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“…Misericordies sicut Pater…”, ovvero “misericordiosi come il Padre”: recita l’inno ufficiale del “Giubileo della Misericordia”.
Inno, quale simbolo dell’omonimo evento, dedicato all’anno contraddistinto dall’invito, da parte della Chiesa cattolica, alla conversione del proprio modo d’essere in un’ottica evangelica, attraverso l’abbraccio della fede religiosa, radicata nella particolare adesione ai valori cristiani, rappresentati anche da quell’esplicitata misericordia che è ispirata all’ineffabile essenza del trascendente.
A margine dell’ormai decorsa parabola temporale, attraversata da questa iniziativa spirituale, questo inno pare possa pure accompagnare l’invito del cercare d’essere “misericordiosi come il Padre”, nel fare contemplare tale feconda sollecitudine di grazia nell’ambito di una serie di realtà dove il concetto, ad essa, sottinteso, va a coniugarsi in una laica trasposizione sociale, promossa in una benefica motivazione istituzionale.

copertina_misericordieE’, questo, il caso delle testimonianze dei rispettivi autori del libro, edito dallaCompagnia della Stampa”, dal titolo “Misericordie”, all’inizio del quale il vescovo di Brescia, Luciano Monari, scrive che, in questo specifico contesto d’analisi, “si apre anche un campo nuovo di riflessione e di azione. Perchè l’uomo vive certo relazioni immediate (da persona a persona), ma vive anche relazioni mediate dalle istituzioni (famiglia, società civile, mondo dell’economia e della finanza, politica); e queste istituzioni sono strumenti immaginati e impiantati per rispondere ai bisogni ricorrenti dell’uomo (fame e sete…). Se le istituzioni sono intelligenti, se sono gestite correttamente, se sono fatte funzionare tenendo conto del bene dei destinatari, attraverso le istituzioni, la vita di tutti è protetta da pericoli di povertà estrema e di emarginazione sociale. Dunque, anche il funzionamento positivo delle istituzioni è una forma di opera di misericordia. (…)”.

Le quattordici opere di misericordia, fra spirituali e corporali, risultano etichettate da una esplicita referenza esperienziale che è relativa a quanto, secondo il ruolo, pubblico, ricoperto dal singolo autore, appare rivendicato in una rispettiva corrispondenza d’azione, argomentata su un praticato piano d’elezione.
Ad esempio, Confartigianato Lombardia, qui, attiene ad una motivata immedesimazione fra certi aspetti della virtù inerente il “Consigliare i dubbiosi”, che è attribuita, in buona sostanza, a questo settore specifico preso in considerazione, di cui, in riferimento a tale peculiare propensione, il presidente Eugenio Massetti in veste, fra queste pagine, pure d’autore, ne sviluppa una serie di personali considerazioni, mosse dall’interrogativo rivoltogli sulla possibilità di una speculare interazione con le necessità della laboriosa categoria imprenditoriale che sono passibili di una qualificata mediazione: “(…) Nel mio caso specifico, presiedendo un’associazione di imprenditori artigiani, è capitato e capita sovente di essere sollecitato a dare consigli (risposte) ai mille e più problemi conseguenti alla crisi e alla mancanza di lavoro (…)”, “(…) Il mio ruolo istituzionale prevede che mi impegni per essere di supporto a tutti i miei imprenditori artigiani, tutti quelli che ogni mattina trovano la forza e il coraggio di alzarsi e di aprire la propria azienda, piccola e grande che sia. Aprire e lavorare a dispetto della crisi. Questo è uno dei miei compiti e una delle sfide quotidiane. (…)”.
Per la cura di Giuseppe Fusari e di Andrea Crescini, poco più di centotrenta pagine animano concettualmente le rispettive enunciazioni delle diverse opere di misericordia, enucleate nel magistero pastorale della Chiesa, per la definizione di una vocazione cristiana plasmata nella peculiarità di una formazione evangelica, tradotta in una significativa manifestazione di pertinenza ideale e confessionale.

