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Gattatico, Reggio Emilia – Sono queste le linee condivise al Convegno “Cultural Heritage for the Next Generation – Patrimonio culturale per la generazione futura” che si è tenuto la scorsa primavera all’Istituto Cervi.

“Il patrimonio culturale appartiene all’umanità, appartiene alle nuove generazioni. Il patrimonio culturale dell’Italia è patrimonio culturale dell’Europa e del mondo. Parla del passato, del presente, del futuro. Il patrimonio culturale vive nella comunità, vi è un legame profondo tra il sito e la comunità. Della comunità esprime l’umanità, come sua identità.

Il patrimonio culturale è il frutto del passato (heritage) e risorsa strategica per il futuro, riconosciuto nella Costituzione Italiana e costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. È un bene comune che riguarda l’intera collettività e che assume particolare importanza nella fase storica che stiamo attraversando, un tempo nuovo costituente dopo la crisi pandemica.

La cultura è elemento trasformativo della società, nella quale è centrale il concetto di umanità fuori da ogni istanza identitaria. Il patrimonio culturale, materiale e immateriale, accumulato nella dimensione diacronica dall’antichità greco-romana all’età contemporanea, ci consente di cogliere le radici europee, il valore del Mediterraneo, il dialogo tra i popoli e un linguaggio universale.

È punto di riferimento per la collettività e i cittadini. È base della cittadinanza.
Il futuro del passato: il patrimonio culturale è risorsa strategica per il futuro. Come prodotto delle dinamiche della vita associata, rappresenta la società in tutte le sue forme e deve quindi essere assunto come punto di riferimento valoriale della nuova fase storica.

Patrimonio per l’Europa di tutti per tutti: il patrimonio culturale, materiale e immateriale, custodisce il segno del vivere insieme alla base dell’Europa e deve quindi essere assunto come punto cardine per la costruzione dell’Europa futura. La nuova platea globale che guarda al patrimonio culturale come risorsa e punto di riferimento per il futuro richiede nuove formule di comunicazione, linguaggi adeguati ad interlocutori non tradizionali, garanzie di accessibilità oltre gli attuali confini geografici e culturali.

Patrimonio di comunità: Il patrimonio culturale, come bene comune, appartiene alla comunità, che deve quindi farsi carico, in sinergia con le istituzioni competenti, non solo della sua conservazione ma anche della sua gestione e valorizzazione cooperando anche ai processi decisionali. Governance aperta per un patrimonio di tutti: i nuovi processi globali in atto richiedono l’aggiornamento della governance del patrimonio culturale, che deve superare ogni posizione corporativa nella prospettiva di strategie di collaborazione, condivisione, semplificazione anche in sinergia con gli attori con consistenza scientifica sul territorio e con le istituzioni che lo governano a tutti i livelli.

La comprensione dei processi in atto e una condivisa esigenza di riforma, suggeriscono
una più fluida governance del patrimonio culturale, a partire dal superamento della separatezza tra diverse istituzioni e amministrazioni tramite strategie di semplificazione e di sburocratizzazione. Ciò induce a un radicale miglioramento dei rapporti tra le istituzioni culturali, i Ministeri, le Università e gli altri soggetti operanti nel campo dei beni culturali e del paesaggio a livello centrale e locale, per un buongoverno del patrimonio culturale nel suo insieme.

Vogliamo siano assicurate la libertà di ricerca e l’autonomia della cultura come basi dell’avanzamento della conoscenza, fattori di crescita civile come antidoto alle tendenze autoritarie o totalitarie. Culture al plurale per i patrimoni culturali: l’architettura della formazione universitaria per gli operatori nel settore dei beni culturali prevede oggi una rigida filiera sostanzialmente vincolata alle scuole di specializzazione post-laurea in archeologia e storia dell’arte ed eventualmente al dottorato di ricerca in quegli ambiti.

La riforma delle classi di laurea andrà colta come opportunità per dare voce al
superamento della formazione tradizionale, aprendosi a quell’approccio politecnico trasversale e multidisciplinare che la ricerca ha di fatto già acquisito da decenni con le tecnologie applicate ai beni culturali mutuate dalla chimica, fisica, geologia, informatica, architettura, ingegneria.

Questo approccio è indispensabile per garantire classi dirigenti adeguate alle nuove sfide e operatori del settore in possesso degli strumenti necessari ad allinearsi con il mercato del lavoro su scala globale. Un patrimonio di soluzioni per il clima: il settore del patrimonio culturale può supportare concretamente la lotta al cambiamento climatico mettendo a sistema i saperi multi-tecnici acquisiti per la conoscenza e gestione del territorio nella sua sedimentazione.

