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“Trent’anni fa un solo Muro divideva una città, un continente e un mondo. Oggi i Muri sono dappertutto. Tra le persone, i quartieri, i paesi e i popoli. I più vergognosi separano i ricchi dai poveri. I più impenetrabili si moltiplicano nelle menti e nei cuori.” Scrive Flavio Lotti, Coordinatore Tavola della pace, in 10.000 lettere contro i muri.

Fu una esplosione di gioia la sera del 9 novembre del 1989, dalla TV arrivavano immagini del tutto inattese, anche se nell’aria da giorni soffiava una brezza leggera di cambiamento, migliaia di persone si arrampicavano sul “muro della vergogna”. I più cercavano i volti delle persone care che non rivedevano da 28 anni, gli altri respiravano il sapore della libertà. La festa a suon di picconate al muro e birra proseguì per ore e ore.

Per noi “neo cittadini d’Europa” arrivava una ventata di cambiamento, abbiamo creduto d’avvero, in quel momento, che avremmo parlato Esperanto e che il Mondo si tingesse dei colori della Pace. Si ridisegnavano i confini e i rapporti umani d’Europa e del Mondo. Il muro della vergogna eretto nel 1961, che di fatto impediva la libera circolazione delle persone, a monito delle nefandezze naziste, era ben presto divenuto simbolo del braccio di ferro della guerra fredda, con il rischio reale del nuovo odio tra “due mondi” e della nefandezza della guerra atomica.

“Sono muri diversi, materiali e immateriali. Ma la loro relazione è intima. Gli uni edificano e s’intrecciano con gli altri. Fino a diventare uno dei problemi più grandi dei nostri giorni.
Per un certo tempo abbiamo pensato di vivere in una società aperta e oggi ci ritroviamo intrappolati in un immenso reticolato di muri e barriere di ogni tipo.” (Flavio Lotti)

Berlino. Quando giri le vie della città hai la perenne sensazione che qui tutto sia in movimento, nuove idee, arte, musica, un trasformo costante e continuo di gente, di sentimenti, di pensieri, con il rigore architettonico delle capitali nordiche e il disordine festoso del sud. Come se il popolo cosmopolita che affolla la città sia continuamente a dar picconate al muro della stagnazione e ai muri delle differenze.

Del vecchio muro, per gran parte demolito, ne rimangono qualche spezzone alla periferia della città, i blocchi di cemento sono ora tavolozze degli artisti della street art che ogni tanto si danno appuntamento per esprimere con l’arte la violenza dei muri.

“…siamo costretti a fare i conti con governi e persone che continuano a innalzare muri di ogni genere. E’ tempo di aprire gli occhi sulla realtà. La costruzione di un muro è sempre l’inizio di un’epoca buia.” (Flavio Lotti)

Dei posti di blocco, unici varchi in città al tempo del muro, è rimasto il più famoso Checkpoint Charlie, ora meta turistica dove scattare i selfie abbracciati a finti militari americani, tra negozietti con frammenti “falsi” di muro da souvenir. Una goliardica attrazione (modo carino per non definirla una pagliacciata!) che decade in triste squallore se solo si fa memoria del significato del “muro della vergogna”.

Durante il periodo di esistenza del muro vi furono circa 5000 tentativi di fuga coronati da successo verso Berlino Ovest. Nello stesso periodo varie fonti indicano in un numero compreso tra 192 e 239 i cittadini della Germania Est uccisi dalle guardie mentre tentavano di raggiungere l’ovest e molti altri feriti.

A poca distanza dalla porta di Brandeburgo, alle spalle del Reichstag, c’è una ringhiera che delimita un parco cittadino, ci sono alcune croci bianche di cui pochi ne fanno meta, l’ultima sull’angolo porta il nome di Chris Gueffroy, la data è il 5 febbraio del 1989. Aveva poco più di vent’anni, era nato il 21 giugno 1968, fu l’ultimo ucciso mentre tentava di valicare il muro. Pochi mesi dopo il muro cadeva…

Dietro alla Grande Muraglia abita quell’1% dell’umanità che si è impossessata del 99% della ricchezza del pianeta. Davanti alla Grande Muraglia si accalcano miliardi di persone che cercano un futuro dove ne intravvedono uno. Uno su quattro sono adolescenti e giovani che hanno una incontenibile voglia di farsi una vita. Oggi sono 1.8 miliardi. Entro 10 anni saranno un miliardo in più.

La Grande Muraglia, un po’ cemento, un po’ acciaio, un po’ filo spinato, un po’ soldi, un po’ invisibile, si allunga e s’innalza impietoso attraversando confini e popoli, città e quartieri, centri e periferie, mari e deserti. E’ capace di uccidere donne e bambini ma non riesce a spegnere i sogni. Anzi, li accende.
Il mondo resta in gran parte uno spazio aperto. Eppure mai ci sono stati tanti muri come oggi.

Alla fine della seconda guerra mondiale erano 7. Trent’anni fa, nel 1989 erano diventati 16. Nei primi 10 anni dopo la fine della guerra fredda ne sono stati costruiti 14. Oggi gli studiosi dei muri ne hanno contati 77.

La realtà dei muri è violenta. I muri uccidono persone e dignità. Prima la dignità e poi le persone. Dal 2014 al 2018, l’Organizzazione Internazionale dell’Onu per le Migrazioni ha documentato la morte violenta di 32.000 persone ma nessuno può dire quanto grande sia veramente questa strage perché molti corpi non sono mai stati trovati o identificati. L’impatto umano di tutti questi muri è meno visibile del panorama tracciato dai muri stessi ma è incalcolabile.

Uno dei muri più micidiali del mondo è stato costruito a due passi da casa nostra, nel Mediterraneo. E’ un muro costruito sull’acqua, fatto di indifferenza, cinismo, ostilità, respingimenti, politiche violente. Contro questo muro, negli ultimi sei anni si sono infranti i sogni e le vite di almenoventimila donne, uomini e bambini.

La buona notizia è che in ogni momento possiamo scegliere cosa fare: innalzare nuovi muri o abbatterli.” Flavio Lotti, Coordinatore Tavola della pace, in 10.000 lettere contro i muri.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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