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Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Avevamo sentito parlare dei colori di questo bellissimo uccello, dipinto sui silos della cascina “Motte”, le vecchie strutture che ormai fanno parte dei tanti ricordi dell’agricoltura di una volta, a lato della Strada Provinciale 33 per Cicognolo. Così la curiosità di saperne di più e il voler complimentarci con l’autrice ci ha portati presso la cascina di proprietà delle famiglie Pasquali.

Ad accoglierci Enrico, con il figlio Marco e l’amica Michela, che ci hanno dato modo di vedere anche la colombaia, nonostante la stagione non consenta una pulizia adeguata, dopo i lavori di ristrutturazione della stessa. Niente di particolare, precisa Enrico, tutto era nato da un programma di messa in sicurezza di quella parte della cascina, con la sistemazione dei tetti e la posa di pannelli fotovoltaici.

Seguendo poi l’intuito del titolare dell’impresa, abbiamo dato risalto ad alcuni particolari interessanti di una struttura che, si dice, risalga al 1700 se non addirittura al 1600, precisa lo stesso proprietario, facendo riferimento alle caratteristiche di alcuni mattoni e il risultato del lavoro, seppur non siamo esperti in materia possiamo condividere quanto sia ottimo, sia per le notizie ricavate di cui non eravamo a conoscenza, sia per la resa del disegno che toglie un po’ l’aspetto di degrado che caratterizzava quell’angolo.

Abbiamo poi avuto modo di conoscere Michela, l’autrice di quei bellissimi disegni che, cogliendo il “Martin Pescatore” in due momenti diversi, uno di schiena mentre tiene nel becco un pesce catturato nel suo volo a raso d’acqua e l’altro appoggiato su un ramo, ci da modo di vederne i bellissimi colori anche sul petto. Pur sapendo che Michela è già molto conosciuta dalla cronaca, vogliamo ricordare la sua storia ai lettori: dopo aver superato il liceo artistico, ha frequentato l’Accademia Brera a Milano. Michela ci offre un bellissimo sorriso al nostro incontro, ha un carattere molto aperto e nel suo DNA è certamente presente traccia della sua fantasia e intraprendenza, caratteristica della sua origine Vescovatina.

Con queste caratteristiche era scontato che il ruolo di pittrice di quadri che vengono chiusi in un ambiente, non sarebbe stato il suo futuro e così si è appassionata all’arte di strada o arte urbana. Si lavora all’esterno, ha precisato Michela, così c’è più contatto con la gente.

Ha partecipato a Festival specifici del settore in Francia, in Messico e in America, dove spera che il virus le consenta di rientrare in ottobre. A livello locale è certamente motivo di orgoglio averla presente, come volontaria, a lavorare anche per il carnevale di Pescarolo ed Uniti. Uscita dal periodo di chiusura del Covid-19, non vedeva altro che il momento di dare sfogo alla sua fantasia, soddisfacendo contemporaneamente il desiderio di Marco, amante della natura, di ricordare da bambino quando il fossato che scorre sul retro della casa era molto più allo stato naturale, e il suo desiderio di tornare a fare arte.

Il fossato al tempo era animato da tanti uccelli, oltre alle tante rondini, che fortunatamente ci sono ancora, un assiolo, tipo gufo, delle dimensioni del merlo ricomparso recentemente e del quale ha registrato anche il canto e tra questi c’era proprio il Martin Pescatore, del quale purtroppo, precisa Marco, è rimasta solo la nostalgia del ricordo e alla quale Michela ha voluto cercare, per quanto possibile, di sopperire, con i suoi bellissimi disegni.

Anche in un’altra occasione, Michela ha ricreato momenti della natura di un tempo. L’ultimo dipinto, fatto su commissione, precisa la stessa, l’ho fatto a Pontirolo e anche in quel caso la committente, amante della natura, ha voluto sul silos principale sintetizzarne i colori con un girasole, la facelia un fiore apposito per il lavoro delle api e l’acqua ,quale elemento base della natura. Sull’altro il muso di una mucca nel ricordo degli allevamenti che la committente aveva avuto e l’airone, quale elemento classico importante nel contesto del nostro territorio.

Così lasciando le Motte non ho potuto che esprimere un doveroso grazie per l’ospitalità, riconoscendo, ancora una volta che, nonostante gli 80 suonati, non si ha mai finito di imparare nuove cose e conoscere persone. Questo è stato il risultato di quella che sembrava essere una semplice chiacchierata.