Piacenza –  Una passione che non ha età. Che non cambia mai. E che si rinnova questo fine settimana con un appuntamento, Pantheon, che rappresenta un momento importante per tutti i collezionisti italiani.

Ma quando si parla di francobollo non bisogna dimenticare che dietro questo multicolore pezzettino di carta vi è una lunga e avventurosa storia, quella della Posta.

Sembra che la parola “Posta” derivi da “Apostolis”, cioè dall’abitudine di inoltrare “lettere apostoliche” da parte della Curia Romana e del Papato. Questo termine appare per la prima volta nei Capitolari di Carlo Magno, e poi nel terzo libro delle leggi dei Longobardi.

Il primo francobollo (il famoso Penny Black) venne emesso dalla Gran Bretagna nel 1840 e già nel 1856 ebbero luogo negli Stati Uniti le prime riunioni di filatelisti.

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Una passione senza età

Ai primordi della storia postale le emissioni di francobolli erano infrequenti e limitate a poche nazioni, e pertanto i primi collezionisti si dedicavano alle raccolte generali o mondiali di francobolli, cosa oggi impensabile da farsi vista l’enorme quantità di francobolli che vengono emessi ogni anno.

Inizialmente i francobolli venivano recuperati dalla corrispondenza e utilizzati anche a scopo decorativo. Nei primi anni abitualmente i francobolli venivano incollati ai fogli d’album. Successivamente si diede più importanza alla conservazione e i francobolli venivano applicati all’album con l’ausilio di una linguella nella parte retrostante.

Con l’avvento delle materie plastiche e quindi delle taschine da collezione l’uso della linguella venne progressivamente abbandonato e l’attenzione dei collezionisti si concentrò prevalentemente sui valori nuovi con gomma integra (senza la traccia di linguella).

Filippo De Ferrari meglio noto come “Philippe la Renotière Von Ferrary” è tuttora considerato il più grande collezionista di tutti i tempi. Nato nel 1850 aveva trovato nella filatelia la sintesi di tutti i suoi studi e la grande passione della sua vita.

Ereditò una immensa fortuna e destinò tre stanze del suo Palazzo Galliera di Parigi ad accogliere la sua grandiosa collezione. Come curatore della sua collezione aveva assunto Pierre Mahé uno dei più quotati commercianti di Parigi. Ogni lunedì Mahe riceveva la somma di 50.000 franchi che dovevano servire agli acquisti filatelici della settimana.

Tra i suoi acquisti vi fu, ad esempio, l’unico esemplare noto del 1 cent magenta di Guyana del 1856.

Alla sua morte la collezione venne donata al Museo Postale di Berlino ma il governo francese la sequestrò mettendola all’asta tra il 1921 ed il 1925 realizzando più di 26.000.000 di franchi di allora.

Meno noto ma non secondo al Ferrari fu Thomas Keay Tapling che nacque nel 1855 in Inghilterra, ma che non ebbe la stessa notorietà Filippo De Ferrari in quanto la sua collezione, se pure di inestimabile valore e completa dei più rari “classici”, alla sua morte fu donata al British Museum che ancora la custodisce.

Tra i francobolli italiani più rari vi è senza dubbio il famosissimo “3 Lire di Toscana Faruk”: una busta contenente il valore da 3 Lire emesso dal Governo Provvisorio della Toscana nel 1860 e recapitata in Egitto. Ne sono note due soltanto; una di queste fu battuta a un’asta Bolaffi del 1991 realizzando un prezzo di vendita di oltre 450.000 Euro.