Parma. Per il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico la quarantena è finita: è pronto. Pronto a spalancare di nuovo le sue porte, con le precauzioni e gli adeguamenti necessari, dopo un periodo di due mesi di letargo forzato, dove è rimasto un po’ sospeso come tutti noi.Apre le porte forte anche del successo ottenuto con il progetto “Cultura per tutti, cultura di tutti”, con il Museo Diocesano che si è aggiudicato il secondo posto, tra i migliori cinque, al bando promosso dal Comune di Parma nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura. I candidati dovevano  proporre idee, prodotti, eventi e servizi pensati in ottica digitale e multiculturale, capaci di aprire le porte dei musei regionali a particolari categorie di pubblico come giovani, famiglie, anziani, persone con disabilità fisica o cognitiva, stranieri e residenti.

Insieme  all’Associazione professionale Pshychè e all’Associazione Italiana Malati di Alzheimer (AIMA Onlus), ora Il visitatore ‘speciale’ con il suo caregiver verrà accolto e guidato da operatori culturali formati appositamente per far apprezzare la visita al museo restituendogli la capacità di esprimersi ed interagire sfruttando altri canali comunicativi grazie all’esperienza multisensoriale.

Con uno spirito rinnovato il Museo Etnografico riprende ad essere motore di ricerca, didattica, relazioni, creatività. Voluto nel 1901 dal fondatore dei missionari saveriani e grande visionario San Guido Maria Conforti – allora vescovo di Parma -, proclamato santo nel 2011, rappresenta un contenitore artistico e documentario di eccezionale importanza per la città e non solo, frutto di un lungo percorso storico.

Per alcuni decenni i Saveriani operarono esclusivamente sul territorio cinese e fu proprio ai missionari presenti in Cina che il Conforti si rivolse, chiedendo loro di inviare periodicamente a Parma oggetti significativi di arte e vita locali. Dagli anni Sessanta il museo si arricchì di materiale di natura etnografica proveniente da altri paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, divenendo testimonianza della vita e cultura di tre continenti.

Accanto alla collezione fatta di terrecotte, porcellane, paramenti, statue, dipinti, fotografie, oggettistica varia e monete rare provenienti dall’Estremo Oriente, sono infatti esposti ad esempio oggetti del popolo Kayapò, un piccolo gruppo indio dell’Amazzonia che rappresenta le tante minoranze depositarie di un immenso bagaglio di valori. Ristrutturato nel 2012, le sue modernissime sale ospitano ora la mostra temporanea “Mode nel mondo: i vestiti raccontano la vita dei popoli” visitabile fino al 31 dicembre, è un vero e proprio atlante dell’abbigliamento che si dispiega lungo il percorso museale.

I visitatori potranno così tornare ad apprezzare questa esposizione che dall’apertura a fine gennaio aveva fatto registrare tante visite. Grazie all’abbigliamento e agli ornamenti è facile intuire, in qualsiasi popolo, l’appartenenza a una tribù, uno stato sociale, un’etnia. L’abbigliamento è una vera e propria forma di comunicazione codificata e facilmente interpretabile a livello sociale. E al Museo d’Arte Cinese sarà possibile leggere tante storie impreziosite dai busti sartoriali in lino e manichini bimbo realizzati da Bonaveri, leader mondiale nella creazione di manichini d’eccellenza.

Durante la visita, dovrà essere indossata la mascherina (a chi fosse sprovvisto verrà fornita dal Museo) e dovrà essere mantenuta una distanza minima di due metri tra un visitatore e l’altro. Ogni locale sarà poi dotato di dispenser per la sanificazione delle mani. In questa fase le visite guidate (in lingua italiana, francese e inglese) saranno possibili per piccoli gruppi di massimo sei persone (costo di 5 euro a persona) previa prenotazione e non si terranno i laboratori per bambini, ma sono in cantiere format on-line dedicati.

Il Museo in questa fase si arricchisce di un nuovo strumento per la trasmissione del sapere. Ai visitatori verrà infatti offerta la possibilità di intraprendere un viaggio tra le collezioni, mediante l’impiego dell’app MuseOn. Facilmente scaricabile sul proprio dispositivo (smartphone o tablet) una volta arrivati al museo, funziona comodamente senza l’utilizzo del wi-fi, e permetterà di vivere una visita guidata personalizzata, tra schede didattiche, audio e video, per favorire l’incontro tra il visitatore e le molteplici culture del mondo che il Museo ospita, permettendo inoltre di rimanere aggiornati sulle iniziative future.