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Padernello, Brescia. “Un intellettuale protagonista nella stagione della transizione” si legge su una monografia dedicata ad una mostra di Virgilio Vecchia, artista e intellettuale bresciano che ornerà con le sue opere le prestigiose sale del castello di Padernello con la mostraNovecento. Virgilio Vecchia”, dal 13 aprile al 30 novembre. Sabato 13 aprile alle ore 10 l’inaugurazione.

Prosegue l’indagine e la valorizzazione della Fondazione Castello di Padernello degli artisti bresciani attraverso un’esposizione dedicata sino al prossimo autunno a Virgilio Vecchia in un allestimento minimale che esalta sia la bellezza del Castello che la sensibilità pittorica dell’artista.

La mostra è una duplice occasione, per conoscere l’arte e cultura di un artista del Novecento bresciano e visitare le sale del Castello, maniero dal fascino intramontabile, gioiello di un territorio da scoprire, di ricchezza umana che alterna artigianato e agricoltura tradizionale, mirati alla realizzazione di prodotti che esprimano qualità, creatività e cultura del territorio.  Una sinfonia di elementi che se valorizzati daranno un nuovo volto all’economia della Bassa che nell’ultimo ventennio sembrava rassegnata ad essere ingoiata dall’irreversibile squallore del cemento.

Vecchia nasce a Brescia nel 1891 e lavora nella ferramenta del padre in Via Fratelli Porcellaga, è pittore autodidatta svezzato dallo zio materno Gian Battista Bosio, note e affermato pittore. L’artista vive e opera durante il ventennio, prende parte al regime e, avvicinatosi al neo nato partito nazionale fascista, diventa l’artefice della fascistizzazione dell’arte bresciana.

Aderisce Novecento italiano, corrente nata sull’onda del ritorno all’ordine: Vecchia vuole trasformare il contesto culturale e artistico bresciano ancora, al suo sguardo,  troppo legato al paesaggio d’impronta ottocentesca.

Tuttavia la visione di dell’artista non riesce e non può essere letta esclusivamente in un quadro di totale aderenza al regime. Il suo sguardo si allarga oltre il plasticismo e il ritorno all’ordine, il Novecento di Vecchia, infatti, non asseconda le tentazioni auliche e non cede all’allegoria enfatica di regime, se non per alcune commissioni, ma si concentra sul minuto mondo domestico, una realtà frugale e familiare, dove le principali modelle sono la moglie e la governante.

Vecchia si inoltre dimostra un artista sensibile e aperto, pur non sposandole, anche alle nuove tendenze non figurative. È attento ad uscire dai propri confini locali e con umiltà si approccia ai suoi contemporanei per continuare ad imparare da loro.  La sua formazione si focalizza sul disegno come elemento primario e fondamentale del fare artistico.

A sua volta diventa un maestro, si sacrifica e si dedica alla formazione dei nuovi artisti, tra cui il noto artista bresciano Oscar di Prata. È lui, infatti, nel 1929, ad aprire la Scuola di figura dal vivo del Sindacato provinciale fascista, operazione estremamente significativa per un città priva di accademia.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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