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Le vie del cielo, trascendendo la corruttibilità terrestre, si esplicano in una misteriosa esemplificazione della fattibilità umana di trasfigurarsi in una personale corrispondenza con il Padre Celeste.
Una figura forse, oggi, non molto conosciuta, come, invece, lo sono altre più note, è quella della stimata religiosa domenicana Stefana Quinzani (1457 – 1530), alla quale, anche per un dichiarato ed un assolto debito di riconoscenza, mons. Antonio Fappani dedica l’accurato lavoro di una ricerca storiografica improntata al recupero delle maggiori informazioni possibili, circa questa mistica orceana, non senza passare attraverso una via d’interpretazione agiografica, meritata dalla stessa donna, per i segni prodigiosi che ne hanno avvallato l’eletta alleanza con la fonte di quel senso significante verso cui, grazie alla forza del suo carisma edificante, ha dato l’esempio di una fedele sequela santificante.

Tra le significative protagoniste della “riforma pretridentina”, riconosciuta personaggio autorevole anche dalle corti dell’epoca come, fra le altre, quella di Lucrezia Borgia a Ferrara, il suo notevole esempio ha suscitato una correlata devozione popolare che si trova, fra l’altro, testimoniata anche da documenti antichi, come quelli trascritti da mons. Paolo Guerrini (1880 – 1960), nel primo volume delle sue “Memorie Storiche”, dove, nella fedele esposizione della “Legenda Volgare della Beata Stefana”, emergono pure, fra i numerosi casi citati, varie miracolose guarigioni, inerenti, ad esempio: “(…) Una gentildonna da Soncino haveva un suo filiolo chi stava malfirmo, ritrovandosi alli exequi dela Beata matre Sor Stefana, piliò la sua corona e fece tochar el corpo per essa matre per devocione; gionta a casa la porse al collo del fanciullo ricomandandolo alla Beata matre Sor Stefana; il giorno seguente se levò sano e questa gentildonna fu madonna Libera Fontana. Madonna Maria di Lazari da Soncino havendo el suo consorte misser Baptista gravemente infirmo lo avodò alla Beata matre de oferirgie una parete de tela se la impetrava dal suo sposo la sanità perfetta al suo consorte; la notte seguente giè aparse la Beata matre cum alegra fatia e li disse: “Non dubitar filiol mio che sarai fatto sano”. In tri giorni fu libero da ogni male. (…)”.

Nell’eco miracolistica di questi utili portenti, nel merito dei quali il primo fenomeno consistente è stato l’estro individuale di questa pia religiosa, manifestato verso una totalizzante partecipazione contemplativa alla salvifica Passione del Cristo sofferente, si sviluppano le poco più di centoquaranta pagine illustrate del libro “La Beata Stefana Quinzani – Una “Santa Viva”, pubblicato per le edizioni della “Fondazione Civiltà Bresciana” in quel formato importante che, nella proposta dei contenuti divulgati nei caratteri tipografici di una risoluzione impattante, sembrano strutturarsi in una generosa proporzione editoriale ad atlante.

beata_libroL’opera si compone di nove capitoli principali, più la bibliografia e gli “apparati complementari”, a loro volta suddivisi nell’argomentata ramificazione biografica di molteplici spunti d’analisi correlati all’interessante metodo d’indagine che li ha diffusamente considerati, nell’ambito di quel raggiunto risultato documentaristico in cui, fra l’altro, due distinti contributi introduttivi li hanno, rispettivamente, presentati, secondo la sensibilità dell’anelito culturale che li ha voluti, di fatto,  divulgati.

Nell’introduzione, dal titolo “Come un ex voto”, mons. Antonio Fappani, scrive, fra altre sue significative considerazioni, che “Anche oggi, come l’autore della Legenda Volgare, quando constatiamo così gran copia di cose “meravigliose” raccontate, possiamo mettere le mani avanti come lui in modo ingenuo, ma vero, e dire che “tutto ciò che sembra impossibile agli uomini non può essere impossibile a Dio”. Naturalmente, chi ha scritto queste pagine non ha i numeri per dare un giudizio e per sceverare quanto ci sia di romanzo e di storia, tra immaginazione e verità. Non sono problemi che si pongono gli autori e suggeritori di ex voto. Perciò, ognuno consideri questo libro come vuole, facendo presente, però, che deve essere accettato per quel che è: un voto sciolto alla Beata, modestissimo omaggio ad una grande mistica, e soprattutto un attestato di ringraziamento devoto e dovuto: un ex voto uscito, piuttosto che da una penna dotta e letterata, da un cuore devoto e riconoscente”.

