materia, secondo la versione editoriale espressa dalla stampa realizzata da “MG Artigrafiche sas” di Corno Giovine.

Entrambi paesi del lodigiano, quelli dell’autore e dell’editore, non lontano dai quali pare che questa vaga massa d’acqua paludosa caratterizzava luoghi immersi nell’elemento primordiale che la natura assimilava in una caratterizzazione peculiare, secondo una straripante portata idrica sostanziale alle caratteristiche di un’enclave territoriale.

Luoghi, in un certo qual modo, sopravvissuti nell’araldica in capo allo stemma visconteo dove le figure che vi risultano rappresentate vanno anche nella direzione di reminiscenti evocazioni delle storie che vi risultano associate, nell’allusione al “biscione”, vagheggiata creatura oriunda del lago Gerundo, della quale una tradizione locale ne tramanda il nome, nell’appellativo di Tarantasio, che, non a caso, appare anche nel titolo di questa pubblicazione.

Fatto fuori, secondo una antica leggenda che sposa una tal versione, dal fondatore della dinastia dei Visconti, tale animale, ritenuto abnorme e, secondo alcune versioni, individuato come un drago, era finito raffigurato sullo stemma famigliare, fino a conoscere, secoli più in là, una rinverdita stagione per una notorietà più generale, nell’emblema scelto dall’Agenzia Generale Italiana Petroli (Agip) a motivo dei rinvenimenti di metano, sperimentati nella zona attribuita anche al lago Gerundo, dai quali, nel contestualmente trasporre tali investimenti in una narrativa folcloristica, si era figurativamente rapportato, alle esalazioni delle fauci della mitica bestia viscontea, l’alito pestifero, pari al gas naturale, scoperto nel tempo, come bene redditizio.

Risorsa, frutto di residui fossili, a caratteristica di elementi tipici di questa parte di pianura Padana, attraversata da canali irrigui e da lunghi alvei fluviali, come, fra gli altri, il Brembo con l’Adda ed il Chiese con l’Oglio, che vanno al “grande fiume”, anima vibrante, presente in molti scritti di Giovannino Guareschi nelle sue ambientazioni narrative lungo il Po.

Aldo Milanesi, in questa sfida analitica nello storico dispiegamento dei ricchi riferimenti d’acqua della zona, si cimenta anche con le notizie rintracciate sul “(….) Brembiolo il corso d’acqua di circa 24 chilometri che attualmente, dopo Ossago, Brembio e Zorlesco, attraversa Casalpusterlengo e qualche tratto del territorio di Somaglia e Codogno per poi toccare Fombio e Guardamiglio, unirsi al canale Ancona, cambiare nome in Mortizza e gettarsi nel Po. (…)”.

Una corsa, speculare ad una posizione occupata nel territorio, che, secondo l’autore, “doveva essere un bel po’ più importante di adesso”, nel soppesarla in assonanza alle argomentazioni che egli riserva a questo tema locale, pure accompagnato dalle personali ricostruzioni delle origini proprie delle accezioni nominali anche di “Gerundo” e di “Tarantasio”.

Alcune pagine, in dialetto lodigiano, procedono nella direzione di una contestualizzante immersione nella funzionalità poetica di autentiche eco, nella fattispecie di liriche personali, per una diretta ed autoctona rielaborazione di quella matrice ambientale che, in questo caso, si svela mediante una compartecipe rappresentazione culturale.

Rappresentazione grafica, pure valorizzata dalla riproduzione di varie immagini d’epoca di Castelpusterlengo: cartoline postali, un tempo viaggianti, ed ora utili anche a raccolte, per esplicite prerogative di vedute narranti, in alternanza a parole, tradizionalmente asservite alla lettura, a loro volta subissate, dalla vincolante impellenza odierna di una, invece, immediatezza di contenuto, comunicato a simultaneo impatto incalzante.

In analogia all’apporto fotografico, anche l’arte pittorica ha dimostrato, in questo volume, di recare un’indotta opportunità di documentazione, con il valore aggiunto di quella mediazione che presuppone la maestria dell’artista nel secernere, nell’impianto figurativo, l’ombra di una emozione, manifestata nella propria composizione, redatta a prodotto di una resa coloristica di pertinente affabulazione.

Tra le circa sessantacinque pagine del libro ”Brembiolo Gerundo e Tarantasio”, un apposito capitolo è dedicato alla triplice ripartizione delle opere qui considerate dell’artista Angelo Prada (1859 – 1934), originario della stessa località protagonista di questo libro, alla quale il medesimo pittore aveva naturalmente dedicato più di un’ispirazione, a movente di un incedere compositivo, pure attraversato da un anelito descrittivo, animato dalla creatività della propria vocazione, in uno stesso ambito di configurazione della realtà locale, attorno ad un palpitante spettro collettivo.

Una data comunità d’appartenenza, alla quale, il Brembiolo reca, fra l’altro, il fluire dell’eco immemore di lontani trascorsi, persi insieme alle mitiche proporzioni del Gerundo e dell’ultima impronta romanzata del Tarantasio, mentre chi, come appunto l’autore, percependone la portata, oltre alla mera massa d’acqua che vi è compendiata, sottolinea che “il Brembiolo è stato considerato da tempo un fosso, un colatore, una roggia: in pratica è sempre stato poco considerato, salvo in questi ultimi anni, in cui si è voluto creargli attorno addirittura il “Parco del Brembiolo”, a similitudine del Parco del Ticino e del Parco dell’Adda. Per una specie di campanilismo allargato, anch’io ne sono contento, però rimpiangerò tutti quei terreni lungo le sue sponde, ricchi di verdi ortaglie e di fertili campi, che ora sono già stati in parte inghiottiti da quel mostro di Tarantasio (ancora è presente!) che si chiama edilizia abitativa e logistica. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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