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di Luciana Piovani

2 ottobre – E’ il momento
Sono le 3:30 e la sveglia mi scuote. Il mio corpo però si ribella, non vuole alzarsi dal letto e non ha intenzione di mangiare, ma bisogna farlo. Come zombie vestiti da runners ci trasciniamo al ristorante per la colazione; il ritrovarsi assieme inizia a far circolare un po’ di adrenalina e il risveglio ha inizio. Ho un problema: questa mattina l’intestino non ha intenzione di collaborare e chi corre sa cosa vuol dire!

E’ tutto talmente veloce che non ho tempo di pensare alla mia corsa perché ci affrettiamo alla start line davanti all’hotel per vedere la partenza del percorso più lungo prevista per le 5:00. E’ buio, ma le lampade frontali e le luci chimiche che i maratoneti hanno sulla schiena creano una atmosfera surreale e al via si snoda lungo la strada una scia luminosa.

Gli atleti hanno però ricevuto l’ordine di viaggiare piano e tutti insieme fino all’uscita dall’oasi perché ci sono dei pericoli che anche con le torce non si possono vedere. Infatti alcuni cadranno nel profondo solco lasciato dagli asini, altri temeranno i cani i cui latrati arrivano dalle palmetaie.

Personalmente non mi sarebbe piaciuto molto partire con il buio, preferisco vedere dove metto i piedi. L’orario di partenza è stato posticipato per entrambe le prove in quanto i fotografi si sono lamentati per il fattore luce e il risultato delle loro foto.
Comunque spariti gli atleti della 42 km, ci guardiamo in faccia sparuti con un unico silenzioso messaggio: ora tocca a noi!

Ci stipano modello sardine nei mini bus e alle 5 e mezza inizia il trasferimento per la nostra start line, ovvero nel deserto nel punto in cui la maratona raggiungerà il suo 21° km. Avanzare nel deserto al buio non è una bella sensazione, speriamo almeno che l’autista sappia dove sta andando perché noi non lo capiamo.

Verso le 6 arriviamo al punto stabilito, fa freddo, ma lì sole e deserto iniziano il loro spettacolo: è il momento dell’aurora rosea e delicata che in pochi minuti fa scaturire dalla terra un sole rosso fuoco e immenso. Siamo tutti a bocca aperta, non sentiamo più neanche il freddo, ci scattiamo qualche foto a vicenda per immortalare questo momento così breve, perché in un attimo il sole è già alto, caldo e abbagliante. E’ questo un sole forte, gagliardo che noi non abbiamo il piacere di vedere mai, neanche in piena estate. Rispetto a questo, il nostro sole è sempre piccolo e pallido.

Dobbiamo attendere il passaggio del gruppo di testa della maratona alla quale facciamo un tifo sfrenato, ma poi arriva il nostro momento. Alle 7 ci prepariamo tra le vele segnaletiche che delimitano la nostra partenza e viene dato il via.

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