Dalle parole del sacerdote menzionato, presidente della “Fondazione Civiltà Bresciana”, memore di quando, in tenera età, era ritornato in salute da una perniciosa malattia dopo il ricorso orante di sua madre alla Beata Stefana, a quelle, invece, usate da un altro religioso, nella figura di fra Giovanni Allocco, Priore di San Domenico in Chieri (Torino), dell’Ordine dei Frati Predicatori, comunemente detti “Domenicani”, alle quali spettano le indicazioni di una contestualizzante presentazione illuminante, il libro evidenzia al lettore che “(…) Donne come Stefana venivano considerate Sante Vive, donne che hanno segnato il passaggio da una spiritualità, rinchiusa nei monasteri o eremitaggi, a una spiritualità incarnata, vivendo la propria fede a contatto con la gente o, per dirla alla papa Francesco, nelle periferie esistenziali delle società di allora”.

Ritenuta vicina alla posizione riformatrice di frate Girolamo Savoranola (1452 – 1498) ed amica di Sant’Angela Merici (1474 – 1540), quali significativi riferimenti, fra gli altri, della sua visione di servizio nella Chiesa, attraverso una forte motivazione d’impegno anche sociale, “a contatto con l’ambiente “domenicano” e i conventi dell’ordine nel Bresciano, Stefana viene certo coinvolta nel risveglio religioso mistico che seguì alla predicazione del 1489 del Savonarola, per l’azione di domenicani quali fra Paolo Sanchez, fra Agostino Moro, fra Andrea Porcellaga, fra Cherubino Scalvini, fra Mattia da Brescia”. 

Una mirata vocazione religiosa era già, comunque, sbocciata nell’animo della Beata Stefana fin dalla sua infanzia, quasi come una sorta di chiara predestinazione, inaugurando per lei un mistico ponte di contatto con quell’altra dimensione soprannaturale dalla quale l’animo, in lei dedicato al “Suo Sposo Signore”, traeva sempre gli spunti per una dura, ma solida, progressione interiore, tanto da poter specularmente testimoniare ciò che, anche nelle severe esistenze di altri santi conclamati, è emerso nel travaglio spirituale di una vita pertinacemente indirizzata sulla via coltivata di una determinata e difesa scelta di campo particolare.

santaDi questa religiosa domenicana, le spoglie mortali della quale sono custodite nella chiesa di San Giacomo Apostolo a Soncino, si legge, in uno dei passi cruciali del volume, realizzato grazie alla collaborazione di “Alberto Zaina, Anna Prati, Mino Mosca, Lucio Bregoli, Clotilde e Angelo Micheletti, come pure dell’ex sindaco di Quinzano”: “Più si dona a Dio, più entra in contatto e si immedesima nel Mistero della Croce, più “el chiapino”, come lei chiama il demonio, le scatena contro una guerra implacabile che dura tutta una vita. Verso la fine della vita dirà: “In vari modi, diverse specie e figure e forme (il demonio) m’è apparso e mi ha impugnata. Ma per dono del Signore e sposo (mio) mai ha riportata vittoria contro di me, e la mia coscienza mi assicura che mai in alcuna cosa gli ho acconsentito”.

A lei che, con una precoce ed appassionante vocazione trainante, rivolta alla più nobile quintessenza radiante, era stato dato molto, molto le era stato poi chiesto, nella verità effettiva di una coerente resistenza alle possibili derive fallaci dell’esistenza, dando, in questo modo, riscontro alle parole del Vangelo “A chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza. Ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (Mt. 25,29).
Parole che, in questa umile figura di consacrata, hanno avuto la spiegazione vivente del vincolo del sacrificio spinto fino alla sofferenza, quale convinta dedizione e mistero peregrino che svelano l’elevazione della “via stretta”, praticabile per procedere in quella risoluta accortezza che vale pure come umano sgrossamento della “pietra grezza”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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