Il metodo divulgativo di questa varietà di positive e di fattive ispirazioni operative, racchiuse nella ventina dei capitoli dove l’eleganza delle immagini artistiche, ivi riprodotte, ne valorizza le fattibili implicanze contemplative, è quello della pluralità delle testimonianze evocative di quel nesso di contatto che è intercorrente fra la loro quotidianità ed una di quelle prerogative misericordiose costituenti, attorno al medesimo ceppo dell’eclettica virtù esaminata, il vasto scibile in cui, la sua stessa matrice valoriale considerata, può essere rapportata.

Le pagine conclusive, dedicate alle rispettive biografie degli autori, rimandano all’interessante contributo d’idee, promosso da ciascuno di loro: “L’evento della misericordia” di Bernhard Casper, “Misericordia, ovvero l’Amore -nonostante-” di Andrea Crescini, “Misericordia: un abbraccio quotidiano” di Giuseppe Fusari, “Dar da mangiare agli affamati: per una Misericordia diacronica” di Francesca Nodari, “Dar da bere agli assetati” di Giovanni Valotti, “Vestire gli Ignudi” di Luigi Mensi, “Alloggiare i pellegrini” di Valerio Valenti, “Visitare gli Ammalati” di Madre Maria Oliva Bufano, “Visitare i carcerati” di Giuseppe Soffiantini, “Seppellire i morti” di Cesare Trebeschi, “Consigliare i dubbiosi” di Eugenio Massetti, “Insegnare agli Ignoranti” di mons. Vincenzo Zani, “Ammonire i peccatori” di Francesca Paola Lucrezi, “Consolare gli afflitti” di Omar Pedrini, “Perdonare le offese” di Giuseppe Arbore, “Sopportare pazientemente le persone moleste” di Emilio Del Bono e “Pregare Dio per i vivi e per i morti” di Fouad Twal.
Segno dei tempi, forse, l’appropriazione di un’emulazione teologica imperniata sull’asse del bene comune che è proporzionato all’uomo inteso nella omogenea omologazione con i suoi simili, capaci, fra loro, sembra, di riuscire a spiegare il mistero, caratterizzante le opere di Dio, nell’interpretazione che si misura su un piano corruttibile.

Arte e filosofia fanno il resto, in una sorta di sincretismo culturale e confessionale, assiso alla sede misterica del Padre Celeste, celebrato nell’accennato inno declinato nella sua divina misericordia, attraverso una dinamica concentrica, protesa ad emulare l’incarnazione della figura messianica, assimilandola ai vari contesti umani che sembrano rivendicarne l’omologa interpretazione costitutiva.
Come, fra l’altro, scrive Francesca Nodari, direttore scientifico del Festival Filosofi lungo l’Oglio e del Festival Fare Memoria, “(…) questo atto, che diviene il paradigma della mia temporalizzazione, mi fa scorgere nell’altro cui mi faccio incontro la traccia dell’Illeità (di quel «Dio che viene all’idea» per il fatto stesso che un uomo parli ad un altro uomo n.d.t.), al punto che il mio patire-per-l’altro, il mio provare compassione, è già un ad-Dio e il farmi ostaggio-con-tutto-il-mio-corpo-per-l’altro è già una risposta alla chiamata ad una corresponsabilità nell’azione salvifica. (…)”.

Sulla base di questa propositiva impostazione speculativa, il volume si presta a poter ulteriormente ampliare il proprio spettro d’analisi divulgativa, come è, fra l’altro, avvenuto nel corso di una fra le pubbliche presentazioni del libro stesso, nell’ambito, cioè, di uno degli incontri periodici della sezione di Manerbio – Bassa Bresciana dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (Ucid), durante la quale, dopo la parte dedicata alla trattazione di quest’apprezzata iniziativa editoriale, il presidente Giuseppe Pozzi ha premiato Mario Saldi dell’Ucid stessa, per “l’impegno e per la fattiva partecipazione all’attività della sezione”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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