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Il Natale tradotto in pittura è prerogativa anche di una specifica pubblicazione divulgativa che, attraverso tale modalità espressiva, ne formula, con i vari contributi di una serie di testi, una articolata proposta di lettura.

E’ questo il caso, a Brescia, della mediazione di una caratteristica arte figurativa, nocchiera dello sbocciare di una rosa di considerazioni che, con l’importante ricorrenza natalizia, interagiscono nei termini di un’ispirata trattazione complessiva, per, al tempo stesso, fornire l’articolata opportunità di uno strumento di riflessione, disponibile per una diffusa condivisione argomentativa.

L’elevazione dell’arte e la speculare esposizione scritta, si amalgamano armoniosamente fra loro, attorno alla medesima sintesi esplicativa che svela la complessità di una importante realtà trascendente, intesa nel pieno significato della sua tradizionale ricorrenza celebrativa, come spiega mons. Osvaldo Mingotti, “Natale è storia e mistero, contemplazione e silenzio, già avvenuto e ancora atteso, umanizzazione di Dio e divinizzazione dell’uomo. Dio esce dagli spazi cosmici e si fa toccare dalle mie mani d’uomo, Dio che ci guarda con gli occhi di un bambino, immersione dell’infinito nella finitezza della nostra caducità, progetto di salvezza divenuta storia, incontenibilità di Dio che giace nello spazio di una culla, gioia di Abramo e delle sue molte generazioni”.

Questa manifestazione natalizia è al centro della doppia dozzina di pagine della pubblicazione dal titolo “Il Natale di Gutta”, contraddistinta dall’evocativa arte pittorica presente nelle riproduzioni artistiche di una varietà di opere a tema di don Luigi Salvetti, autore pure del testo “Natale 2015” che si compenetra agli scritti, rispettivamente, di Pietro Costa con “Notte d’attesa”, di don Eraldo Fracassi con “In attesa di tempi migliori”, di Gianfranco Grasselli con “Racconto di Natale”, di mons. Osvaldo Mingotti con “Natale, cosa sei?”, di Angelo Onger con “Da Cristo ai poveri Cristi”, di don Giancarlo Pianta con “Natale. Nascita. Vita”, di don Gabriele Scalmana con “Il Natale nella Laudato Sì di papa Francesco”, di don Giuliano Venieri con “Il mistero di Natale”.

Mons. Osvaldo Mingotti
Mons. Osvaldo Mingotti

L’iniziativa editoriale, realizzata per il tramite della stampa effettuata da “Com&Print”, ha le proprie corrispondenti radici nell’espressione aggregativa costituitasi nel bresciano con la denominazione allusiva, pari al motto latino, di “Gutta cavat lapidem”, a proposito della quale si può, fra l’altro, leggere, nell’introduzione dell’opera funzionale ad una lettura natalizia: “Gutta (la goccia) cavat lapidem (scava la pietra). È questo lo stigma che caratterizza un gruppo di amici, preti e laici, intenzionati a diffondere una voce flebilmente tenace sull’essere cristiano, oggi. Un’agorà, dunque, (la parola è di moda) dallo spazio aperto sui quattro lati, aperta alla partecipazione di tutti. Che vuole proporre riflessioni su tutto, senza la pretesa di avere il Verbo e senza essere condizionata dall’apparato, qualunque esso sia. Che non ha certezze da vendere, ma interrogativi da soddisfare. Che pensa che il dialogo e il confronto, seppur indefinito, siano sempre un arricchimento reciproco”.

Si tratta di un propositivo percorso di impegno critico, promosso nella riflessione circa la realtà attuale, che si prodiga nel contesto sociale, mediante la vocazione ad interagire con un particolare interesse anche verso possibili interventi a livello pastorale, a cui, pure, don Luigi Salvetti si riferisce nello scritto spontaneo dove esprime la propria testimonianza personale: “Abbiamo preso spunto, nel corso di questi anni, da quanto sollecitava il nostro animo, cercando di essere interpreti non banali degli avvenimenti terribili o gioiosi (comunque sempre drammatici) che attraversavano la nostra vita e le nostre condizioni”.

Tratto esemplificativo di questo pensiero è la pittura di questo sacerdote con la quale sono descritti i misteri della fede cristiana in quella contemplazione divina che appare incarnata nella compartecipe visione di un’umanità da lui sollecitamente osservata.

Quell’umanità, nella quale, don Eraldo Fracassi auspica “che il Nascituro trovi spazio”, dal momento che, come Angelo Onger vi sottolinea, “la dismisura dell’amore di Dio e la miseria del nostro egoismo sono ben raffigurati nella parabola del padrone misericordioso e del debitore spietato ( Mt 18,21-35). In questo contesto quando diciamo che non ci sono le condizioni, diciamo il vero. Non si tratta di deficienze materiali (spazi, opportunità, risorse), bensì di una forma di cecità dell’anima che ci impedisce di vedere Cristo nei poveri cristi”.

Se, in letteratura, anche Charles Dickens aveva insinuato, nel suo “Canto di Natale”, la perplessità del protagonista Scrooge per il quale “O che altro è il Natale se non un giorno di scadenze quando non s’hanno danari; un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un’ora più ricchi; un giorno di chiusura di bilancio che ci dà, dopo dodici mesi, la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all’attivo?”, “Il Natale di Gutta” fa passare, invece, attraverso la diversa proposta letteraria di Dino Buzzati, la citazione, ripresa da don Giuliano Venieri, dei suoi racconti che, con il titolo “Ce n’è troppo di Natale” e “La nuvola”, offre, fra l’altro, l’interpretazione di una festività natalizia staccata dalla “antica felicità di certi Natali”, anche perchè “la stragrande maggioranza degli uomini tiene gli sguardi fissi alla terra e non al cielo; e ai richiami arcani del cielo preferisce la quiete della rinuncia”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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