Il patrimonio culturale offre infatti soluzioni sperimentate prima dell’avvento dei combustibili fossili, ritagliate sulle specifiche condizioni e potenzialità di ciascun territorio.
Patrimoni di saperi dentro la rivoluzione digitale: la digitalizzazione del sistema dei beni culturali, che sta subendo una forte accelerazione, dovrà procedere contestualmente ad una promozione seria e finanziata della ricerca che produce, prima dei contenitori, i contenuti aggiornandone lo standard e riformandone i processi.

La digitalizzazione come strumento, non come fine. Accesso ai dati per un patrimonio accessibile: la libertà di ricerca, il libero accesso alle fonti indipendentemente dalla loro pertinenza amministrativa, l’autonomia della cultura devono essere ribadite con forza come basi di una società democratica fondata sull’avanzamento della conoscenza.

Alfabetizzazione al patrimonio: essendo il patrimonio bene comune, l’educazione al patrimonio deve essere anche alfabetizzazione al patrimonio, superando l’approccio elitario e contrastando la povertà educativa di quanti, per condizioni sociali, non hanno facilmente accesso alla cultura. Il tema dell’educazione al patrimonio include la storia e la memoria per contrastare le povertà educative e la formazione sul patrimonio culturale, finalizzata anche alla preparazione di un capitale umano che possa essere impiegato dignitosamente nel mercato del lavoro relativo al patrimonio culturale.

La stessa opera di sburocratizzazione deve riguardare l’università, per favorire le metodologie inter- e pluridisciplinari nell’ambito di una riforma dei corsi di laurea e dei meccanismi della valutazione. L’obiettivo è formare profili specifici o settoriali, contribuendo anche alla formazione di classi dirigenti più preparate e consapevoli del valore del patrimonio culturale per la crescita sociale, civile ed economica del Paese, recuperando una visione di lungo periodo in grado di connettere il passato con il futuro.

Lavoro nella cultura, cultura del lavoro: alla filiera altamente qualificata della formazione nel settore dei beni culturali deve corrispondere un adeguato riconoscimento in termini di dignità del lavoro nel campo del patrimonio culturale, impedendo il reclutamento su base volontaria o sottopagata che rappresenta ancora la cifra identitaria del settore diffondendo nella percezione collettiva la sua svalutazione.

Cultura per il welfare culturale: il welfare culturale promuove un modello integrato di benessere degli individui e delle comunità, attraverso pratiche fondate sul patrimonio culturale, che deve quindi, per il suo apporto significativo al benessere della comunità, essere defiscalizzato nell’ambito di una riforma del sistema tributario che ne sostenga la richiesta e crei un circuito virtuoso tra offerta e domanda.

Il binomio tra cultura e salute, del quale si registra l’efficacia non solo in ambito sanitario ma anche in ambito economico, socio-antropologico e culturale, conferma i luoghi della cultura come portatori di benessere e, in quanto tali, suscettibili di adeguate politiche di defiscalizzazione.

Il patrimonio come palestra di legalità: la ricerca, catalogazione, tutela, valorizzazione dei Beni culturali incidono potentemente sul territorio favorendone non solo la consapevolezza ma anche il rilancio e proteggendolo da abusi edilizi, scadimento sociale, svalutazione economica, cementificazione selvaggia.

In questo senso, la corretta gestione del patrimonio si configura quindi a tutti gli effetti come una palestra di legalità ben oltre il necessario contrasto alla sottrazione illecita di oggetti di pregio. Il patrimonio culturale per la democrazia: la cultura e il patrimonio culturale come sua emanazione concreta sono, come sancito dalla Costituzione, bene comune di un Paese democratico.

Come espressione della vita associata e di valori condivisi, sono quindi anche antidoto alle derive autoritarie o totalitarie e possono contribuire concretamente alla crescita civile e allo sviluppo economico del territorio del quale raccolgono le specificità e potenzialità. La condivisione con la comunità dei processi decisionali e gestionali del bene culturale è essa stessa esercizio di cittadinanza attiva e democrazia così come la democratizzazione dell’accesso non elitario al patrimonio culturale.

Esiste un nesso molto forte tra cultura e democrazia, inteso sia come contributo della conoscenza e fruizione del patrimonio culturale alla partecipazione pubblica, sia come necessità di democratizzare la fruizione del patrimonio. In questo senso la promozione del patrimonio culturale rende possibile la costruzione di welfare culturale, civile e spirituale, connettendo diritti e doveri nel senso della tradizione repubblicana e delle radici culturali dell’Europa.

Si deve coinvolgere l’intera società, non solo gruppi ristretti, con la partecipazione delle comunità alle scelte concernenti il patrimonio culturale. Patrimonio culturale per la generazione futura: per le loro potenzialità in termini di ricerca, sviluppo, crescita civile e democratica, contrasto alle disuguaglianze culturali, sociali e di genere, i temi della cultura e del patrimonio culturale devono essere posti al centro dell’attuazione del PNRR e
considerati strategici e prioritari per la ripresa del Paese. Centrale è, da questo punto di vista, il tema del patto tra le generazioni.

Un patto che non può essere ridotto all’eredità economica: serve piuttosto trasmettere il messaggio degli avvenimenti passati in materia di libertà e di giustizia anche attraverso la
valorizzazione dei luoghi della memoria, nella complessità delle vicende umane e dei legami
imprescindibili tra comunità locali, nazionali, internazionali. Patrimonio culturale è anche ciò che viene passato dai nonni e dai padri ai figli e ai nipoti, come parte di un comune cammino nel tempo.

Le potenzialità e le prospettive giovanili dipendono dalle opportunità che la società civile potrà garantire loro in termini di formazione di settore, educazione alla cittadinanza, risorse per il reclutamento, coinvolgimento nelle politiche del territorio. Servono strade da percorrere e strumenti per farlo. I beni culturali sono il solo ambito che può raccogliere tutte queste potenzialità.

Sono necessarie politiche integrate e una effettiva collaborazione, senza rigide ripartizioni delle competenze, tra Ministeri, Università, Istituti di ricerca, Scuola e istituzioni locali, favorendo anche la condivisione dei dati e degli strumenti, ispirati a una logica per la quale non bastano le risorse finanziarie, ma servono idee, progettualità e coerenza nelle strategie. Il rapporto tra patrimonio culturale e ambiente risulta centrale, non solo perché quella culturale e quella ambientale sono due grandi questioni del nostro tempo, ma perché su questo legame si gioca il successo o meno della transizione ecologica.

Ciò è possibile dando voce alle tante iniziative esistenti sul territorio riguardanti i beni culturali e il paesaggio. Si dovrà incentivare la fruibilità del patrimonio e in particolare la domanda di cultura, l’accesso ai luoghi della cultura anche attraverso la leva tributaria.
Quella per la cultura è una battaglia civile, legata alla formazione del cittadino e alla trasformazione della società.

«La generazione nuova possederà sempre l’istinto sicuro per riconoscere se si agisce solo in base a un principio o in base ad una responsabilità vitale; perché in questo si gioca il suo stesso futuro» (Dietrich Bonhoeffer).

Allo stesso modo la generazione adulta deve scommettere sulla assunzione di
responsabilità dei giovani nei confronti del presente e del futuro dell’umanità. La governance del patrimonio culturale dovrà tenere sempre ben presenti questi criteri. Le nuove generazioni del nostro Paese sono generazioni europee, formate da Erasmus. Appartiene loro un nuovo modo di intendere il mondo, e insieme esse avvertono la necessità di essere contemporanee delle profonde radici del passato.

Questa prospettiva può vivere soltanto attraverso la gratuità e la generosità
che alimentano il rapporto tra le generazioni. La consegna del patrimonio culturale alle nuove generazioni deve essere parte essenziale della governance e della missione istituzionale e politica dell’Italia e dell’Unione Europea.

Casa Cervi, 30 luglio 2021
Hanno partecipato al Convegno
Albertina Soliani, Istituto Alcide Cervi
Paolo Andrei, Università degli Studi di Parma
Alessia Morigi, Università degli Studi di Parma (coordinamento)
Marcella Gargano, Direzione Generale del Ministero dell’Università e della Ricerca
Andrew Wallace-Hadrill, Cambridge University – British Academy
Giuliano Volpe, Università di Bari “Aldo Moro” – Consiglio Superiore per i Beni Culturali e
Paesaggistici del Ministero della Cultura
Daniele Malfitana, Consiglio Nazionale delle Ricerche – Consiglio Superiore per i Beni Culturali e
Paesaggistici del Ministero della Cultura
Elena Calandra, Ministero della Cultura – Istituto centrale per l’archeologia
Paolo Carafa, La Sapienza Università di Roma
Mariya Gabriel, Commissione Europea
Alberto Melloni, Università di Modena e Reggio Emilia – Cattedre UNESCO
Rossano Pazzagli, Università del Molise – Istituto Alcide Cervi
Maurizio Viroli, Princeton University
Patrizia Zolese, Fondazione Carlo Maurilio Lerici
Patrizio Bianchi, Ministero dell’Istruzione
Luca Bosi, Istituto Alcide Cervi (coordinamento)
Laurent Pernot, Université de Strasbourg – Académie des Inscriptions et Belles-Lettres
Giovanna Melandri, Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
Giorgio Vecchio, Istituto Alcide Cervi
Daniela Preziosi, giornalista politica e inviata parlamentare
Sanzio Bassini, International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development
Cristina Ambrosini, Servizio Patrimonio Culturale Regione Emilia-Romagna
Michele Guerra, Comune di Parma – Università degli Studi di Parma
Fulvio Zannoni, Centro Studi e Archivio Arturo Toscanini
Direzione scientifica
Alessia Morigi, Università degli Studi di Parma